Stefano Ferri, scrittore e blogger, ci parla dell’Articolo 3 della Costituzione Italiana. Quella Costituzione che abbiamo da più di settant’anni, ma che per alcuni aspetti è ancora avanti rispetto alla società in cui viviamo.

“La Costituzione ha precorso i tempi”

spiega Stefano

“quando dice che tutt* i cittadin* sono uguali di fronte alla legge senza distinzioni di sesso, di razza – un concetto che solo in seguito abbiamo imparato a riconoscere come sbagliato – ma anche di “condizioni personali”: una formula che, di fatto, già spalancava le porte al riconoscimento della piena parità di diritti per le persone LGBT+. 

La nazione, concetto politico e valoriale. La Costituzione.

Quanto agli odierni apologeti della nazione, non troverebbero appoggi nella Costituzione né per politiche discriminatorie nei confronti di diverse etnie – nonrazze, perché la razza umana è una sola, differenziata nel corso dei millenni dall’adattamento evolutivo ai diversi ambienti – né per atteggiamenti anti-europeisti. Questo perché la nazione non è un concetto etnico, bensì politico e valoriale: laddove una comunità condivide un insieme di valori, là c’è nazione. In prospettiva dunque, anche se il cammino per costruirla non è finito, anche la nazione europea è una realtà perché, dopo la Seconda guerra mondiale, i popoli e i governi dei paesi membri dell’UE hanno condiviso un nucleo di valori: la coesistenza pacifica, la democrazia, il riconoscimento dei diritti umani civili e sociali…

Piaccia o no ai reazionari di ogni tipo, le giovani generazioni stanno crescendo in questo spirito di apertura. E quindi forse, anche laddove noi siamo rimasti indietro, riusciranno finalmente ad attuare quella società che i padri e le madri costituenti avevano prefigurato.

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