La mostra Electric dreams. Art & Technology Before the Internet presso OGRTorino
Sarà visitabile fino al 10 maggio 2026 la mostra "Electric dreams. Art & Technology Before the Internet" presso OGR di Torino.

Sarà visitabile fino al 10 maggio 2026 la mostra "Electric dreams. Art & Technology Before the Internet" presso OGR di Torino.

Sarà visitabile fino al 10 maggio 2026 la mostra Electric dreams. Art & Technology Before the Internet presso OGR di Torino, organizzata dalla Tate Gallery di Londra e OGR Torino, a cura di Val Ravaglia e Samuele Piazza.
Un’occasione unica per tornare indietro nel tempo, fino agli albori della moderna tecnologia, e toccare con mano i primi ambiti di applicazione dell’elettronica. Dagli anni ‘50 all’avvento di internet a inizi ‘90, Electric dreams è una macchina del tempo senza precedenti, capace di illustrare un lungo cammino che ancora oggi non smette di stupire.
La mostra è una retrospettiva tecnologica, un sistema di connessioni che racconta come gli artisti si siano adoperati nell’uso di elettronica, matematica, algoritmi, cibernetica e realtà virtuali. Un intenso percorso che svela come il computer abbia rappresentato un concreto supporto alla creatività umana.

Giochi di luci, colori, immagini ottiche, riflessi luminosi; un’atmosfera sognante quella che anima i prestigiosi hangar di OGR Torino, un tempo adibiti a officine per la riparazione dei treni. Distribuiti su circa 35.000 mq, i laboratori OGR propongono eventi culturali ad ampio spettro e rappresentano un chiaro esempio di archeologia industriale riqualificata e destinata ad attività poliedriche.
Le opere raccontano il lungo viaggio tra mente umana e tecnologia. Si parte dagli anni ’50, periodo che coincide con le prime interazioni tra arte e scienza, per arrivare a installazioni del movimento Arte programmata che, nato in Italia a inizio anni ’60, apriva a esposizioni cinetiche (in movimento) che richiedevano l’intervento attivo dello spettatore. In mostra anche opere del Gruppo Grav (Groupe de Recherche d’Art Visuel) costituitosi in Francia nel 1960 e orientato a sperimentazioni visive tra colori accesi e impressioni ottiche.

Molto curiosi gli effetti stranianti, come nel caso dell’esposizione di Spazi ad Attivazione Cinetica di Marina Apollonio. Il visitatore può entrare all’interno delle installazioni e partecipare attivamente alla trasformazione istantanea, come in Ambiente Cromointerferente di Carlos Cruz-Diez, un’opera che si produce in linee colorate proiettate su pareti e soffitto. Lo spettatore è immerso in un ambiente suggestivo, nulla mantiene il colore reale, tutto è trasformato in illusioni con linee si muovono nello spazio.

Electric dreams ristabilisce il legame con le prime mostre di arte e tecnologia, tra cui Cybernetic Serendipity del 1968 a cura di Jasia Reichardt. Un titolo davvero efficace che riuniva il concetto di serendipità, parola coniata da Horace Walpole nel 1754, intesa come scoperta non ricercata e avvenuta senza alcuna prevedibilità, e il termine cibernetico, inventato da Norbert Wiener nel 1948, e derivante dalla parola greca kybernetes – timoniere – destinato a indagare l’interazione tra uomo e macchina. Ma anche la Biennale d’Arte di Venezia del 1986 a cura di Maurizio Calvesi, dedicata all’indagine della connessione tra arte e scienza. Electric dreams si pone sulla scia di queste importanti mostre, ripercorrendone contenuti e innovazioni a oltre 50 anni di distanza.

All’interno degli spazi OGR di Torino è visitabile fino al 10 maggio 2026 anche We felt a star dying di Laure Prouvost, che indaga le relazioni tra fisica quantistica e arte, raggiungendo gli effetti di una mostra immersiva destinata ad affrontare il rapporto generato dall’avanzamento tecnologico.

