Siamo al 9 giugno e la scuola sta per finire in tutte le regioni, secondo un calendario che non è lo stesso per tutti.

Eppure, finisce un anno di lezioni che è fatto – per tutti – di nove mesi e non di dodici.

Infatti il tempo scolastico oltrepassa le convenzioni degli uomini per diventare un tempo della natura. Non solo perché alla fine di tutta l’istruzione c’è quella maturità che, lo si voglia o no, si richiama alla pienezza biologica dei frutti della terra. E non solo perché il cammino di maturazione che accompagna docenti e allievi si può affiancare al percorso di crescita con cui un lavoratore della terra accompagna ciò che ha seminato.

Il tempo della scuola è circolare

C’è di più. Il tempo della scuola è circolare perché si compie e si rinnova sempre, con una ripetitività che sembra contenere qualcosa di arcano, appunto perché trasmesso dai segreti del mondo naturale.

Soprattutto la fine delle lezioni sembra preservare, al di là della comprensibile gioia dei ragazzi, quasi un sortilegio che fa d’auspicio per il futuro; pur nella malinconia di chi resta a osservare.

Scrive Giovanni Mosca nei suoi Ricordi di scuola di tanti anni fa:

“Dovrei metterli in fila, usciamo quasi correndo, io in mezzo e tutti i ragazzi intorno. Ecco, come per incanto, i ragazzi sono spariti. E io resto solo sulla soglia, spettinato, con un bottone di meno alla giacca. Chi me l’avrà preso?”

G. Mosca, Ricordi di scuola (1939).

Ma la scuola, oltre ad avere un suo tempo “particolare”, offre a chi la vive ogni giorno un suo spazio “particolare”. Lo ha raccontato proprio ieri sulle pagine del Corriere della Sera lo scrittore Alessandro D’Avenia:

“Crediamo ancora che scuola sia un perimetro burocratico di giorni e banchi, domeniche escluse. Potremmo invece aprirci alla più gioiosa realtà che ‘scuola’ sia una dimensione permanente dell’anima. La vita umana è fatta di due soli movimenti: andare a scuola e tornare a casa, dove scuola e casa sono i due poli da cui passa l’energia che accende l’esistenza”.

Corriere della Sera, 8 giugno 2026.

L’ultimo giorno di lezione

Torniamo all’ultimo giorno di scuola. Come cadenza, si ripete ogni anno dunque. Cionondimeno ogni ultimo giorno di scuola è irripetibile per ogni studente e per ogni insegnante. Pure per le sue stravaganze e per le sue eccezioni, per le sue emozioni e per le sue strampalerie. Lo ricorda bene quel film di successo, La scuola, di Daniele Luchetti, ambientato proprio nell’ultimo giorno delle lezioni, in un fatiscente istituto tecnico della periferia romana. Tra insegnanti spostati e alunni che ballano “come selvaggi”.

Proprio perché quell’ultimo giorno di scuola è forse davvero il più importante, perlomeno a livello simbolico e mnemonico, di altri giorni; più importante degli stessi scrutini, delle pagelle e degli esami che seguiranno.

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