Il 29 giugno l’Ucraina ha deciso il ritiro dalla Convenzione di Ottawa, che vieta l’uso, la produzione e l’accumulo delle mine antipersona. Il primo luglio anche i Paesi Baltici hanno iniziato la procedura formale per uscire dal Trattato.

Cosa è il Trattato di Ottawa?

Le mine antiuomo sono ordigni bellici progettati per esplodere al contatto o alla prossimità di una persona. Queste armi molto criticate perché feriscono, mutilano e uccidono civili che passano inconsapevolmente in una zona minata. Inoltre, senza le operazioni di bonifica gli ordigni restano nel terreno per decenni e causano morti e feriti anche dopo diversi anni. Le mine antipersona vennero impiegate largamente durante la Seconda guerra mondiale e poi il loro uso è continuato nei conflitti successivi.

“La Convenzione sul divieto d’impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione”, stipulata nel 1997 ad Ottawa in Canada, è lo strumento internazionale più ampio per bandire questo tipo di ordigni. Attualmente sono 166 gli Stati che hanno aderito al trattato. Fra i paesi che non firmato la Convenzione di Ottawa ci sono gli Stati Uniti, Israele, Cina e Russia.

Cosa sta succedendo…

La Russia, dall’inizio dell’invasione, utilizza regolarmente le mine nel territorio ucraino. Amnesty International ha documentato casi in cui l’esercito russo ha disseminato mine antiuomo in aree residenziali provocando la morte e il ferimento di numerosi civili. La decisione dell’Ucraina di uscire dal trattato del 97 è spiegata dal colonnello Roman Kostenko, ufficiale dei servizi di sicurezza dell’Ucraina, in un post su facebook: “La Russia non è parte di questo trattato e sta utilizzando ampiamente le mine sia contro il nostro personale militare che contro i civili. Non possiamo rimanere vincolati finché il nemico non subisce tali restrizioni”. Per questo a fine giugno il presidente Zelensky ha firmato il decreto per il ritiro dell’Ucraina dalla Convenzione di Ottawa. La revoca dell’accordo diventerà effettiva solo dopo l’approvazione del parlamento ucraino.

Ma l’Ucraina non è l’unico Stato ad aver deciso di ritirarsi dalla Convenzione. Il primo luglio Estonia, Lettonia e Lituania hanno notificato formalmente la loro intenzione di abbandonare il Trattato. Anche Polonia e Finlandia hanno espresso la stessa intenzione ma, ad ora, non hanno ancora iniziato le procedure formali. Questi paesi hanno in comune la vicinanza geografica con la Russia e hanno giustificato il loro ritiro per l’aggravarsi della sicurezza nella regione.

mine antipersona

I pericoli delle mine antipersona

Per capire i pericoli di questi ordigni abbiamo intervistato Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna italiana contro le mine, organizzazione che si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni e i media sull’impatto devastante delle mine antipersona.
Schiavello ci dice che “nessuna considerazione può giustificare il ritorno all’uso delle mine antipersona. Questi ordigni indiscriminati, ormai obsoleti e sostituiti da altri sistemi d’arma, rappresentano più una minaccia per le popolazioni civili che una vera e propria risorsa per la sicurezza nazionale. I dati dell’ultima edizione del Landmine Monitor Report ci ricordano che l’84% delle vittime di incidenti da mina sono civili e di questi il 37% è rappresentato da bambini.

Dietro queste percentuali ci sono vite, sogni, speranze distrutte. Terreni minati, significa terreni sottratti all’agricoltura, al pascolo, campi in cui i bambini non potranno giocare e non potranno attraversare per andare a scuola. Significa infrastrutture inavvicinabili, significa rendere impossibile il rientro degli sfollati nelle proprie case, significa minare la pace e la ricostruzione anche dopo la fine del conflitto”.


Mi viene in mente Gino Strada quando ne libro Buskashì. Viaggio dentro la guerra si scaglia contro gli esperti di conflitti: “se i ragazzini sono così stupidi da andarsele a cercare, le mine, se frugano nella sabbia o le inseguono nei prati, in quel caso, forse, possono essere pericolose, ma questo non vuol dire che le mine siano brutta roba, sono i bambini a essere un po’ pirla”.


“La bonifica necessaria per restituire queste terre alle popolazioni è sempre un processo lungo, costoso e pericoloso, aggiunge il direttore della Campagna italiana contro le mine, “Sempre secondo il Landmine Monitor 2024 ad oggi ci sono ancora 58 Stati contaminati da questi ordigni. Solo per l’Ucraina possiamo immaginare che il lavoro di bonifica possa prevedere una 40 d’anni circa, per non parlare del numero di persone che avranno bisogno di assistenza a causa di incidenti da mina”.
Le Nazioni Unite non permettono di finanziare progetti di sminamento nei Paesi che decidono di uscire dalla Convezione contro le mine per cui l’uscita dell’Ucraina potrebbe compromettere la sua capacità di ottenere i finanziamenti per lo sminamento.

L’erosione del diritto internazionale umanitario

Il cammino per la messa al bando di questi ordigni e per l’arrivo alla stipula della Convenzione è iniziato già negli anni 80 con il “Protocollo II sulla proibizione o restrizione dell’uso di mine, trappole esplosive e altri dispositivi”, annesso alla Convenzione di Ginevra.
Negli anni ’90 sono principalmente le organizzazioni non governative che spingono per la definitiva proibizione di questo tipo di arma. Nasce la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (ICBL), di cui la campagna italiana fa parte, e nel 97 si arriva alla ormai famosa Convenzione di Ottawa.

Quando chiedo a Schiavello se c’è un’erosione del diritto internazionale umanitario non ha dubbi: “Quello a cui stiamo assistendo non è solo un attacco alla Convenzione di messa al bando delle mine, ma ad essere gravemente minacciato è tutto il diritto umanitario internazionale, il concetto di Human Security, il valore della negoziazione rispetto alla violenza, la sconfitta della diplomazia. Ad aprile scorso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione sull’impatto delle mine antipersona sul pieno godimento di tutti i Diritti Umani” dimostrando che queste armi violano i diritti umani fondamentali”.

Per il direttore: “non si può pensare di firmare un Trattato sul disarmo umanitario in tempo di pace e poi ritirarsi quando ci si sente sotto minaccia, tanto più che le mine ormai sono armi superate, non necessarie per la difesa degli Stati soprattutto se si confronta il beneficio che si può trarre dal loro uso con le nefaste consegue che rimarranno sul terreno anni e anni dopo la conclusione del conflitto”.

Cosa possiamo fare per dire No alle mine antipersona

“In passato la Convenzione di Ottawa era riuscita tra le varie cose a fermare di fatto la produzione delle mine antipersona anche nei paesi che non avevano aderito al Trattato come effetto dello stigma da esso prodotto nei confronti degli Stati non aderenti”. Di questi tempi, aggiunge il direttore della campagna italiana contro le mine, “bisogna continuare a lavorare sul Trattato a chiederne l’universalizzazione ed il rispetto degli obblighi in tutte le sedi appropriate. Bisogna continuare a dare voce ai sopravvissuti ed alle sopravvissute che hanno sperimentato sulla propria carne le reali conseguenze di questi ordigni e vivono ogni giorno le difficoltà legate ad una condizione di disabilità. Bisogna fare in modo che questo tema rimanga all’attenzione delle agende internazionali”.


La Campagna internazionale per la messa al bando delle mine “ha avviato tutta una serie di azioni per fare in modo che Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia e Polonia riconsiderassero la loro decisione di uscire dalla Convenzione di messa al bando delle mine. Sono stati coinvolti 101 Premi Nobel, tra cui anche il nostro Giorgio Parisi, che hanno firmato una lettera per richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulle terribili conseguenze del ritorno all’uso delle mine antipersona”.


Affinché le motivazioni umanitarie e la tutela delle popolazioni civili durante e post conflitto tornino ad essere al centro delle decisioni dei governi, si può firmare la petizione Non lasciare che l’Europa ripristini le mine antiuomo. L’Europa, come si legge nella campagna, “rischia di cancellare 25 anni di progressi. Altre vite e arti andranno persi”.

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