Più o meno tutti gli amanti del fumetto\fumettisti hanno mosso i primi passi in questo mondo grazie al settimanale Topolino. Una tradizione tutta italiana, che si passa di padre in figlio, donandoci dolci ricordi di un’infanzia ricca e spensierata.

Ebbene, tra il 1949 e il 1950, grazie al genio di Guido Martina e la matita di Angelo Bioletto, il settimanale Topolino portò alla luce uno dei più grandi capolavori fumettistici italiani di tutti i tempi: L’inferno di Topolino.

Anche i muri conoscono la trama della Divina Commedia dantesca, quindi penso sia possibile sorvolare sulla sua descrizione. Una trama tuttavia, molto complessa ed articolata! Una trama che, certamente, non è comprensibile per la mente di un bambino.

E qui entra in gioco la grandezza di Guido Martina, che è riuscito a creare un’opera parodistica della Divina Commedia, per i più piccini, senza però far venir meno la caratura artistica dell’opera, che non ne risulta per nulla sminuita, ma anzi fa di questa sua caratteristica (l’essere un fumetto per bambini) la sua arma vincente!

Già, perché L’Inferno di Topolino ha una natura estremamente raffinata ed originale. Non è una banalizzazione fumettistica della Divina Commedia, semplificata e quindi svalutata nel suo contenuto artistico, per farla piacere ai bambini. No, Guido Martina è riuscito a mantenere intatto, in un fumetto per piccini, quel valore artistico e poetico che la Divina Commedia suscita e diffonde!

Una delle caratteristiche principali del fumetto è infatti la descrizione in terzine delle varie vignette che, ispirandosi alle solenni terzine dantesche, mantiene vivo il contesto aulico della commedia, in maniera semplice e leggera, tenendo sempre presente la destinazione dell’opera che è rivolta ai bambini.

Ed è qui che vorrei soffermarmi. Riuscire a creare un fumetto per bambini, che abbia un valore artistico così sopraffino ha il grande vantaggio di non svilire né il fumetto stesso né tanto meno la Divina Commedia!

Se un bambino legge L’Inferno di Topolino (così come è successo a me) non esaurisce la sua voglia di leggere, terminando il fumetto, ma anzi accresce la curiosità e la sete stessa di conoscenza. Si chiederà cosa sia questa Divina Commedia, si chiederà chi sia Dante Alighieri e piano piano l’intento del fumetto troverà il suo compimento: verrà istillato nel bambino il seme della cultura.

Ovviamente io parlo di massimi sistemi. Non per forza deve accadere tutto ciò. Ma una cosa è certa: questo fumetto rimane un capolavoro e il solo leggerlo, senza alcuna pretesa successiva, ti arricchirà comunque dentro.

Non solo, L’Inferno di Topolino rappresenta una forma eccellente di parodia. Essa rimane legata a quegli elementi satirici colti e raffinati tipici di questo genere artistico. Un labor limae che in questo genere si è perso ai giorni nostri, dove la parodia è diventata una becera pagliacciata, senza alcun contenuto e intento artistico se non quello di sminuire la parodia stessa.

Insomma, questa opera è anche un esempio di creazione parodistica. Non una parodia distruttiva ma una parodia costruttiva, colta e raffinata che, in maniera satirica, insegna e diffonde cultura.

Il consiglio che vi do è quello di leggere questo fumetto, anche per rendere omaggio ad uno dei più grandi padri del fumetto italiano: Guido Martina. Se oggi il settimanale Topolino crea delle grandi parodie e dei grandi ed elevati contenuti artistici lo dobbiamo a lui! 

Leggere L’Inferno di Topolino è anche una forma di omaggio alla nostra stessa infanzia, che per la maggior parte di noi, è trascorsa insieme alle storie di Topolino.

Quindi, in conclusione, ogni qual volta qualcuno vi dirà che Topolino “è roba da bambini”, fate il nome di Guido Martina e ricordate che il fumetto è molto di più. Perchè lo scopo dell’arte è proprio questo: donare e gettare le basi per qualcosa di più elevato: la cultura.
Come diceva Dante: “…fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”