“La grazia della fragilità” di Franco Arminio a Casale Monferrato
Per il Festival della Virtù Civica 2025, Casale Monferrato ha accolto Franco Arminio con “La grazia della fragilità”. Il libro è dedicato alla vita che si spezza.

Per il Festival della Virtù Civica 2025, Casale Monferrato ha accolto Franco Arminio con “La grazia della fragilità”. Il libro è dedicato alla vita che si spezza.

Per il Festival della Virtù Civica 2025, Casale Monferrato ha accolto Franco Arminio con La grazia della fragilità. Al Castello del Monferrato, venerdì 21 novembre il poeta e “paesologo” Franco Arminio è stato protagonista di una serata unica, all’insegna della poesia, della vita tra infanzia e morte e della connessione con gli altri e con il mondo. L’incontro, promosso da Legambiente per il Premio Luisa Minazzi Ambientalista dell’anno, ha avuto la vita come tema principale e filo rosso invisibile che lega tutti noi. La vita disastrata, la vita tra i primi e gli ultimi attimi di vita, la vita che c’è nella natura, la vita che ci insegna o costringe a provare solitudine, la vita che si spegne.
Il premio Luisa Minazzi Ambientalista dell’anno nasce per ricordare Luisa e dare visibilità a chi si impegna ogni giorno per ambiente, legalità e comunità.
Luisa Minazzi era una donna coraggiosa. Viveva a Casale Monferrato, città piemontese che combatte da anni per ottenere giustizia dopo la tragedia dell’amianto che ha colpito quasi ogni famiglia. Oggi però vuole anche guardare avanti e farsi conoscere per la sua rinascita e la sua coscienza ambientale. Figlia di un operaio Eternit, dirigente scolastica e assessora all’ecologia negli anni Novanta. Sempre in prima linea nella battaglia contro l’amianto, si è ammalata di mesotelioma poco dopo i cinquant’anni. Luisa ha scelto di raccontarlo pubblicamente, perché quella che Casale viveva – diceva – era una vera guerra, e lei non voleva restare a guardare le “bombe” che cadevano.
Ha portato la sua testimonianza ovunque, chiedendo speranza e più ricerca. È deceduta nel 2010, a 58 anni, prima della prima sentenza contro chi ha causato tutto questo.
Il premio che porta il suo nome serve a tenere viva la sua eredità e dare voce a chi ogni giorno lavora per un ambiente più giusto e sicuro, proprio come avrebbe fatto lei.
Il Festival della virtù civica celebra le tante forme di impegno che tengono insieme le comunità: dal volontariato alla cura dell’ambiente, fino alle pratiche solidali che riducono gli sprechi. Diverse azioni, un’unica passione: il bene comune. L’obiettivo è ampliare questo messaggio e creare uno spazio di confronto su partecipazione, sussidiarietà e formazione. Uno degli ultimi incontri del festival ha avuto come protagonista Franco Arminio, poeta e “paesologo”, che da anni dà voce ai piccoli borghi e alla forza delle comunità. Un incontro ricco: un’attrice che ha dato voce alle opere, canti, omaggi, riflessioni e anche risate sincere.

Arminio, dice, “è stato sempre colpito dalle città che hanno delle ferite, dalle persone che hanno ferite” riferendosi alle oltre 390 persone vittime dell’inquinamento causato dall’amianto. Inizia così l’appuntamento, mettendo al centro le città, i paesaggi, le comunità. Il libro La grazia della fragilità è proprio dedicato alla vita che si spezza.
“La verità” – afferma Arminio – “è che si sta al mondo, ci laviamo la faccia, lavoriamo, ci divertiamo, ma quando perdiamo qualcuno, cambia tutto. Bisogna dare dolcezza a chi ha avuto un lutto”. La dedica vede come protagonista Mario Porreca, deceduto nel settembre 2025. Era rimasto solo al mondo, dopo aver perso tutti – moglie, figlie, madre, sorella – nella tragica serata del 23 novembre 1981. Alle 19.35, durante la replica della partita Juventus–Inter, ci fu un devastante terremoto a Castelnuovo di Conza (Salerno). Lui, unico sopravvissuto, ha raccontato la sua storia ad Arminio con una profonda dolcezza, decidendo di agire e trasformare il lutto “in forma estrema di gentilezza, di grande accoglienza verso il prossimo”. E si confida: “Io stesso, non sarei stato capace di fare come lui”. A introdurre la raccolta una dedica: “Questo libro è dedicato a tutti quelli che provano a ingentilire il mondo quanto più il mondo è brutale”.
Poi, si confida: “Io sono una persona molto fragile, con crepe depressive che durano pochi minuti. Ieri sera ero seduto in fondo alla sala, prima della presentazione… arrivava la gente e un po’ ti guarisce il fatto che ci siano le persone”. Arminio trova, a questo punto, due vie per reagire al dolore: “Da una parte, bisogna raccontare la ferita… perché due crepe insieme, magari, formano una strada. Ma se noi raccontiamo e basta, non facciamo altro che alimentare il dolore. Se ospitiamo amarezza, diventiamo amarezza. Bisogna raccontare la propria grazia” e continua: “Tutto ciò che sta sotto al sole ha una grazia, tutto è divino. Un mondo in cui non c’è divino – senza riferirsi ad una religione in particolare – è un mondo disperato”. E ricorda come non sia necessario provare all’infinito il dolore che abbiamo provato in passato, noi non siamo solo la sofferenza che viviamo.

Si apre, successivamente, sul tema della sua infanzia: “Sono nato in un’osteria. Da mia madre ho ereditato l’ansia, da mio padre il malumore e l’inadeguatezza”. Arminio ha sempre attraversato la vita temendo la morte della madre (e viceversa) e il desiderio incolmabile di convincere totalmente il padre. “Tutti i libri che ho scritti per mostrarli a mio padre, ma non l’ho mai convinto. Il giorno in cui mi arrivò per posta il mio primo libro prodotto con un grande editore, lui morì”. Da qui nasce una raccolta inedita “Osteria del malumore”.
Parlando di infanzia, non si può dimenticare uno dei fondamentali temi de “La grazia della fragilità”: i bambini vittime degli orrori della guerra. Dei bambini che non saremo mai in grado di comprendere veramente, dei bambini completamente devastati e che non conoscono il significato di serenità.
Durante l’incontro, fa un tributo al poeta palestinese Haidar al-Ghazali, con un’opera tratta dalla raccolta “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza” a cura di Mario Soldaini, Antonio Bocchinfuso e Leonardo Tosti. Esso raccoglie varie poesie di dieci autori palestinesi che vivono la tragedia del conflitto. Ad ogni copia venduta, la casa editrice Fazi Editore donerà una somma a Emergency, ente di fondamentale importanza per l’assistenza sanitaria nella Striscia di Gaza:
“La bambina il cui padre è stato ucciso
mentre portava un sacco di farina
sulla schiena
continuerà a gustare
il sangue di suo padre
in ogni pane”
Haidar al-Ghazali, “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza“, 29/02/2025

L’incontro prosegue con una riflessione sulla solitudine. Arminio stesso si sente solo, pur circondato da cari e lettori. E afferma: “Siamo diventati tutti molto soli. Noi ci sentiamo soli, io stesso mi sento solo. È una solitudine dura, quella che appena ti sposti da qualcuno, la vicinanza è finita. Bisogna fare un’insurrezione alla solitudine”. Tra i consensi del pubblico, Arminio continua: “Questo mondo ci sta uccidendo. Ciò che può salvarci è costruire una bolla di vicinanza. Bisogna trovare una rinnovata intimità con la natura, per non annoiarci profondamente”. Infine, una critica al capitalismo e alla noncuranza nei confronti degli anziani: “La Terra è più leggera di tutto ciò che ci abbiamo messo sopra, costruendo e acquistando centinaia di migliaia di cose inutili. Piuttosto, andate in giro a incontrare gli anziani. Siate turisti della clemenza”.
“La grazia della fragilità” ci ricorda che nelle crepe della vita si nasconde la nostra parte più umana: Arminio ci invita ad accoglierla, trasformando dolore e fragilità in dolcezza, presenza e cura reciproca.
