Sono anni che seguo la trasmissione di Maria De Filippi, anni che seguo in qualche modo il suo personaggio così ricco di sfumature: Maria ci si presenta come persona a tratti ruvida e dolce, riservata ma disponibile, colei che è in grado di comprendere chiunque si trovi dinanzi a lei. Lei sa vedere oltre le azioni di corteggiatori e corteggiatrici nella trasmissione quotidiana di Uomini e Donne, lei sa parlare la lingua degli adolescenti in Amici e al contempo risolvere con qualche parola messa molto bene drammi famigliari che durano da decenni in C’è posta per te. Di fatto tutto il mondo televisivo e canoro che circonda l’Italia, gran parte della cronaca rosa del nostro paese è gestita dalla mano invisibile della Signora De Filippi.

Non lo dico con sfottò, anzi con la consapevolezza che nessuna nel mondo della televisione è mai riuscita a crearsi una così grande credibilità come la signora De Filippi in Costanzo. Maria sembra poi un nome che cade davvero a fagiolo in un mondo sempre più povero di fede e sempre più bisognoso di santità.

Il Costanzo show quale luogo di inclusione

Penso a quanto Maurizio Costanzo – nel bene e nel male della sua figura che non sta me giudicare – abbia però operato un’azione di grande apertura negli anni Ottanta e Novanta nella bigotta e buonista cultura italiana, quado sul palco del suo Costanzo show ha portato personaggi ai tempi al quanto discutibili: gay, trans-sessuali, tossici, malati mentali (pensiamo a una su tutte Alda Merini) dando largo spazio all’emarginato come figura che aveva “diritto” di emergere. Credo che la perdita del salotto di Costanzo, per quanto molte volte si “tingesse di rosa”, sia stata una grande privazione per la cultura televisiva italiana e per la trasmissione di una civiltà e di un sapere alternativo.

Il mondo “normale”

Lo confesso, la sera mentre mangio guardo le repliche di Uomini e Donne, trovando la trasmissione una fonte di studio fondamentale per la condizione della dimensione umana: mi è utile per rimanere con i piedi per terra e non pensare che il mondo sia quella ristretta cerchia di intellettuali che solitamente frequento.

Il mondo è fatto di Tina, di Gianni (storici opinionisti del programma) di Mario, di Sabrina, di Gemma, di tronisti e troniste sempre con accenti del sud. Il mondo è fatto di persone che parlano ancora di valori, senza comprendere che quei valori di cui parlano (in genere intendono la famiglia) è il procrastinarsi di una visione patriarcale della vita.

In Uomini e Donne vedo la disperazione di persone ormai mature ridotte alla solitudine da una società che ti preme ad essere solo, mettendoti al muro, spingendoti a pensare che è solo colpa degli altri quando si soffre. Credo che la complessità del vivere in coppia sia proprio questa: pensare che il nostro grado di insoddisfazione dipenda dall’altro, quando invece la vita è ontologicamente insoddisfacente.

Non abbiamo pazienza, ascolto. Questi adulti, molto adulti non comprendono il valore del bacio: una lingua che entra in contatto con un un’altra lingua e, quando parlo di lingua, vorrei che non si pensasse solo all’organo che c’è nella nostra bocca, ma a quel linguaggio che è il nostro modo di stare nella vita. Una messa in scena di atrocità, barbarie in cui nessuno rispetta nessuna, in cui il bullismo e gli insulti sono all’ordine del giorno.

E io li guardo, li guardo per non perdere misura, nella mia infinita solitudine, di cosa sia il mondo; di cosa possano essere le persone. E capisco un po’ meglio il carapace nel quale ci rinchiudiamo, un po’ tutti, perché la vita ci fa paura, perché non siamo più capaci di quell’amore profondo che ci permetta di abbandonare la singolarità della nostra visione del mondo per accogliere la bellezza di una visione differente, lontana e a tratti spaesante che ci offre lo sguardo dell’altro.

L’amore che dura

Su ciò ci sono due libri che disaminano la difficoltà dell’amore che dura, perché al pari di quanto esso sia complesso lo è altrettanto averne cura: il primo è il libro di Massimo Recalcati dal titolo Mantieni il bacio e il secondo di Alain Badiou, Elogio dell’amore.

Entrambi i testi mettono a confronto l’amore che brucia ma si consuma in fretta, con quell’amore che ha la pazienza dell’ascolto, che può sopravvivere senza bruciare, che resiste all’intemperie del tempo e non si fa sfuggire lo splendore della lingua dell’altro, dei suoi cambiamenti, dei suoi sobbalzi, dei suoi mutevoli sapori.

Uomini v/s Donne: una pericolosa dicotomia

Ma al di là di questo quello che mi rabbrividisce maggiormente è la dicotomia che viene procrastinata nel programma di Maria De Filippi (donna di enorme intelligenza e che stimo profondamente). Uomini da una parte e donne dall’altra. È l’uomo che deve corteggiare, non lo può fare la donna. Le sfilate (cose che ogni tanto vengono messe in scena per “mettersi in mostra” al parterre) sono principalmente fatte dalle donne e non dagli uomini.

Quante volte, troppe, gli uomini difendono la loro mascolinità invocando la frase “io sono un vero uomo”, e tante altrettante volte le donne vengono complimentate con la perifrasi “donna con gli attributi”. Sì, è vero c’è stato anche un trono gay ma mai un trono lesbico, perché? E perché se adesso io volessi scendere per corteggiare Sabrina non potrei? Io donna non potrei corteggiare un’altra donna! Perché? Eppure, non è questa la lezione che ci ha lasciato Maurizio Costanzo. Non è questo il “mondo televisivo” che con il suo operato egli aveva cercato di costruire.

Lo spazio del televisivo

Se la realtà televisiva è uno spazio del possibile, oggi essa diventa una caverna nella quale mostrare solo una parte di realtà: uno spazio vuoto, escludente, performativo in cui solo certi corpi e certi desideri possono essere ospitati. Eppure, il mio modo di amare, non mi pare più scabroso del costante inneggio al denaro e alle cose fatto da un Tony Effe, nelle sue apparizioni televisive e nelle parole delle sue “canzoni”, o da un Corona nelle suo quotidiane dichiarazioni pubbliche o da ricconi ludopatici che ormai spopolano in ogni dove. Pare come se la televisione volesse creare lo spazio del peggio, dell’orrore come a voler giustificare il vuoto dilagante dell’esistenza dell’uomo che “può tutto” che non è più operaio, ma schiavo di sé stesso: della propria partita iva.

Maria De Filippi, voglio corteggiare Sabrina!

Io sono una donna che da casa vede un’altra donna, Maria: perché non posso corteggiarla?

Al di là del fatto che sono felicemente accompagnata e, per quanto nutra un debole per il fascino di Sabrina, mai scenderei a corteggiarla giacché appagata dalla mia splendida moglie: ma perché se così non fosse non potrei propormi come sua corteggiatrice?

Uomini e Donne mi parla ancora di un mondo in cui ci son amori di seria A e amori di serie B; in cui ci sono attrazioni “accettabili” ed altre invece che devono essere rinchiuse e recluse a casa. Perché Maria? Tu non potresti fare di più? Uomini e Donne come momento antropologico fondamentale per comprendere la nostra epoca, non potrebbe essere qualcosa di più?

Io vorrei poter pensare almeno di poter scendere dalle scale con quel fantastico medley per corteggiare Sabrina; Maria nazionale, Santa Maria: perché non posso?

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