Ho sempre avuto il desiderio di partecipare alla festa di San Firmino e finalmente quest’anno arrivo a Pamplona la sera prima dell’apertura ufficiale! La mattina del 5 Luglio mi trovo per il chupinazo nella piazza centrale di fronte al Palazzo dell’Ayuntamiento in mezzo ad una folla compatta tutti rigorosamente vestiti nel tradizionale costume con pantaloni e camicia bianchi, una sciarpa rossa legata su un fianco e un fazzoletto rosso al collo. Il bianco e il rosso sono i due colori simbolo di questa festa e rappresentano la purezza e il sangue, nel ricordo del martirio di San Firmino. Il rito del chupinazo, con il lancio di un petardo a mezzogiorno in punto, annuncia l’inizio della Festa di San Firmino, patrono della città, per questo molto sentita dai cittadini di Pamplona.  

Pamplona, festa di San Firmino.

Pamplona. I tori, le corse, la folla dei corridori

Dal 7 luglio e per una settimana, alle otto in punto un colpo di polvere da sparo annuncia la liberazione della mandria: un gruppo di dodici tori di cui sei appartenenti a razze “da combattimento”, impiegati nelle corride, e sei più docili, detti cabestros. Le otto corse, dette encierros, durano pochi minuti e i tori cominciano a correre nelle strade del centro di Pamplona insieme alla folla dei corridori, lungo un percorso di 875 metri. Il primo encierro nacque almeno 600 anni fa come accompagnamento dei tori per le vie della città verso l’arena, ma il primo bando che regolava la corsa, fissandone l’ora, il percorso e il suo regolamento interno, fu fatto dal comune di Pamplona nel 1867.

La mattina del 7 luglio mi sveglio all’alba per poter guadagnare le prime posizioni nella prima corsa che inizierà alle otto in punto. La città è già in fermento da qualche ora o forse non si è mai spenta dalla sera prima: chi torna barcollante dopo la nottata di festa a base di sangria e chi, come me, cerca di arrivare ai margini del percorso, delimitato da barricate di legno massiccio, montate ogni notte e smontate la mattina subito dopo l’encierro; i corridori, invece, già si preparano fisicamente e mentalmente, intonando un canto per invocare la protezione del Santo. Lo scoppio di un fuoco d’artificio è il modo perfetto per spaventare e allo stesso tempo innervosire i tori e dà il via ad una delle corse più pazze e pericolose al mondo. Ecco allora che la festa di San Firmino si trasforma, come da tradizione, in un momento nel quale si mescolano storia, costume, natura selvaggia e un pizzico di incoscienza, anzi molto di più di un pizzico.

Festa di San Firmino. Un giornale nella mano destra, la paura, l’arena, Pamplona

L’usanza vuole che nella mano destra si stringa la copia di un giornale che deve misurare la distanza con il toro, di solito il quotidiano locale El Diario de Navarra. Le immagini possono testimoniare come inciampare e cadere sia estremamente facile, come pure restare a terra subendo il passaggio dei tori sul proprio corpo. È meno frequente, ma accade talvolta che i ruoli si invertono, è il toro a cadere e la gente ad inciampare su di lui e improvvisamente arriva un altro toro che non riesce a schivare il suo simile a testimonianza del fatto che non è la voglia di attaccare che li spinge a correre, ma la paura. Una prova di questo la fornisce, anche, la fine della corsa quando si arriva nell’arena piena di gente: quasi tutti i tori l’attraversano in fretta, andando a rifugiarsi nel punto di raccolta, quasi tutti perché uno di essi ha deciso di fare quello che la gente si aspetta, attaccare chi si trovava lungo il bordo dell’arena.

Pamplona, festa di San Firmino.

Da vicino riesco a vedere  il corno di un toro che trafigge la gamba di un ragazzo. La festa, per così dire, si conclude con alcuni feriti, tre dei quali, in maniera piuttosto grave, nessuno per fortuna è in pericolo di vita. Il 14 luglio si conclude la festa di San Firmino con l’ottavo encierro, nell’ultima scorrazzata dei tori tra le strade di Pamplona, non si registra nessun ferito grave, ma in otto giorni di corse e corride, invece, sono state 34 le persone finite in ospedale.

Come per la corrida, da molti anni l’encierro è una pratica criticata dalle associazioni animaliste e non solo, ciononostante è ancora una pratica molto popolare in tutta la Spagna, dove la corsa viene trasmessa ogni mattina, in diretta televisiva, con grande trasporto e dove dal 1923 la sua fama è indissolubilmente legata a uno dei più grandi scrittori americani: Ernest Hemingway.

Fu qui, sulle affollate strade di Pamplona, che lo scrittore ambientò il romanzo d’esordio che lo rese celebre al mondo Fiesta – il sole sorgerà ancora.

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