Shilpa Gupta, la mostra a Galleria Continua di San Gimignano
Shilpa Gupta apre a San Gimignano una mostra intensa, ospitata negli spazi di Galleria Continua, visitabile fino al 31 agosto 2025.

Shilpa Gupta apre a San Gimignano una mostra intensa, ospitata negli spazi di Galleria Continua, visitabile fino al 31 agosto 2025.

Shilpa Gupta apre a San Gimignano una mostra intensa, ospitata negli spazi di Galleria Continua, visitabile fino al 31 agosto 2025. L’artista indiana, affronta, in questa installazione, temi cari alla sua ricerca e invita il visitatore a prendere coscienza di problematiche contemporanee che investono la nostra quotidianità.
Gupta indaga le ricadute che le limitazioni sociali impongono alla vita collettiva. I confini, cioè i limiti, sono il punto di partenza della sua riflessione, collegata all’idea di appartenenza territoriale o nazionalità.

Nella prima opera Untitled (Rectangles on flags of the world) (2021 – 2024) i fili colorati ricordano i colori delle bandiere del mondo. Pendono dalla cornice e si intrecciano in una danza silenziosa, rendendosi confinanti, valorizzando così il concetto di legame. E’ col filo che si intessono i legami e le relazioni. L’uso di questo elemento ancestrale però, appartenente a tutti i popoli del mondo, è il medium concettuale con cui l’artista approccia ad una pratica di denuncia delle limitazioni imposte dalla società e dai poteri. Piuttosto che tessere trame e coniugare i confini, la collettività si trova spesso ad alzare barriere, chiudendosi in un silenzioso riserbo. I colori delle bandiere, simbolo di potere e appartenenza, evocano per l’artista l’instabilità dello stato nazionale, solitamente vissuto come predeterminato e fisso.

In 100 Hand-drawn Maps of Italy (2007-2023), l’artista ha chiesto a persone di tutte le età di disegnare, a memoria, i confini del proprio stato. La varietà di forme prodotte, molto difformi tra di loro, evidenzia il contrasto tra la rigidità dei confini e l’immagine informale che abita nella nostra mente. I confini quindi si dissolvono in pratiche di memoria che non tengono conto della solidità con cui sono imposti. L’evocativo ventilatore che l’artista pone in prossimità delle pagine dei quaderni, su cui sono intervenuti gli avventori disegnando le loro mappe di confini, ricorda quanto sia impalpabile il segno che racchiude le nostre esistenze in qualsiasi parte del globo terrestre.
Map Tracing #9 – IT (2023) è un’opera costituita da un tubo di rame lineare che racchiude un confine immaginario. L’installazione è sospesa, e così, mentre l’osservatore si muove, le delimitazioni imposte dal metallo assumono forme diverse e logiche nuove. L’artista continua il suo ragionamento sulla linea di confine, avvertita come qualcosa di artificiale e mutevole, a seconda della nostra percezione.
Molto significativa anche la video installazione Untitled (2012), in cui un filo bianco è estratto dalla terra, avvolgendosi accidentalmente al suolo. Il terreno desidera rimanere incontaminato, non rivendicato, e svincolato da linee di confine rappresentate da demarcazioni formali o informali.
L’artista in Sound On My Skin (2024-25) riflette sui luoghi o non luoghi, spazi in cui le frontiere, al tempo stesso, si dissolvono e si materializzano. L’uso delle lettere meccaniche visibili sui display di un aeroporto riportano spezzoni di enunciati che superano le barriere. L’opera è un adattamento di un tabellone in cui generalmente sono annotati arrivi, orari e partenze dei voli di linea. Gupta ne reinterpreta l’essenza attraverso un messaggio interculturale: gli enunciati ricordano il viaggio emotivo dell’animo umano. Se i confini sono linee labili che abitano l’immaginario in maniera arbitrale, il viaggio risulta uno spostamento fisico che apre ad una trasformazione personale. Le mete interiori sono ben più ardue da raggiungere rispetto a quelle fisiche, impongono sforzi, ostacoli, pause e visioni, ma sono comunque riconducibili a partenze e arrivi, informazioni solitamente fornite dal time table di una qualsiasi stazione e metaforicamente riconducibili agli step della nostra esistenza.
Truth (2022 – 2025) è un’installazione che occupa l’ex cinema – teatro della sede di Galleria Continua. La parola Verità assume una connotazione relativa che invita a ripensare le proprie convinzioni nell’ottica di una narrazione critica dello spazio e del tempo.

Infine, incisa nella terra del giardino esterno, trova spazio l’iscrizione Deep below the sky flows under your feet too (2025). La terra, dapprima riluttante ad una definizione, assume il riflesso del cielo che scorre inesorabilmente sotto i nostri piedi, accompagnandoci nel cammino della nostra vita.
Shilpa Gupta (1976) è un’artista che vive e lavora a Mumbai. Si è laureata in scultura presso l’Università di Mumbai. Nel 2019 è stata inclusa nella 58ª Biennale di Venezia. Il suo lavoro è rappresentato nelle collezioni permanenti: del Solomon R. Guggenheim Museum, New York; del Museum of Contemporary Art, Chicago; del Centre Georges Pompidou, Parigi; del Mori Art Museum, Tokyo; del M+ Museum, Hong Kong; della Louis Vuitton Foundation, Parigi; dell’Astrup Fearnley Museet, Oslo; della National Gallery of Victoria, Melbourne; della Queensland Art Gallery, South Brisbane; e del Kiran Nadar Museum of Art.
La mostra è visitabile ad ingresso gratuito.
