La lotteria degli stereotipi
“Lotteria degli stereotipi”, spettacolo teatrale, stand up comedy, che tra una risalta e l’altra ci mostra le radici della violenza di genere.

“Lotteria degli stereotipi”, spettacolo teatrale, stand up comedy, che tra una risalta e l’altra ci mostra le radici della violenza di genere.

Alla fine aveva ragione il buon vecchio Shakespeare, tutto il mondo è un palcoscenico e gli uomini e le donne sono soltanto attori. Quando nasciamo ci viene consegnato un copione, rigorosamente binario: la parte del maschio e quella della femmina. La società, la famiglia, la scuola ci allenano a interpretare al meglio quei ruoli. Durante l’adolescenza facciamo le prove costume, poi le prove generali e nell’età adulta si va in scena. A seconda di quanto interpretiamo bene quei ruoli, prendiamo le rose o i fischi.
Lotteria degli stereotipi è uno spettacolo teatrale, sullo stile della stand up comedy, che tra una risalta e l’altra ci mostra il re nudo, smaschera stereotipi e denuncia le radici della violenza di genere. Di e con Chiara Renzi (drammaturgia di Camilla Mattiuzzo in collaborazione con Chiara Renzi e Beatrice Gnassi), la rappresentazione è tratta dal libro Girls will be girls di Emer O’Toole (le plurali editrice), in cui l’autrice intesse questo parallelismo tra teatro e genere, in cui il genere è una performance, richiamandosi alle teorie di Judith Butler.

Questo spettacolo, nato da una collaborazione tra Uniche ma plurali e l’associazione rumorBianc(o), è stato messo in scena grazie a un bando delle Pari opportunità del Comune di Arezzo nel 2024 e presentato già ad Arezzo che a Parma. Ci sono già in programma altre date: Gallipoli, Sesto Fiorentino, Firenze, Roma, Lecce. Ma è solo l’inizio.
Soprattutto, uno degli obiettivi che ci siamo poste è quello di portarlo nelle scuole e nelle università, nella consapevolezza di quando sia importante costruire una cittadinanza consapevole e rispettosa, che conosca il significato della parola consenso, che sappia dire, ascoltare e accettare un NO.
“Lotteria degli stereotipi” utilizza l’ironia per affrontare temi importanti come la discriminazione di genere, il lavoro di cura, gli standard di bellezza, le molestie e molto altro ancora. Interagendo con il pubblico, parte attiva dello spettacolo, Chiara Renzi ci mette di fronte a una realtà: gli stereotipi di genere sono talmente radicati dentro di noi da farci normalizzare comportamenti, linguaggi e immagini che normali non dovrebbero essere affatto. Comportamenti, linguaggi e immagini che sono i mattoni su cui si costruisce la cultura dello stupro, la vittimizzazione secondaria e la violenza contro le donne.

Articolo di Beatrice Gnassi, vicepresidente di Uniche ma plurali.
