Il rapporto strettissimo tra una bambina e sua nonna, fin dall’incipit della storia forniscono l’impronta narrativa al romanzo di esordio di Maddalena Vianello, Era andata a finire così (Fandango Libri, pp 264, euro 17,50). Un’impronta forte che segna una storia familiare che si colora con le tinte forti del protagonismo delle donne, singole persone animate da intelligenza, amore e determinazione nella prima parte del libro; donne che acquistano anche una forte consapevolezza collettiva nella seconda e ultima parte.

Era andata a finire così

I quartieri poveri di Napoli

l contesto di partenza è quello popolare dei quartieri poveri della città di Napoli dove tutti sembrano vivere nella rassegnazione di un destino già stabilito e non felice, comprese la piccola Francesca e la nonna Rosa che non rappresenta solo una figura accudente e la fonte inesauribile di un amore gratuito ma anche, di fatto, lo stimolo e quasi la premessa per crescere e sollevare lo sguardo verso l’alto e verso il riscatto.

Questo riscatto però, che in parte significa anche diventare una donna adulta, ha un duplice costo, piuttosto alto. Il primo è dato dalla separazione forzata dalla nonna quando il padre di Francesca, vista la situazione economica disastrosa in cui versa il sud Italia, decide di emigrare in Emilia.

Il secondo quello dell’ambientamento nella nuova durissima realtà. Ed è proprio su questo secondo aspetto che la storia di Maddalena Vianello riesce a offrire un tasso di originalità molto interessante. Si esce infatti da una narrazione tutto sommato avvolgente e in parte consolatoria, anche se ben scritta, per entrare d’impatto in un’atmosfera di conflitti incandescenti che riguardano molti aspetti della vita della protagonista.

Cadono così tutti i possibili veli della retorica: la madre di Francesca è una donna assai spiacevole, autoritaria fino alla stupidità. Il contesto esterno offre spunti di razzismo e di violenza psicologica che mettono a dura prova la crescita della giovane donna. La fabbrica dove effettivamente riesce a trovare lavoro è certamente un luogo difficile e per certi versi inospitale ma è anche occasione di lotta e di solidarietà in cui la dimensione peculiare della lotta delle donne riesce a trovare una sintesi felice sia dal punto di vista politico e sociale che, per sé, dal punto di vista personale.

L’impronta di Vianello sulla trama

Nelle maglie di questo tessuto, assai fitto, trovano spazio anche le storie e le delusioni d’amore, delle quali anche non è il caso di dire in questo contesto. Ci basti pensare, in conclusione, che questo libro avrebbe potuto avere tutti gli ingredienti della saga ottocentesca, ma Margherita Vianello riesce a contenere e governare il tutto con maestria da scrittrice consumata, anche se si trova solo al suo esordio. Come pure avrebbe potuto avere i caratteri del pamphlet ideologico femminista old style, che avrebbe forse gratificato facilmente e superficialmente il suo lungo e proficuo impegno femminista, ma con grande maturità e, attingendo anche alle nuove sensibilità del femminismo intersezionale, Maddalena Vianello attraversa con cura e sensibilità le tematiche di genere, di classe, di razza e degli altri conflitti sociali.

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