Ad Ascoli Piceno (Marche) a conclusione dei lavori di restauro del cinquecentesco Palazzo Saladini Pilastri, la grande opera L’eco della Sibilla di Omar Galliani un trittico di grandi dimensioni eseguito a matita nera su tavola di legno di pioppo e i relativi disegni preparatori – entrerà definitivamente a far parte delle collezioni comunali.

L’imponente disegno, eseguito “dal vivo” all’interno del Museo e destinato a Palazzo Saladini Pilastri – spazio identitario nel cuore della città – è parte di un importante intervento di recupero funzionale alla sua conversione a luogo di aggregazione, arte e cultura. Un progetto finanziato dalla Regione Marche e promosso dal Comune di Ascoli Piceno.

Palazzo e Parco Saladini Pilastri

L’edificio, acquistato dal Comune di Ascoli Piceno nel 2022, è uno dei più importanti e caratterizzanti l’identità cittadina. Costruito nel XVI Secolo, come residenza di una nobile famiglia romana, fu ristrutturato nel periodo neoclassico; un intervento che lo distinse per la possente facciata in travertino, i cui caratteri stilistici e compositivi sono riferibili all’Architettura del Neoclassicismo. Parte della struttura è anche il Parco, uno dei più grandi spazi verdi del centro storico di Ascoli Piceno, caratterizzato dalla presenza vari elementi architettonici di stile neoclassico e da una cappella. Il parco, recintato da un alto muro di pietra che lo isola dalla città, ne rivelava l’origine privata.

Fotografia Davide Quaresima, Palazzo Saladini Pilastri – Courtesy Comune di Ascoli Piceno

Restauro e riqualificazione per l’edilizia residenziale pubblica

Il progetto di restauro e riqualificazione è finanziato tramite il PINQuA (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare), un Piano di investimento previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e promosso dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS) per realizzare interventi di edilizia sociale e rigenerazione urbana in tutta Italia. In linea con le direttive del PNRR, l’intervento mira riqualificare l’edilizia residenziale pubblica e rigenerare il tessuto urbano senza consumare nuovo suolo. Nello specifico, le opere ad Ascoli Piceno hanno come obiettivo principale quello di conservare le caratteristiche storiche, formali, strutturali e ambientali dello spazio verde, incrementandone la frequentazione, l’integrazione e l’apertura verso il contesto urbano.

Fotografia Davide Quaresima, Palazzo Saladini Pilastri – Courtesy Comune di Ascoli Piceno

Interventi mirati per la rigenerazione urbana

Con gli ITI (Investimenti Territoriali Integrati) – uno strumento di finanziamento europeo (FESR e FSE+) progettato per sostenere lo sviluppo urbano sostenibile – la Regione Marche ha integrato diversi fondi per realizzare interventi mirati di rigenerazione urbana, innovazione tecnologica e inclusione sociale in specifiche aree delle città marchigiane. Tra questi è inclusa la valorizzazione del Parco di Palazzo Saladini Pilastri, destinato a divenire uno spazio espositivo da destinare all’arte contemporanea e un luogo di integrazione tra arti visive, laboratori teatrali e musicali, attività didattiche e ricreative. L’intero complesso del Palazzo e del Parco è sottoposto a vincolo di tutela in base al Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Fotografia Davide Quaresima, Palazzo Saladini Pilastri – Courtesy Comune di Ascoli Piceno

L’eco della Sibilla: una grande opportunità culturale

In questo importante contesto si colloca la nuova opera di Omar Galliani. Al momento il trittico rimarrà in esposizione all’interno della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, in attesa del termine dei lavori di restauro e riqualificazione degli spazi che successivamente lo accoglieranno a Palazzo Saladini Pilastri. L’opera, oggi conclusa, ha offerto la straordinaria opportunità di essere ammirata direttamente durante la sua creazione, poiché realizzata dal vivo in una sala del Museo. Su invito del Comune, l’artista ha lavorato in uno spazio/studio attrezzato accogliendo un selezionato numero di partecipanti che hanno potuto assistere alla esecuzione del disegno, entrando in contatto diretto con la pratica e la poetica del Maestro.

Stefano Papetti (Curatore scientifico delle Collezioni Comunali di Ascoli Piceno) e Omar Galliani – Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno

Un trittico su tavola di rara intensità

Al termine dei lavori di ripristino e riqualificazione degli spazi espositivi del Palazzo Saladini Pilastri, l’opera L’eco della Sibilla e i relativi disegni preparatori – parte integrante del progetto – saranno esposti al pubblico con un allestimento definitivo. L’opera, lunga sei metri e alta tre, è costituita da tre tavole di legno di pioppo, larghe due metri ciascuna. Ogni pannello è il frutto di una riflessione sul rapporto tra mito, natura e territorio. Al centro della composizione è posta Sibilla Appenninica (detta anche Sibilla Picena o Sibilla di Norcia), una figura immaginaria diffusasi dal Medioevo nell’area montana del Piceno e di Norcia, in particolare sui Monti Sibillini a cui ha dato nome. La leggenda popolare la descrive come una maga, incantatrice e indovina, regina di un mondo sotterraneo paradisiaco, accessibile attraverso una grotta sulla vetta del Monte Sibilla. O. Galliani con L’eco della Sibilla porta all’attenzione del pubblico una contemporanea rielaborazione di uno dei tratti distintivi dei monti Sibillini. La Sibilla Appenninica, presente in numerose fonti storiche a partire dal XV Secolo, oggi riaffiora nell’interesse degli abitanti e dei frequentatori dei luoghi appenninici attraverso la divulgazione del complesso di leggende sibilline. Tuttavia, è bene tener presente la trasformazione stessa delle fonti storiche nel corso dei secoli: interpretazioni diverse, che dal XIX secolo hanno attribuito al mito nuovi significati, soprattutto in ambito esoterico, fino a definire una nuova Sibilla Appenninica.

Omar Galliani, L’eco della Sibilla, 2026, matita nera su tavola di pioppo, trittico Al. 300 x La. 600 cm. Fotografia Ignacio Maria Coccia.

Quali caratteristiche ha una Sibilla?

Affermare con esattezza che cosa si definisca con Sibilla significherebbe addentrarsi in un ambito di studi ancora privo di risposte definitive. Il motivo si lega all’assenza di fonti classiche e tardo-antiche attraverso cui poter individuare le proprietà singolari di uno dei personaggi dell’antichità più diffusi in diversi contesti: profani, politici e religiosi. E’ possibile parlarne come una profeta dell’età antica con caratteristiche virili e sovraumane in grado di stabilire un contatto con il dio ispiratore e di profetizzare su eventi futuri. Il riferimento a tale “prototipo” si ricava dai fatti relativi al personaggio nelle diverse tradizioni letterarie e culturali, una figura che sarà molto rappresentata in arte. Dal Medioevo in poi, troveremo Sibilla sulle superfici calpestabili, negli affreschi e nei bassorilievi di natura profana o religiosa, come modello di saggezza in ambito classico o presenza divina in quello religioso. I numerosi esempi di Sibilla evidenziano un personaggio che “varia”, presente sia in società occidentali sia in quelle orientali, conforme a una lettura geografica e a un approccio antropologico e cronologico. Questa evidenza giustificherebbe la persistenza di uno degli interrogativi più modificati e adattati su questa figura? Com’è stata possibile la fortunata diffusione evoluta dal racconto originario?

Omar Galliani, L’eco della Sibilla, 2026, matita nera su tavola di pioppo. Trittico – Pannello centrale – Al. 300 x La. 200 cm. Fotografia Ignacio Maria Coccia.

Il mito in aiuto delle crisi della storia

Gli storici delle religioni identificano il mito della Sibilla come una modalità di reazione delle comunità del passato nei confronti delle crisi della storia, considerando il dialogo una strategia di conciliazione con passato e futuro. Potremmo definire la Sibilla un personaggio “replicante metamorfico”, che assurge a mito poiché si apre al dialogo tra le culture mutando, tuttavia mantenendo le caratteristiche ambigue e caratterizzanti del primo esemplare. Le Sibille di ogni tempo, pur cambiando aspetto, sono considerate figure profetiche immaginarie, interpreti della volontà divina, capaci di predire il futuro e adattabili alle differenti esigenze religiose: pagana, giudaica e cristiana.

Omar Galliani, L’eco della Sibilla, 2026, matita nera su tavola di pioppo. Trittico – Pannello di sinistra – Al. 300 x La. 200 cm. Fotografia Ignacio Maria Coccia.

La divinazione ispirata

Nelle religioni politeistiche il contatto con la divinità/Sibilla avvenne tramite pratiche divinatorie, finalizzate alla conoscenza del futuro. La divinazione poteva essere “tecnica”- ossia ottenuta attraverso l’utilizzo di strumenti definiti “tecnici”, come ad esempio l’analisi delle viscere, del volo degli uccelli, ecc. – oppure ispirata – e in questo caso relativa alla volontà di alcune divinità di entrare in contatto con l’uomo mediante ispirazione. Alla divinazione ispirata, molto presente nel sistema politeistico dell’antica Grecia, appartiene la Sibilla, un personaggio non completamente definito, parte della sfera del mito senza una sede oracolare fissa. Queste caratteristiche hanno reso possibile il coinvolgimento del personaggio mitologico da più tradizioni religiose, adattandolo a differenti zone geografiche, funzionalità e obiettivi.

Quali caratteristiche ha la Sibilla Appenninica?

L’invenzione della Sibilla Appenninica è uno degli esempi della fortuna di questa figura. Una Donna che ha il dono della profezia, protagonista dei racconti fantastici del tempo medioevale, caratterizzata da due elementi che la distinguono dalle altre: una sede oracolare fissa – una grotta nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano – e l’essere l’unica figura mitologica del Medioevo. Una Sibilla strettamente collegata alla storia locale e alla cultura letteraria del territorio, protagonista di racconti da cui è stata attinta l’origine di molte tradizioni e credenze degli abitanti dell’Appennino umbro-marchigiano. Sulla nascita di questo “mito” esiste un’ampia letteratura.

Omar Galliani, L’eco della Sibilla, 2026, matita nera su tavola di pioppo. Trittico – Pannello di destra – Al. 300 x La. 200 cm. Fotografia Ignacio Maria Coccia.

Il legame di Omar Galliani con la Regione Marche

«L’eco della Sibilla affonda le proprie radici nel legame che da tempo mi unisce alle Marche e alla città di Ascoli Piceno, luogo di incontri, memorie e ritorni. Tra le sale della Pinacoteca Civica, scrigno di capolavori firmati da Crivelli, Guido Reni e Tiziano, ha preso forma un grande trittico dedicato alla Sibilla dei Monti Sibillini: una presenza sospesa tra mito e profezia, dalla cui mano sgorgano vaticini sotto forma di libri, simbolo del passaggio dal mondo pagano a quello cristiano. Dal dialogo silenzioso con le opere del museo sono emersi nuovi elementi e suggestioni. Così sono nate le ancelle, affiorate lentamente dalla materia del disegno, come se appartenessero da sempre a questo luogo. L’opera si è costruita giorno dopo giorno anche attraverso gli incontri con il pubblico e con gli studenti, in uno scambio vivo e generoso che ha trasformato temporaneamente la Pinacoteca in una bottega contemporanea: uno spazio aperto di ascolto e condivisione, dove ogni gesto ha incontrato lo sguardo attento dei visitatori».

Masterclass Omar Galliani, Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno, 2026. Ph. Atelier Galliani 

La simbologia dell’opera

La ricerca simbolica di O. Galliani in L’eco della Sibilla si sviluppa dalla figura mitologica. Sulle tavole è presente l’immagine del serpente, emblema della ciclicità tra la vita e la morte e l’antica allusione alle pratiche della cura. Compare la coppa, o vaso aurorale Atanor, che richiama la dimensione alchemica della trasformazione interiore; il fuoco e le energie telluriche sono evocati come manifestazione della forza generatrice della natura. Nel pannello centrale, la Sibilla è rappresentata di spalle: per collegare e annunciare tramite enigmi. Nei pannelli laterali compaiono due figure femminili eteree, ancelle della Sibilla, create da una punzonatura della superficie che ne accentua il carattere immateriale, amplificando la dimensione visionaria e misterica dell’opera. Rendere possibile la collocazione definitiva di questo trittico insieme ai disegni preparatori – offre a chi scrive la preziosa opportunità di contribuire alla diffusione della sua bellezza.

(Atanor è un termine alchemico ed ermetico, designante un fornello a riverbero e a fuoco continuo, nel mezzo del quale, in un recipiente a forma di uovo, andava messa, ed ermeticamente chiusa, la materia da cui si doveva trarre la Pietra dei Filosofi – Treccani Giulio Evola – Enciclopedia Italiana – 1930).

Omar Galliani al lavoro, Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno, 2026. Ph. Alessia Campanelli

Il ruolo contemporaneo della Sibilla

È necessario che l’arte continui a rispondere alle domande degli esseri viventi, come ha sempre cercato di fare, anche quando sia impegnata a sostenere la storia, la cultura e il paesaggio di un luogo, a partire dai suoi confini. I limiti permettono di entrare in contatto con nuovi territori e di confrontarsi con il loro passato, ricordandoci che il confine è proprio il limite da superare per conoscere altro al di là del proprio orizzonte. In questo momento storico, L’eco della Sibilla assume un ruolo fondamentale: permette di ri-creare dialoghi attraverso visioni coinvolgenti ed emozionanti, elementi di mediazione con le infinite incognite della vita. Le forme visualizzate dallo sguardo si intrecciano con chi osserva grazie alla riconoscibilità, modellate nel tempo della loro creazione come un poema «in giusta simbiosi di tradizione e di creatività». Quando la bellezza è autentica, offre conforto con archetipi che esortano alla vita, aiutando a tollerarla e ad amarla, soprattutto quando l’esistenza ha già messo profondamente alla prova.

Omar Galliani al lavoro, Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno, 2026. Ph. Alessia Campanelli

La bellezza è la via migliore verso le altezze

L’arte racconta il desiderio, la felicità, il dolore, attivando un processo che potremmo definire di “nuovo incanto”, lontano dalla superficialità e dal rumore. Di fronte a L’eco della Sibilla percepiamo la meraviglia, la forza del disegno, l’armonia e la raffinatezza estetica di un mezzo del quale poter affermare: la bellezza è la via migliore verso le altezze. Il tema coinvolge non solo per le intenzioni dell’artista, ma anche per l’architettura all’interno della quale si radicherà l’opera. Rispetto allo spazio in cui sarà inserita, essa assumerà un valore diverso: relativo alla sua collocazione, alla libertà creativa vissuta dall’artista privo di condizionamenti e allo sguardo di chi potrà ammirarla.

Ogni generazione dovrebbe esprimersi con una propria creatività, attraverso formule rinnovate acquisite con lo studio, il rispetto della storia, dei maestri del passato e della natura. Questo appare evidente considerando la provenienza degli strumenti utilizzati da O. Galliani per eseguire l’opera: la matita nera e il legno di pioppo. La sfida è quella di far rifulgere il disegno per porlo a contatto del cielo: un inno istoriato, tratto dalla terra e teso agli “angeli”, con la propria fede espressa nel segno. Il tempo scorre inesorabile, stratifica congiungendo l’antico al presente, cucendo simboli per poi ricucirli altrove affinché non sfuggano. Sulla superficie delle tavole si fissa una sovrapposizione temporale di amabili immagini, disposte in una porzione d’infinito; avvolgono chi osserva, producendo una diffusa sensazione di piacere. È un tesoro concesso al Maestro: il conoscere profondamente la bellezza terrestre da cui liberare, con amorevole attenzione, la propria struggente visione del mondo.

Immagine in evidenza: Ph. Azzurra Lucia Calò, Omar Galliani

La pubblicazione delle immagini di questo articolo scritto per ReWriters, la testata giornalistica digitale di advocacy sulla sostenibilità sociale fondata da Eugenia Romanelli, è stata autorizzata dall’Ufficio Stampa CSArt – Comunicazione per l’Arte.

Omar Galliani.

L’eco della Sibilla

Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno

Piazza Arringo, 7 – 63100 – Ascoli Piceno – Marche

Aperture e orari

Dal Martedì alla Domenica, festivi e prefestivi

Dalle ore 10:00 alle 19:00

Informazioni e biglietteria:

Ufficio stampa:

CSArt–Comunicazione per l’Arte

T. +39 0522 1715142 | M. +39 348 7025100

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