(English version below)
In questi tempi di pandemia, è sempre più chiaro che un’emergenza sanitaria non è così diversa da altre sfide che riguardano il pianeta nella sua interezza, e che geoscienziati, esperti della Terra, così come politici, economisti, amministratori locali, cittadini sono chiamati ad affrontare, anche quotidianamente, i crescenti effetti del cambiamento climatico, dell’inquinamento ambientale o dei rischi naturali ed antropogenici: spesso sono in gioco incognite e interrogativi simili, gli stessi bisogni e aspettative, con la differenza che il SARS-CoV-2 (o Covid19) è sentito dai più come una minaccia reale, tangibile, mentre questioni come il riscaldamento globale vengono erroneamente percepite come distanti, non così pressanti, in definitiva come problemi procrastinabili. Eppure gli aspetti etici e le ripercussioni sociali coinvolte in tutte queste sfide che l’umanità sta affrontando sono enormi: le decisioni e i provvedimenti che dovranno essere adottati per ridurre il rischio a cui è sottoposta la vita umana sul pianeta non potranno prescindere da valutazioni che abbraccino anche prospettive etiche. In fondo, è in gioco il tipo e la qualità delle scelte da adottare, la loro base scientifica e il diffuso consenso sociale che le deve accompagnare.

L’attuale pandemia da SARS-CoV-2 è un’occasione unica per riflettere ancora più profondamente sul valore sociale ed etico della conoscenza scientifica, sul senso della professione di scienziati, sulle modalità con cui essi devono interagire con decisori politici e cittadini. La protezione della vita umana, il rispetto dei processi naturali o la sostenibilità sono valori di riferimento dell’impegno civile di uno scienziato al servizio della società. Lo scienziato ha responsabilità etiche e sociali che derivano dal fatto di possedere conoscenze ed esperienze specifiche, in grado di proteggere i cittadini e l’ambiente, così come di garantire uno sviluppo sostenibile delle comunità umane. Qualunque sia il loro ruolo, di ricercatori, professionisti o educatori, gli scienziati sono chiamati in ogni circostanza a mettere il proprio bagaglio culturale a disposizione della società per affrontare e convivere con le sfide sanitarie, ambientali ed economiche dei nostri tempi. L’interazione tra scienza e società diventa quindi il nucleo di riferimento della loro azione, il metro a cui rapportare l’efficacia del proprio servizio. In definitiva è prendersi cura degli altri, è la capacità di instaurare un dialogo, di restituire alla società l’elaborazione di parte di quel sapere cumulato che la società stessa ha investito nella formazione del singolo.

Ci si chiede sempre quanto gli scienziati siano consapevoli di queste responsabilità, quanto siano capaci di minimizzare l’umana vanità del loro sapere, in che misura riescano a circoscrivere il perimetro delle loro certezze, e se siano disposti a ricercare piani comuni di dialogo.

Esistono ambiti nei quali la consapevolezza delle proprie responsabilità di studiosi o gestori di un bene comune diventa cruciale, come quello che riguarda la gestione della risorsa acqua, poiché l’acqua è profondamente connessa con la vita umana e il benessere sociale, in senso vitale ma anche in termini economici, culturali ed educativi.

La gestione delle acque superficiali e sotterranee è una attività di grande complessità, che deve avere come obiettivo il suo uso accorto e responsabile, che deve garantire acqua a sufficienza per tutti, tenendo conto delle esigenze a volte contrastanti del territorio, il che implica dialogo tra tutte le parti sociali coinvolte, richiede sforzi per trovare un equilibrio tra bisogni, credenze e aspettative diverse, esige inclusività e rispetto reciproco.

Ci sono numerosi conflitti nel mondo nei quali la risorsa idrica è motivo di contesa, situazioni in cui l’acqua è usata come arma per pressioni politiche o dove la risorsa idrica è stata danneggiata da conflitti. E non si può escludere che in un futuro più o meno prossimo, quando i cambiamenti climatici cominceranno a mostrare effetti ancora più intensi, la riduzione delle riserve, l’incertezza nell’approvvigionamento di risorse, unita a fenomeni di instabilità politica e sociale, potrà costituire il fattore scatenante per un aumento del numero di conflitti. È quindi evidente che la gestione delle risorse idriche, l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari sono questioni che coinvolgono non solo aspetti tecnico-scientifici, ma anche problemi di equità sociale e giustizia intergenerazionale. Uno scienziato che agisce nel campo dell’idrogeologia è oggi chiamato ad allargare le sue competenze oltre la dimensione tecnico-scientifica, ad analizzare i problemi guardando ad un orizzonte più ampio in cui entrino anche riflessioni sociologiche e antropologiche.

Le acque sotterranee sono un esempio di risorsa rinnovabile: la sua corretta gestione deve garantire equilibrio tra prelievi e approvvigionamenti idrici, protezione da inquinamento e salinizzazione, continuità di utilizzo dell’acqua per le generazioni future. Una sua cattiva gestione può causare danni enormi e spesso irreversibili. Ma intorno all’acqua si sviluppa un’idea del mondo, una strutturazione di rapporti sociali, una modalità di comportamenti comunitari, di cui occorre tener conto quando lo scienziato idrogeologo si mette al servizio dell’essere umano.

Ad oggi, la popolazione mondiale consuma 4.600 chilometri cubi di acqua all’anno, di cui il 70% per l’agricoltura, il 20% per l’industria e il 10% per uso domestico. Secondo il World Water Development Report 2019 delle Nazioni Unite, “….. si prevede che la domanda globale di acqua continuerà ad aumentare al ritmo attuale fino al 2050. Oltre 2 miliardi di persone vivono in paesi che soffrono di stress idrico elevato e tre su dieci persone non hanno accesso all’acqua potabile”. Lo stesso rapporto indica anche che i livelli di stress continueranno ad aumentare con l’aumento della domanda di acqua e gli effetti del cambiamento climatico.

L’acqua è un diritto umano inalienabile, garanzia della dignità di ogni individuo. E anche se ogni nazione ha il diritto di sviluppare politiche per salvaguardare i propri interessi e priorità, nessuno può contravvenire al diritto fondamentale di accesso all’acqua, quella risorsa vitale da cui dipende la vita sulla Terra.

Gli esperti che lavorano a qualunque titolo nel campo delle acque sono chiamati a gestire con attenzione e grande senso di responsabilità i problemi legati agli impatti ambientali prodotti dagli interventi umani sui processi naturali che governano le risorse superficiali e sotterranee, così come a sviluppare strategie per armonizzare le aspettative e le richieste di tutti coloro che vivono intorno a questa preziosa risorsa.

Il dialogo tra tutti i soggetti interessati ad un problema è possibile solo quando esiste un piano comune di scambio, una condivisione di valori umani, una concertazione di obiettivi. È la sola strada in grado di orientare le scelte e di applicare buone pratiche e strategie con l’obiettivo di un futuro che sia davvero globalmente sostenibile.

ENGLISH VERSION

Responsible management of water: a resource that recalls us to dialogue

In these times of pandemic, it is increasingly clear that a health emergency is not so different from other challenges that affect the planet as a whole and that geoscientists, Earth experts, as well as politicians, economists, local administrators, citizens are called to face, sometimes on a daily basis, the growing effects of climate change, environmental pollution or natural and anthropogenic risks: often similar uncertainties and questions are at stake, the same needs and expectations, with the difference that SARS-CoV-2 ( or Covid19) is seen by most as a real, tangible threat, while issues like global warming are mistakenly perceived as distant, not so pressing, ultimately as problems that can be postponed. Yet the ethical aspects and social repercussions involved in all these challenges that humanity is facing are enormous: the decisions and measures that must be adopted to reduce the risk to which human life is subjected on the planet cannot ignore evaluations that embrace also ethical perspectives. Ultimately, what is at stake is the type and quality of the choices to be made, their scientific basis and the widespread social consensus that must accompany them.

The current SARS-CoV-2 pandemic is a unique opportunity to reflect even more deeply on the social and ethical value of scientific knowledge, on the meaning of the profession of scientists, on the ways in which they must interact with political decision makers and citizens. The protection of human life, respect for natural processes or sustainability are the reference values of the civil commitment of a scientist at the service of society. The scientist has ethical and social responsibilities that derive from possessing specific knowledge and experience, capable of protecting citizens and the environment, as well as ensuring sustainable development of human communities. Whatever their role, researchers, professionals, educators, in all circumstances scientists are called upon to make their cultural baggage available to society to face and live with the health, environmental and economic challenges of our times. The interaction between science and society thus becomes the reference core of their action, the yardstick to which to relate the effectiveness of their service. Ultimately it is taking care of others, it is the ability to establish a dialogue, to give back to society a part of the accumulated knowledge that society itself has supported by investing in the training of the individual.

One always wonders how aware scientists are of these responsibilities, how capable they are of minimizing the human vanity of their knowledge, how much they manage to circumscribe the perimeter of their certainties, how willing they are to seek common plans for dialogue.

There are areas in which the awareness of one’s responsibilities as scholars or managers of a common good becomes crucial, such as that concerning the management of the water resource, since water is deeply connected with human life and social well-being, not only in a vital sense but also in economic, cultural and educational terms.

The management of surface and groundwater is an activity of great complexity, which must have as objective its prudent and responsible use, which must guarantee sufficient water for all, taking into account the needs of the territory, sometimes conflicting, which implies dialogue between all the social partners involved, requires efforts to find a balance between different beliefs and expectations, demand inclusiveness and mutual respect.

There are numerous conflicts in the world where the water resource is a matter of contention, situations in which water is used as a weapon for political pressure or where the water resource has been damaged by conflicts. And it cannot be excluded that in the more or less near future, when climate change begins to show even more intense effects, the reduction of reserves, uncertainty in the supply of resources, combined with phenomena of political and social instability, may constitute the trigger for an increase in the number of conflicts. It is therefore evident that the management of water resources, access to drinking water and sanitation are issues that involve not only technical and scientific aspects, but also problems of social equity and intergenerational justice. A scientist who works in the field of hydrogeology is now called to broaden his/her skills beyond the technical-scientific dimension, to analyze problems looking at a broader horizon in which sociological and anthropological reflections also enter.

Groundwater is an example of a renewable resource: its proper management must ensure a balance between water withdrawals and supplies, protection from pollution and salinization, continuity of use of water for future generations. Its mismanagement can cause enormous and often irreversible damage. But an idea of the world develops around water, a structuring of social relations, a modality of community behaviour, which must be taken into account when the hydrogeologist scientist puts himself at the service of the human being.

To date, the world population consumes 4.600 kilometres of water per year, of which 70% for agriculture, 20% for industry and 10% for domestic use. According to the United Nations World Water Development Report 2019, “….. global water demand is projected to continue to increase at the current rate until 2050. Over 2 billion people live in countries suffering from high water stress and three out of ten people do not have access to drinking water”. The same report also indicates that stress levels will continue to rise with the increasing water demand and the effects of climate change.

Water is an inalienable human right, a guarantee of the dignity of every individual. And even if each nation has the right to develop policies to safeguard its interests and priorities, no one can contravene the fundamental right of access to water, that vital resource on which life on Earth depends.

The experts who work in any capacity in the field of water are called to manage with attention and great sense of responsibility the problems related to the environmental impacts produced by human interventions on the natural processes that govern surface and underground resources, as well as to develop strategies to harmonize the expectations and requests of all those who live around this precious resource.

Dialogue between all the subjects interested in a problem is possible only when there is a common exchange plan, a sharing of human values, a concertation of objectives. It is the only way to guide choices and apply good practices and strategies with the aim of a future that is truly globally sustainable.