Sono diplomato geometra, non ho mai avuto grande talento nello scrivere ma a scuola mi piacevano le poesie e la letteratura.
Con tigna (*testardaggine, in messinese) e studio sono diventato attore e autore di teatro, professionista.
Con tigna e studio spero di diventare un blogger, non dico professionista ma almeno credibile!

Cristina Pezzoli, è una grande regista di teatro: una donna che ha partorito 4 figli ed è mamma di tantissimi attori e attrici che hanno lavorato con lei. Cristina, quando l’ho conosciuta, cercava di farci capire che il Teatro è una rappresentazione della vita, sì, ma per poterlo fare non dovevamo rappresentare i sentimenti dell’uomo, ma cercarne la natura che li alimenta. Lavoravamo per immagini: benzina per la creazione dell’artista. Mi sentivo tra i suoi figli prediletti, con lei era nata la mia storia, il mio inizio di autore di teatro.

Era maggio del 2008, esattamente 13 anni fa. Aveva creato un grande gruppo di lavoro di nome PPP, e ognuno dei partecipanti doveva presentarsi agli altri facendo un gioco, un esercizio dal nome Antropolaroid: si raccontava, teatralmente, la propria storia, partendo dalle origini della propria famiglia. Era venerdì notte quando scrissi il mio Antropolaroid, e già il lunedì sarei stato in un tendone da circo (dove lavoravamo) a presentarmi a tutti, e soprattutto a presentarmi a Cristina. Antropolaroid è stato il primo spettacolo, tutto mio, quello che mi ha dato fortuna e successo nel teatro italiano.

Nel frattempo con Cristina continuavamo la ricerca e sperimentavamo ogni forma di messa in scena, per strada e non in teatro. Un esercizio me lo ricordo bene: Coop di Prato, carrello pieno di super alcolici e omogenizzati per bimbi, alla cassa dovevo accorgermi di non avere i soldi e convincere i clienti in fila ad aiutarmi a pagare gli alcolici e non l’omogenizzato. Dovevo imparare a non “recitare” e dialogare con la gente, col pubblico! Nel corso dei mesi le nostre strade iniziarono ad andare per mete diverse e ci separammo, un pò per il suo carattere, difficile e forte, un pò per il mio, difficile e forte! Dopo Antropolaroid, feci il mio secondo spettacolo e le scrissi una lettera piena di reverenziale affetto, invitandola; ma non mi rispose e non venne a vedere il mio nuovo lavoro. Dopo qualche anno misi in scena il mio terzo spettacolo e nuovamente le scrissi, e stavolta mi rispose, ma disse che era fuori per lavoro e non sarebbe venuta, sapevo che non era vero.

L’anno scorso ero in scena con “La Bisbetica Domata” e Cristina venne a teatro a vedermi, lo seppi qualche ora prima: ero emozionato, impaurito. Finito lo spettacolo persi molto tempo a struccarmi, e uscii per ultimo dai camerini e da Teatro. Voleva salutarmi ma non la fecero entrare nei camerini e lasciò una lettera in guardiola. “Caro Tindaro, sono Cristina, sono venuta a vederti ma non mi hanno fatto passare a salutarti”. Le scrissi che l’averi chiamata il giorno dopo, ma non la chiamai.
Lo avevo fatto apposta, ero stato io a non farla arrivare nei camerini, per farle pagare tutte le volte che mi ero sentito abbandonato, tutte le volte che l’avrei voluta abbracciare dopo un mio spettacolo, tutte le volte che le avrei voluto dire grazie.
Lei non si era mai fatta ringraziare.

A febbraio ho saputo che era malata e l’ho chiamata, ma stavolta è stata lei a non farmi passare e mi pento amaramente. Adesso capisco, anche in questo caso, ho imparato da Cristina: il Teatro è qui e ora, proprio come la vita! Bisogna amare qui e ora, perdonare qui e ora, o mai più!
Grazie Cristina. Scusami. Ti voglio bene.