“Il sistema periodico” di Primo Levi: 50 anni e non sentirli
I 21 racconti che compongono "Il sistema periodico" di Primo Levi sono ognuno intitolato con il nome di un elemento.

I 21 racconti che compongono "Il sistema periodico" di Primo Levi sono ognuno intitolato con il nome di un elemento.

Compie 50 anni quest’anno la raccolta di racconti a tratti autobiografici a tratti sperimentali e visionari di Primo Levi Il sistema periodico. Si tratta di un’opera estremamente originale, forse meno conosciuta rispetto ai romanzi dello scrittore, ma incredibilmente attuale.
Il lettore, a questo punto, si sarà accorto da un pezzo che questo non è un trattato di chimica: la mia presunzione non giunge a tanto, “ma voix est foible, et même un peu profane”. Non è neppure un’autobiografia, se non nei limiti parziali e simbolici in cui è un’autobiografia ogni scritto, anzi, ogni opera umana: ma storia in qualche modo è pure. È, o avrebbe voluto essere, una microstoria, la storia di un mestiere e delle sue sconfitte, vittorie e miserie, quale ognuno desidera raccontare quando sente prossimo a conchiudersi l’arco della propria carriera, e l’arte cessa di essere lunga.
Il sistema periodico, Primo Levi
Riesce infatti a combinare la conoscenza della chimica di Primo Levi con le sue eccezionali capacità scrittorie. Naturalmente costituisce anche una fondamentale testimonianza dell’esperienza dell’autore nei lager nazisti ma anche di quanto attraverso la scienza sia possibile scoprire la vera sostanza (termine non casuale) del mondo.

“Da chimico un giorno avevo il potere
Un chimico, Fabrizio De André
Di sposar gli elementi e farli reagire
Ma gli uomini mai mi riuscì di capire
Perché si combinassero attraverso l’amore
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore”.
Così Fabrizio De André, in una canzone che è tratta da una delle poesie dell’Antologia di Spoon River, raccontava di un chimico che attraverso le sue conoscenze guarda il mondo, la stessa operazione si può dire è portata a termine da Primo Levi. In maniera, tuttavia, più profonda perché non limitata solo all’amore. I 21 racconti che compongono Il sistema periodico sono ognuno intitolato con il nome di un elemento, a dimostrare non solamente la conoscenza dell’autore in merito, ma anche il modo in cui la chimica si lega alla vita quotidiana: il rapporto con la materia e le sue declinazioni, con la vita e con la natura. I racconti partono da questo presupposto per narrare momenti della vita di Primo Levi, specie lavorativa, ma anche sull’esperienza dei campi di concentramento.
Alcune vicende sono invece puramente di fantasia. Ogni racconto parte da un elemento concreto, il lavoro, la chimica, per poi approdare attraverso anche il ruolo dell’elemento chimico a una risoluzione, un giudizio morale sempre composto, nello stile di Levi. L’elemento chimico non ha, quindi, solo il ruolo di corollario e di decorazione, bensì è il punto di congiunzione dei racconti da cui si disgrega poi tutto il resto. Nel primo racconto dal titolo Argon, per esempio, Primo Levi usa la stessa definizione di gas inerti, come l’Argon che è “inoperoso” come le persone, per parlare dell’atteggiamento dei suoi parenti “inerti” dal punto di vista dell’immobilità. Al di là di paragoni più semplici come questo, i racconti restituiscono la complessità del mondo attraverso lo sguardo del chimico.
Essendo una raccolta anche autobiografica, questa si muove dalla narrazione di esperienze personali, come quelle nell’ambito universitario e lavorativo, sempre comunque con lo sguardo di una generazione precisa. Primo Levi vive infatti nel contesto storico difficilissimo della Seconda Guerra Mondiale e ogni dilemma morale, ogni disagio e confusione trova spazio anche nella stessa idea di chimica. L’impurezza più che la purezza, come polemica contro il Fascismo, è un concetto chimico che nel racconto Zinco ne Il sistema periodico Levi usa per illustrare con maestria il suo punto di vista:
Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape: il fascismo non li vuole, li vieta, e per questo tu non sei fascista; vuole tutti uguali e tu non sei uguale. Ma neppure la virtù immacolata esiste, o se esiste è detestabile. Prendi dunque la soluzione di solfato di rame che è nel reagentario,
Il sistema periodico, Primo Levi
aggiungine una goccia al tuo acido solforico, e vedi che la reazione si avvia: lo zinco si risveglia, si ricopre di una bianca pelliccia di bollicine d’idrogeno, ci siamo, l’incantesimo è avvenuto, lo puoi abbandonare al suo destino e fare quattro passi per il laboratorio a vedere che c’è di nuovo e cosa fanno gli altri.
Il concetto di purezza in chimica si lega allora a quello dell’impurezza come dissenso, come presa di posizione del diverso. La critica alla ricerca di purezza dei nazifascismi, che in maniera presuntuosa si rifaceva a concetti (pseudo) scientifico-naturali, viene qui smentita da un uomo di scienza che però è anche un uomo di letteratura e scrittura, che conosce la materia, il mondo, la sostanza delle cose. Lo zinco, per di più, “così arrendevole davanti agli acidi, si comporta invece in modo assai diverso quando è molto puro: allora resiste ostinatamente all’attacco”. Anche se in chimica una sostanza pura è costituita da particelle tutte uguali (atomi, molecole, ioni identici, con proprietà ben definite), Levi spiega come una sostanza completamente pura non esista quasi mai (anche i materiali da laboratorio sono solo “quasi puri”.
Primo Levi usa la chimica per denunciare l’ideologia totalitaria, le cui concezioni lo hanno anche portato nei campi di concentramento in quanto ebreo e mostra l’importanza della diversità e della “contaminazione” grazie alle quali è possibile la trasformazione e quindi, ci insegna la chimica, la vita stessa. Così, la chimica diventa per Levi una chiave per interpretare la storia e l’etica.
In Carbonio, il racconto finale della raccolta, Primo Levi va ancora più sullo specifico della disciplina della chimica parlando proprio di questo elemento attraverso la storia di un atomo di carbonio che subisce varie trasformazioni. Ancora una volta la scelta dell’elemento non è casuale: il carbonio, spiega Levi, è un elemento singolare in quanto è “il solo che sappia legarsi con se stesso in lunghe catene stabili senza grande spesa di energia” ed è la base di ogni sostanza vivente.
La sua vicenda è allora simbolo della stessa vita, ma anche simbolo del destino, in una sorta di metafora dell’esistenza umana, in un gioco tra scienza e fortuna. Il messaggio centrale del racconto è che tutto è collegato nella vita e tutto si trasforma, arriva fino a definire l’identità della persona che scrive, lo stesso Levi. Così gli elementi chimici sono un modo per raccontare una qualità dell’animo umano in quanto le costituiscono: le sue fragilità, la sua durezza, la sua impurezza, sono tutte categorie che appartengono alla chimica, come soprattutto le sue trasformazioni. Quelle che i regimi totalitari hanno cercato di smantellare, ma tutti noi siamo fatti di carbonio e nessuno può rubarci la capacità di collegarci, di legarci, di vivere il nostro destino. E, nel caso di Primo Levi, di avere l’energia per scrivere.
Così, dopo ben 50 anni da questa raccolta, siamo ancora fatti di quello stesso carbonio, siamo gli stessi esseri umani. Perciò leggiamo Il sistema periodico per imparare attraverso il legame tra chimica e letteratura cosa significa, anche eticamente, essere “viventi”.
