“Iniziamo a rompere con una piccola crepa il tetto di cristallo”. Con queste parole, Antonella Polimeni, già preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria, commenta la sua elezione al rettorato dell’università La Sapienza di Roma.

È la prima volta che una donna diventa rettrice del più grande ateneo d’Europa. Le chiedo cosa vuol dire riconoscere la leadership femminile, risponde che il potere delle donne si afferma nell’esperienza. Mi racconta la sua: una laurea in Medicina e Chirurgia a 25 anni, una specializzazione in Odontostomatologia e una in Ortognatodonzia, titolare da 20 anni di numerosi insegnamenti dei corsi di studio dell’ateneo romano nel settore scientifico disciplinare delle Malattie odontostomatologiche e poi preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria.

“La mia elezione arriva dopo un curriculum di 25 anni di impegno in cui ho avuto modo di mettere a disposizione di tutti la mia competenza e la mia professionalità, ammette.
Il suo programma elettorale si apre con un claim ambizioso: “Attraversare i confini e permeare il futuro”. Glielo dico.
La sua elezione attraversa i confini? – le chiedo. Il riferimento è chiaro, ma voglio palesarlo lo stesso. Accenno al monologo “Dove sono le donne?” di Michela Murgia, autrice tra le più impegnate nelle battaglie civili, che è una riflessione acuta e pungente sulla rimozione di genere compiuta in Italia ai danni delle donne.  Le leggo qualche dato. Le rettrici, ad esempio: su 82 rettori ci sono solo 6 donne.
“Credo che possa essere di stimolo, la mia elezione intendo. Le ragazze adesso hanno un motivo in più per dire ‘Ce la possiamo fare’, accadrà sempre più spesso”, risponde.

Continui – le dico – mi interessa. Perché è così difficile liberare il talento femminile?
“Perché il sistema funziona male: dovrebbero esserci pari opportunità per pari capacità. Invece vedo che le donne devono dimostrare di essere più competenti degli uomini per arrivare. Per non parlare delle politiche di conciliazione casa-lavoro: inesistenti”.

E come si cambia il sistema?
“Con azioni concrete. La mia elezione in questo senso può essere significativa: iniziamo a rompere con una piccola crepa il tetto di cristallo, che comunque esiste. In questo modo motiviamo le giovani. È importante che loro, più di tutte, siano motivate e che non si demotivino prima di rincorrere qualsiasi prospettiva di carriera”.

Qual è il messaggio che arriva alle ragazze?
“Che occorre essere determinate, avere coraggio, credere nelle proprie possibilità”.

E lei in cosa crede?
“Alla ricchezza dei punti di vista. È su questa che ho impostato il mio programma elettorale. Non a caso ho parlato di pluralismo, inclusione, biodiversità. È qui che nasce il vero cambiamento. Sono animata dal desiderio di apprendere. Quello che vorrei è costituire un impianto di comunità basato sull’ascolto attivo e sulla condivisione delle competenze”.

E da qui che inizierà?
“Certamente. Ho già iniziato”.