Il prossimo 22 ottobre dividiamo a metà la Terra. Non per troncarla in due parti come un’arancia, che verrebbe in mente solo ad un catastrofista depresso, ma per tracciare una linea di demarcazione netta ed equa tra l’ambiente antropizzato e un’inaccessibile riserva naturale integrale. Esperti di tutto il mondo e di tutte le discipline si collegheranno tutti insieme per condividere le loro prospettive individuali e coordinarle mettendo in campo tutte le competenze possibili per raggiungere l’obiettivo che si pone il progetto Half-Earth a garanzia della salute del nostro pianeta per le generazioni future.

Il numero delle specie viventi sul pianeta sta declinando paurosamente perché il sistema economico dominante associato al cambiamento climatico sta velocemente divorando ampi territori in cui ancora dimorano numerosi esemplari animali e vegetali. Mettendo a repentaglio questi habitat si riduce drasticamente la biodiversità compromettendo allo stesso modo la nostra stessa esistenza.
La Natura è ridotta allo stremo: prima che disarcioni i sapiens con un ultimo scossone lasciamo che metà del pianeta si rinselvatichisca, magari rimaniamo ancora in posizione eretta. Secondo le teorie elaborate dal biologo e naturalista inglese Edward Osborne Wilson nel suo saggio scientifico Half-Earth: Our Planet’s Fight for Life: se preserviamo il 50% della superficie globale, la frazione di specie protette arriverebbe ad un rassicurante 85%, mentre se ci limitiamo ad un misero 10% è stato stimato che sopravviverebbe solo il 50% delle specie viventi. Considerando che se continuassimo così metteremmo a rischio anche questo 10% di habitat naturale rimasto, praticamente saremmo degli incoscienti.

Giovedì 22 ottobre si prospetta dunque come un’entusiasmante giornata di programmazione virtuale assieme a E.O. Wilson e altri ospiti speciali. La giornata è caratterizzata da presentazioni su Science of Half-Earth, Inspiring the Next Naturalists, oltre che da una speciale tavola rotonda intitolata Igniting Change, moderata da Glenn Close e con relatori di spicco provenienti da vari settori quali leader giovanili, scienziati, filantropi, imprenditori, attivisti e tanti altri.
In programma anche una diretta in lingua italiana su Facebook da Pratovecchio Stia, con una tavola rotonda tra il ministro per l’ambiente e i principali fautori e fondatori della riserva naturale di Sasso Fratino e del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi. Partendo da un ragionamento critico su questo progetto utopistico ma necessario, l’intento dell’incontro è quello di ripensare l’uso del territorio lasciando spazio alla Natura, come elemento di quel patto intergenerazionale necessario per lo sviluppo sostenibile, per conservare la biodiversità, mitigare i cambiamenti climatici e fornire preziosi benefici ecologici.

Venerdì 23 è poi prevista un’escursione nella riserva biogenetica di Badia Prataglia ma se invece l’intenzione è quella di recarsi per conto proprio nelle foreste che si trovano a cavallo tra le province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze, ecco l’opportunità di girare senza mascherina tra selve mozzafiato di abeti bianchi, boschi da favola di faggi, frassini, aceri, tigli selvatici e querceti da sogno. Potrete abbracciare dei meravigliosi esemplari di olmo montano e fare una capatina a sbirciare da lontano la riserva naturale integrale di Sasso Fratino e le faggete vetuste ricomprese nel perimetro del parco, elette a Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Chissà che non vi capiti di trovare qualche porcino e tornare come i primi umani che “avevano un approccio alla vita funzionale e non distruttivo, che non richiedeva, in linea di massima, molto lavoro, non oggettificava le donne ed era anti-gerarchico. Vi sembra questo un modello così arretrato?” E’ la domanda che negli anni ‘80 si fece John Zerzan, ipotizzando una società fondata sull’anarco-primitivismo, dove non veniva per niente idealizzata una primitiva età dell’oro ma un modello di vita strutturato su una forma di società basata sul sistema dei cacciatori-raccoglitori e sul nomadismo, il più egualitario mai esistito riguardo ai rapporti umani, ma anche quelli riguardanti l’essere umano e la natura, che potrebbe tradursi in una costruzione di una rete solidale e trasversale di comunità autosufficienti e rispettose dell’ambiente in cui dimorano in perpetua e incondizionata collaborazione e sinergia, opposta alla società capitalista globale e tecnocratica imperante, competitiva e cinica. Con larghissimo anticipo affermò che “i progressi tecnologici hanno portato solo più lavoro” e che “la tecnologia ha creato una società rigidamente divisa in classi, dove gli esseri umani diventano semplici ingranaggi della macchina sociale, in cui l’ambiente viene distrutto, e ansia, stress, insonnia e depressione sono sempre più diffusi”.