C’è motivo di credere che dopo i grandi nomi del passato, il lettore italiano abbia un po’ perso di vista le letterature del centro e del sud America. Tranne case editrici ormai di consolidata tradizione come SUR di Marco Cassini o le più piccole Arcoiris e i saltuari interventi di Feltrinelli non è facile intercettare libri attuali provenienti da quelle ricche culture che pure tanto hanno dato alla letteratura mondiale: Neruda, Coelho, Vargas Llosa, Borges, Soriano, Allende, Galeano, Sepulveda, Garcia Marquez e molti altri. In queste ultime settimane però è uscito un breve ma densissimo libro di Yeniffer Lilibell Aliaga Chavez, per Capovolte una piccola ma attrezzatissima casa editrice femminista piemontese. Il titolo è Occhi foresta (pp 152, euro 16.00) ed è frutto del lavoro e dell’ingegno di una giovane donna peruviana vissuta in Italia per dieci anni con la madre che, in un determinato momento della sua vita, decide di tornare in Perù dove sono le sue radici più profonde.

“Occhi foresta”, la storia

La storia di chi scrive è anche la storia di Lilibell la protagonista del libro che trova in sé l’estro del raccontare attraverso l’incontro con una persona, la nonna Adela, in un luogo particolare, la cucina, quanto mai emblematico e significativo per evocare la “casa”, con le sue storie e le sue tradizioni.

Quello che innesca la relazione tra le due donne però non è tanto e solo la dimensione affettiva della parentela ma soprattutto una dimensione storica e sociale che riguarda molte generazioni del sud del mondo costrette a emigrare per dare un futuro e una prospettiva migliore a se stesse e alle proprie figlie. In questo modo Lilibell è in grado di interloquire con Adela, non solo di ascoltarla. Entrambe si possono avvalere di una lingua e di una cultura letteraria e non solo, in cui le relazioni si posso tenere con “esseri umani e non umani”.

Tutto è vero! Sembra urlare la scrittrice nelle prime pagine del libro in una prosa magica che è anche poesia e ferocia, subita nella maggior parte dei casi ma anche restituita, qualche volta. Una raccolta di racconti brevi, a volte discontinui ma che hanno il pregio di non fornire un quadro sistematico e “pedante” di una realtà già elaborata e definita. Tutt’altro. Tutto è scoperta, per Lilibell e sicuramente anche per i lettori. Non a caso la metafora narrativa che nella lettura ci guida nelle storie delle Ande e della foresta Amazzonica è quella dell’archeologia. Lilibell diventa huaquera, e noi con lei, per scavare nel tempo come suo nonno Octavio faceva nella terra alla ricerca di reperti archeologici preispanici.

Una rivincita sulla vita

Tutto il libro è una rivincita sulla vita, anche su un’infanzia vissuta male e su un passato di vessazioni che hanno raggiunto l’apice con la violenza patriarcale di un matrimonio disastroso.

Occhi foresta è una raccolta di racconti che rappresenta, da una parte, una forma di elaborazione del dolore, anche quello della condizione di migrante, ma è un rivincita che non si accontenta di brandire trofei o di esprimere urla di gioia, ma si profila come la conquista di un’alternativa di vita giusta e libera. Dove finalmente si possa respirare. Anzi “dove si può smettere di trattenere il respiro”.

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