L’occhio distratto: quando la fotografia diventa uno schermo tra noi e il mondo
L'articolo esplora il ruolo della fotografia nell'era digitale, la nostra percezione del mondo. Intervista al fotografo Pino Ninfa.

L'articolo esplora il ruolo della fotografia nell'era digitale, la nostra percezione del mondo. Intervista al fotografo Pino Ninfa.

Ho avuto di recente il piacere di intervistare Pino Ninfa, un fotografo di grande talento che, con la sua sensibilità e il suo sguardo attento, ha saputo ritrarre la società italiana in momenti cruciali della sua storia. Vincitore del premio Mediterraneum 2024 e autore dell’anno al Festival di Corigliano Calabro 2024, Ninfa non è solo un artista, ma anche un osservatore acuto del cambiamento sociale. Il nostro dialogo si è trasformato in una riflessione profonda sul ruolo della fotografia oggi, in un’epoca dominata dalla tecnologia e da un ritmo di vita frenetico.
Partendo dalla semplice domanda Se dico la parola fotografia che cosa ti viene in mente?, abbiamo esplorato come la fotografia, nell’era digitale, stia influenzando la nostra percezione del mondo e le nostre relazioni interpersonali.
“Per quanto mi riguarda la fotografia è uno strumento con cui incontrare il mondo”, mi ha risposto Ninfa, mettendo subito in luce la sua visione della fotografia come mezzo di conoscenza e di connessione con la realtà.

Ma questa connessione, nell’era digitale, sembra farsi sempre più fragile.
Oggi com’è questa realtà secondo te?, ho chiesto, e Ninfa ha prontamente colto il punto: “Molti contenuti rimangono in superficie e non vengono fruiti realmente”.
Viviamo in un’epoca in cui tutto è istantaneo, dove le immagini scorrono veloci sui nostri schermi, senza lasciare traccia nella nostra memoria. “Questa cosa che tu da quanto capisco biasimi un pochino tra poco questo tuo biasimo diventerà un valore”, ha aggiunto Ninfa, con un tocco di amara ironia.
La velocità, l’accumulo di informazioni superficiali, la disattenzione: questi sono i tratti distintivi di una società che sembra aver perso la capacità di fermarsi, di osservare, di connettersi con il presente.

Un’altra domanda che ti volevo rivolgere e guardando indietro o anche nel presente la prima fotografia che ti viene in mente, ho chiesto a Ninfa, cercando di capire quali immagini, in questo flusso incessante, riescano a imprimersi nella memoria e a toccare il cuore. “L’immagine che mi viene in mente in questo periodo che vorrei che si realizzasse è un’immagine di pace”, mi ha risposto, ricordandomi il potere della fotografia di comunicare speranza e di connettere gli esseri umani.
Ma in un mondo in cui tutti possono scattare fotografie con i propri cellulari, cosa distingue un vero fotografo? “Ma che cos’è talento?
Pino Ninfa ha sottolineato quanto sia importante per un fotografo costruire un percorso. “Le belle idee ce l’abbiamo tutti ma un conto è averle e un conto è costruire un percorso”, mi ha risposto, sottolineando l’importanza della dedizione, della ricerca, della capacità di andare oltre la superficie.
E poi, il cuore della questione: la disconnessione.
“In effetti ogni volta che noi guardiamo una foto ma anche quando ci rapportiamo con la realtà siamo molto spesso disconnessi”, ho osservato, e Ninfa ha confermato la mia impressione, descrivendo un mondo in cui le persone “scendono dalla metropolitana col cellulare e non guardano davanti a loro”, un mondo in cui “non ci si guardano più in faccia”.
“È un altro modo di stare insieme”, ha aggiunto, un modo di stare insieme che però sembra allontanarci sempre di più gli uni dagli altri.

La fotografia, un tempo strumento per incontrare il mondo, rischia di diventare un ulteriore elemento di distrazione, un ostacolo alla nostra capacità di connetterci con la realtà e con le persone. E questa disconnessione, come abbiamo osservato nel corso della nostra conversazione, non riguarda solo il nostro rapporto con le immagini, ma si estende anche ad altri ambiti della nostra vita.
“Per quanto riguarda la parte tecnica oramai in molti casi chi scatta fotografie con strumenti come il cellulare lascia prendere tutte le decisioni riguardanti la componente tecnica alla macchina”, ha detto Ninfa, mettendo in luce l’automatizzazione del gesto fotografico.
Ma questa delega alla tecnologia, questa tendenza a “mettere la modalità automatica”, rischia di estendersi anche alle nostre scelte quotidiane, alla nostra capacità di prendere decisioni, di riflettere, di essere presenti a noi stessi e al mondo che ci circonda.
“Ecco che ritorna il tema dell’automatizzazione anche nelle scelte quotidiane tendiamo a mettere la modalità automatica tendiamo a non prendere decisioni a non ragionare su quello che stiamo facendo connettendoci col presente”, ho aggiunto.

Come possiamo allora contrastare questa tendenza alla disconnessione? Come possiamo usare la fotografia non come uno schermo, ma come una finestra sul mondo, uno strumento per connetterci con la realtà e con gli altri?
Forse, come suggerisce Ninfa alla fine dell’intervista, la chiave sta nel mantenere spazi di dialogo, nel creare occasioni di incontro e di confronto, nel coltivare la capacità di osservare, di riflettere, di dare un senso alle immagini che ci circondano.
La fotografia, se usata in modo consapevole e critico, può diventare uno strumento prezioso per stimolare il dialogo, la riflessione, la connessione umana.
E forse, attraverso la fotografia, possiamo imparare a guardare il mondo con occhi nuovi, più attenti, più presenti, più connessi.
Per approfondire:
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