Francesca ha 45 anni, è alta 1,65 e pesa 62 Kg. Giulia, 48 anni, è come Francesca, alta 1,64 e pesa 61 Kg. Entrambe sono normopeso valutato con l’indice di massa corporea (BMI), indice che si ricava dividendo il peso per il quadrato dell’altezza.

In condizioni normali, questo valore varia tra 18,5 e 25: Francesca ha un BMI di 22,8, Giulia di 22,7, quindi normali. Eppure, Giulia, a una visita medica, è risultata con una percentuale di grasso superiore al normale.

La notizia l’ha sorpresa: si sentiva bene, le analisi erano abbastanza normali, non aveva preso taglie e la prova costume era andata, tutto sommato, bene. Come mai? A parte le misure sociali come la taglia dei vestiti, per gli addetti ai lavori è noto che il rapporto peso/altezza è un parametro che, per quanto prezioso, semplice e immediato per la valutazione nutrizionale, da solo, non è sufficiente per una valutazione complessiva.

Questo perché il semplice parametro BMI non considera altri fattori importanti. L’altezza è quella che è, ma il peso è solo la somma di tante componenti dell’organismo umano, ossa, muscoli, grasso, acqua, è solo un numero complessivo ma non ci dice come si arriva a quel risultato finale.

Il corpo umano è formato da massa grassa che varia tra il 20 e 25% del peso totale con una percentuale maggiore nelle femmine per la sua presenza nelle ghiandole mammarie, attorno ai genitali e nella parte inferiore dell’addome come esigenze legate alla gravidanza.

La massa corporea non grassa è formata dall’acqua 60-70%, dalle proteine 10-15%, dalle ossa 5-7% e da altre componenti minori. Dalla variabilità di questi numeri si capisce che il peso complessivamente può essere normale, ma potrebbe derivare da una maggiore quantità di acqua a scapito del grasso, da una maggiore quantità di grasso a scapito delle proteine e così via.

Ma anche per i sottopeso, bisogna valutare qual è la componente principale da reintegrare. Per scomporre il peso finale di un soggetto nelle sue componenti ci sono vari metodi essendo quello dell’impedenzometria tra i più semplici. 

Il nuovo studio israeliano: i risultati

Queste notizie le abbiamo sempre sapute ma adesso uno studio israeliano uscito un mese fa su Frontiers in Nutrition, l’ha ulteriormente definito su una campione molto vasto di 3001 soggetti. Più un campione di studio è numeroso, maggiore sarà l’attendibilità dei risultati e questo studio israeliano è il più ampio finora pubblicato. Quindi possiamo fidarci.

Sono stati arruolati soggetti tra i 20 e i 95 anni ammessi in una clinica nutrizionale dal 2015 al 2021. A tutti è stato calcolato il BMI, sono stati misurati i parametri clinici, tra cui la circonferenza dell’addome all’altezza della vita e sono stati valutati i fattori di rischio cardio-metabolico.

A tutti è stata poi misurata la composizione corporea con metodo assorbimetria a raggi X a doppia energia (DXTA). In questo studio, per definire una condizione di obesità sono stati utilizzati valori percentuali di grasso corporeo maggiori di 25% per i maschi e 35% per le femmine.

Questi sono i valori adottati dall’American Association of Clinical Endocrinology/American College of Endocrinology per definire un soggetto obeso e quindi a rischio cardio-metabolico. 

Tra i 3001 soggetti studiati, 326 maschi e 641 femmine avevano un BMI normale. Ma tra questi con un normale peso, 85 maschi (26%) e 243 femmine (38%) avevano una percentuale di grasso corporeo superiore ai valori massimi

Gli stessi avevano alterazioni dei valori plasmatici di trigliceridi e colesterolo, specialmente di colesterolo LDL, quello definito cattivo. Al contrario, tra i soggetti definiti in sovrappeso dal BMI, circa il 30% dei maschi e il 10% delle donne non presentavano un accumulo di grasso corporeo.

Nei pazienti che il BMI aveva definito obesi, invece, l’accumulo di grasso c’era praticamente in tutti. Quindi, in sintesi, una quota minoritaria di soggetti normopeso presenta comunque un accumulo eccessivo di grassi e, tra i soggetti solo in sovrappeso, c’è una piccola percentuale il cui peso non dipende solo dal grasso. Una incostante correlazione è stata anche trovata tra la misura della circonferenza dell’addome e la reale presenza o quantità di grasso corporeo.

L’importanza di questo studio

Questo studio israeliano è importante non solo per quelli che hanno l’ossessione della bilancia a fini estetici, ma specialmente perché rileva la possibilità di un problema nascosto in persone che non sospettano di avere un accumulo di grasso patologico. Come questo può accadere non è sempre chiaro.

Ci sono, come sempre, ragioni genetiche che ci distinguono gli uni dagli altri e ragioni ambientali e culturali che ci caratterizzano rispetto ad altre realtà. Ma sicuramente ci sono comportamenti sbagliati e diete fai da te che si adottano per rientrare o mantenere un peso normale, ma che possono allo stesso tempo alterare in modo patologico la normale composizione corporea.

Ma perché oggi ci dobbiamo preoccupare tanto del grasso? In realtà, il grasso è una componente essenziale per il buon funzionamento dell’organismo. È un componente della parete di tutte le cellule, è parte integrante dei nervi, del midollo osseo, del cervello e di tutti gli organi interni, è fondamentale per la ghiandola mammaria nelle donne, è la base di tanti ormoni come il cortisolo e gli ormoni sessuali maschili e femminili e contribuisce a mantenere costante la temperatura interna dell’organismo.

Questo grasso è intoccabile a meno di non compromettere seriamente la salute. Poi c’è il grasso di accumulo, anche questo utilissimo perché ci protegge da eventuali digiuni dovuti a prolungata indisponibilità di cibo, ma che non deve rimanere inutilizzato lì nei tessuti per lungo tempo.

Ed è proprio questa la condizione che oggi sta impegnando sempre più la sanità per i suoi noti effetti negativi sulla salute e per l’aumento della sua diffusione tra i bambini e gli adolescenti.

Le informazioni che si possono quindi ricavare da questo studio è che il BMI è affidabile per individuare tutti i soggetti obesi e quasi tutti quelli in sovrappeso, ma che è insufficiente a rilevare un accumulo patologico di grasso in una certa percentuale di soggetti con un peso normale rispetto alla loro altezza come accade alla Giulia del nostro esempio iniziale.

Quindi, il semplice peso o, peggio, la taglia o la prova costume, non sono sempre sufficienti a garantire uno stato nutrizionale ideale. La raccomandazione è che, in presenza di seppur lievi alterazioni metaboliche, una ricerca di questo grasso nascosto insieme ad una più dettagliata analisi della composizione corporea può esserci di grande aiuto a mantenere quella salute che, in certi casi, sembra sfuggirci di mano senza alcuna ragione apparente.

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