L’IA come confidente nel processo creativo: il caso di “Tokyo Sympathy Tower” di Rie Qudan
Il romanzo "Tokyo Sympathy Tower", della scrittrice giapponese Rie Qudan è stato scritto con il contributo della IA ChatGpt. Le implicazioni, gli studi.

Il romanzo "Tokyo Sympathy Tower", della scrittrice giapponese Rie Qudan è stato scritto con il contributo della IA ChatGpt. Le implicazioni, gli studi.

Nell’aprile del 2025 è stata pubblicata, da L’ippocampo editore, la traduzione italiana del romanzo Tokyo Sympathy Tower, della scrittrice giapponese Rie Qudan, vincitrice nel 2024 del prestigioso premio Akutagawa.
La vicenda narrata nel libro è ambientata in un futuro prossimo, tra il 2026 e il 2030, in un Giappone in bilico tra l’utopia e la distopia. In questa realtà fittizia le Olimpiadi si sono tenute nel 2020 (e non nel 2021) causando un’enorme quantità di morti a causa della pandemia, e lo stadio Olimpico è stato progettato dalla celebre architetta Zaha Hadid (nella realtà, il suo progetto futuristico, dopo numerose polemiche, è stato accantonato).
Proprio accanto a questa struttura dovrà sorgere la torre progettata dalla protagonista del romanzo, l’architetta Makina Sara. Questa struttura avveniristica, la Tokyo Sympathy Tower, avrà la funzione di accogliere i criminali, considerati però non come uomini e donne da punire e condannare, bensì come homines miserabilis, esseri umani degni di compassione per essere nati e cresciuti in un contesto che li ha portati a commettere azioni sbagliate. Per questa ragione la torre sarà dotata di tutti i confort, e sarà collocata al centro e non ai margini della città.

Ma non è per la sua trama che il romanzo è assurto agli onori della cronaca, bensì per le dichiarazioni rilasciate dall’autrice in occasione del conferimento del premio Akutagawa. La donna ha infatti affermato che, nella stesura del libro, ha fatto ricorso a sistemi di intelligenza artificiale, e in particolare a ChatGPT. La notizia ha portato con sé una coda di polemiche e di articoli dai titoli sensazionalistici che non sempre sono andati a fondo nel tentare di comprendere in che modo l’IA abbia giocato un ruolo nella stesura del romanzo.
In effetti, come ha dichiarato la stessa autrice in numerose interviste, il ricorso all’IA è stato stratificato e complesso, e non si è limitato a un semplice copia e incolla di porzioni di testo generate da ChatGPT. Rie Qudan ha affermato che il 5% del libro è stato scritto dall’IA, ma ha precisato che le porzioni di testo in questione coincidono con i passaggi dei romanzi in cui la protagonista interagisce con un sistema di intelligenza artificiale. Insomma: ChatGPT ha scritto solo i testi che, anche diegeticamente, sono generati da un’IA. Come spesso accade nei testi generati con il supporto dell’IA, infatti, in questo romanzo è presente una componente meta-testuale, che tematizza e riflette intorno all’utilizzo di queste tecnologie, anche in termini molto critici. Si veda, come esempio, il seguente passaggio in cui la protagonista esprime le sue considerazioni sul sistema di AI da lei utilizzato:
«Questa tendenza al mansplaining, con un continuo flusso di informazioni non richieste, è un aspetto che non sopporto. Sembra quasi che l’IA si sforzi di apparire intelligente per dissimulare un analfabetismo di fondo. Per quanto in grado di imparare, non sa riconoscere i propri limiti. È così abituata a copiare che neanche sospetta la propria ignoranza, tantomeno ne prova vergogna. Non le interessano le storie di dolore e sofferenza dietro al termine “discriminazione”. Non prova curiosità, non desidera “conoscere”»
Come è evidente, il giudizio sull’IA (espresso dal personaggio, e che quindi non coincide necessariamente con quello dell’autrice) è estremamente negativo, e si articola intorno all’opposizione tra intelligenza e ignoranza e riflette sull’incapacità, da parte di un LLM, di comprendere sentimenti ed emozioni.
Nonostante questo scetticismo, la protagonista del libro fa ricorso all’IA anche per confrontarsi, confidarsi e richiedere consigli. Anche in questo caso è possibile mettere in luce una allusione metatestuale che fa riferimento alle stratificate modalità attraverso cui l’autrice ha fatto ricorso all’IA nel corso della stesura del romanzo. Infatti, Rie Qudan ha spiegato come il contributo più consistente dato da ChatGPT alla stesura del romanzo è consistito proprio nel dialogo e nel confronto dell’autrice con l’LLM in fase di ideazione e di sviluppo della trama e dei personaggi. L’IA non è stata dunque usata in maniera passiva per la generazione di porzioni di testo, bensì come stimolo creativo a partire dal quale sviluppare idee che avrebbero dato forma al libro.
Questo tipo di ricorso all’IA non deve stupire: gli autori di uno studio del 2023, dal titolo Social Dynamics of IA Support in Creative Writing, hanno intervistato venti scrittori chiedendo loro in quale fase del processo creativo si sarebbero rivolti a un sistema di IA, e molti di loro hanno messo in luce il contributo che questi potrebbero dare proprio nella fase iniziale della scrittura, ovvero quella che precede la produzione vera e propria di un testo.
Si tratta di una prospettiva interessante, che mette in discussione la nozione di autorialità in maniera diversa rispetto a quanto emerge normalmente nei dibattiti sul tema. Normalmente, quando si pensa a un testo scritto con l’aiuto di un LLM, si immagina un autore umano che formula un’idea, e tramite un prompt chiede al sistema di generare un brano che sia il più possibile corrispondente all’idea di partenza. In un caso del genere il momento progettuale è appannaggio dell’essere umano, mentre la stesura del testo viene demandata al LLM. Al contrario, nel caso del romanzo Tokyo Symphaty Tower, ChatGPT entra in gioco proprio nella fase ideativa, mentre il testo viene scritto (per il 95%) dall’autrice umana.
È evidente come le questioni sollevate siano profondamente diverse: una trama può essere considerata meno originale se concepita attraverso il confronto con un’IA? In che modo lo stimolo creativo dato da una conversazione con un LLM può essere diverso da quello che può derivare dal dialogo umano? Sono domande molto complesse, che chiamano in causa le nozioni di creatività e di autorialità. Se usati in maniera consapevole, e come strumenti al servizio di una progettualità umana, anche gli LLM, e – più in generale – i sistemi di IA, possono essere utilizzati come dispositivi creativi: fintanto che l’essere umano rimane al centro del processo artistico, non occorre gridare allo scandalo o al plagio.
Eppure, la vicenda di Rie Qudan getta luce su un altro aspetto, forse più inquietante. La scrittrice ha infatti dichiarato che, nel suo dialogo con ChatGPT, ha confidato al LLM i suoi pensieri più profondi e inconfessabili. Non si tratta di un caso isolato: sono molti, soprattutto tra gli adolescenti, coloro che usano i sistemi di IA come confidenti o per chiedere consigli.
Se una scrittrice affermata sente il bisogno di confidare i suoi pensieri più intimi a un LLM, ciò suggerisce che questi sistemi stanno toccando una corda profonda nella ricerca umana di ascolto e comprensione, anche se artificiale; e questo è particolarmente vero per gli adolescenti. In un’età in cui l’identità è ancora in formazione, la possibilità di esprimere liberamente pensieri e paure a un interlocutore non giudicante e sempre disponibile può essere molto attraente.
Un LLM non interrompe, non critica, non ha reazioni emotive che possano spaventare o far sentire inadeguati e può dunque dare l’impressione di offrire uno spazio sicuro per esplorare idee e sentimenti che altrimenti rimarrebbero inespressi. Tuttavia, se da un lato l’anonimato e l’assenza di giudizio possono inizialmente aiutare a sbloccare l’espressione di sé, dall’altro proprio l’assenza di una vera reciprocità e di un’autentica comprensione emotiva possono creare una bolla di isolamento.
Per gli adolescenti, in particolare, è fondamentale imparare a costruire relazioni interpersonali basate sulla fiducia reciproca, sull’empatia e sulla capacità di affrontare le complessità delle dinamiche umane. Affidarsi a un LLM come confidente rischia di ritardare o inibire lo sviluppo di queste competenze sociali essenziali. L’IA può essere uno strumento utile per la ricerca di informazioni o per stimolare la creatività, ma la profondità e la ricchezza delle relazioni umane, con le loro difficoltà e le loro gratificazioni, rimangono insostituibili per il benessere psicologico e la crescita personale.
[In collaborazione con Agnese Macori]
