Mezzogiorno, da problema irrisolto a risorsa strategica per l’Italia e l’Europa
Riflessioni a partire dal saggio di Bruno Ranucci "La grande illusione - L'industrializzazione del Mezzogiorno - La Manifattura Ceramica Pozzi di Sparanise"

Riflessioni a partire dal saggio di Bruno Ranucci "La grande illusione - L'industrializzazione del Mezzogiorno - La Manifattura Ceramica Pozzi di Sparanise"

Per oltre un secolo la questione meridionale ha rappresentato una delle principali sfide dello sviluppo italiano. Eppure, nonostante ingenti investimenti pubblici, programmi straordinari e risorse europee, il divario tra Nord e Sud continua a caratterizzare il panorama economico e sociale del Paese. Nel suo lavoro, La grande illusione (408 pagine), dedicato alla storia dell’industrializzazione del Mezzogiorno, Bruno Ranucci ripropone una domanda che rimane sorprendentemente attuale: perché il Sud non è riuscito a compiere quel definitivo salto di qualità capace di innescare una crescita autonoma e duratura?
L’autore richiama le parole profetiche di Giuseppe Mazzini, secondo cui “l’Italia sarà quello che il Mezzogiorno sarà”, sottolineando come lo sviluppo del Paese non possa prescindere dal rilancio delle regioni meridionali. Una considerazione che trova conferma anche nei più recenti studi economici, dai quali emerge come il ritardo del Sud rappresenti non soltanto un problema territoriale, ma una questione nazionale ed europea.
Secondo numerosi studiosi, il nodo centrale non risiede nella scarsità delle risorse economiche. Negli ultimi decenni il Mezzogiorno ha beneficiato di consistenti finanziamenti pubblici e comunitari. Il vero limite sarebbe stato, piuttosto, l’incapacità di trasformare tali risorse in infrastrutture efficienti, servizi pubblici di qualità e condizioni favorevoli agli investimenti produttivi.
In questo contesto, il dibattito sulla storica esperienza della Cassa per il Mezzogiorno continua a dividere. Da un lato viene ricordata per aver contribuito alla realizzazione di importanti opere infrastrutturali; dall’altro, per gli sprechi, le inefficienze e le distorsioni clientelari che ne hanno compromesso l’efficacia. La fine di quell’esperienza non ha tuttavia risolto i problemi strutturali del Sud, che oggi dipende in larga misura dai fondi europei destinati alla coesione territoriale.
Eppure, sostiene Ranucci, considerare il Mezzogiorno esclusivamente come una “palla al piede” per lo sviluppo nazionale significa commettere un grave errore di prospettiva. Il Sud può invece rappresentare una straordinaria opportunità per l’Italia e per l’intera area euro-mediterranea, grazie alla sua posizione geografica strategica, al patrimonio culturale e ambientale, alle potenzialità del turismo e alla presenza di giovani altamente qualificati.
Naturalmente esistono ancora ostacoli significativi. Tra questi, il più rilevante resta la criminalità organizzata, che continua a esercitare un’influenza negativa sul tessuto economico e sociale di ampie aree del territorio. La piena affermazione della legalità, insieme all’efficienza della giustizia civile, rappresenta una condizione imprescindibile per attrarre investimenti nazionali e internazionali e creare nuova occupazione.
Accanto alla lotta contro le mafie, l’autore individua nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione avanzata le leve fondamentali per costruire un nuovo modello di sviluppo. In questa direzione si inserisce la proposta, avanzata anche in ambito SVIMEZ, di creare un grande polo scientifico e tecnologico nel Mezzogiorno ispirato al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston.
L’idea è quella di mettere in rete università, centri di ricerca e imprese per dar vita a un ecosistema dell’innovazione capace di competere a livello internazionale. Un progetto che potrebbe trasformare il capitale umano del Sud in un motore di crescita, favorendo il trasferimento tecnologico, la nascita di nuove imprese e la valorizzazione delle eccellenze già presenti sul territorio.
La riflessione proposta da Bruno Ranucci invita dunque a superare letture stereotipate e visioni assistenzialistiche. La nuova questione meridionale non riguarda soltanto la riduzione di un divario storico, ma la costruzione di una strategia di sviluppo che riconosca nel Mezzogiorno una risorsa decisiva per il futuro dell’Italia e dell’Europa.
Perché, come insegnava Mazzini, il destino del Paese continua a essere indissolubilmente legato al destino del suo Sud.

di Eleonora Sacco tratto e rielaborato dal saggio di Bruno Ranucci
