“Non li metto alla porta, ma non li invito alle riunioni di partito né mi metto a discutere su determinati paletti – che secondo me sono estremamente chiari – su quella che è la famiglia naturale, che continuo a promuovere. Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale – quindi di un gusto personale – debba dare luogo a diritti.”

R. Vannacci – ospite de La7 a “Otto e Mezzo”

Dovevamo veramente aspettare l’ascesa politica e la visibilità mediatica di un generale sospeso dall’esercito, l’esposizione dell’ennesimo piccolo uomo che ha fatto delle sue paure slogan elettorali, fortune politiche future, per comprendere che viviamo in un paese completamente ignorante sulle tematiche sessuali e identitarie? 

E, con maggiore stupore, per accorgerci che siamo fondamentalmente una Nazione costruita sui pregiudizi, sugli schemi tramandati, sulla tradizione quella nociva, sulla paura in sostanza di una delle sfere più importanti della nostra personalità ? 

Sicuramente non siamo così stupidi e, nonostante le centrifughe mentali in cui ogni giorno ci immergiamo a causa della dipendenza da scrolling “tiktokkiano”, neanche così tanto rimbecilliti: i momenti di lucidità ce li abbiamo e molti se li riescono a conservare gelosamente. Riusciamo ancora, inutile negarlo, a riconoscere che siamo noi stessi i primi a essere prigionieri della nostra stessa paura del nostro essere animali così tanto sessuali. 

Finiamo per stupirci di Vannacci

Eppure, ci sforziamo così tanto di nascondere questo lato preponderante di noi e anche di nascondere che lo nascondiamo, che finiamo per stupirci di Vannacci: perché non fa altro che pronunciare a parole tutte le convinzioni che ci costruiamo da soli, che devono fungere da argine ai nostri istinti, al nostro splendere, al nostro essere noi stessi, alla nostra libertà. 

Etienne de La Boetie, nel 500, scriveva, nel suo pamphlet “discorso sulla servitù volontaria”, che l’essere umano si assoggetta, si taglia la gola e potendo scegliere tra l’essere servo e l’essere libero, lascia la libertà e prende il giogo; che acconsente al suo male, anzi lo persegue. 

Ed infatti così è: ci autosoggioghiamo alla paura

Vannacci lo fa addirittura chiudendo le porte delle discussioni agli omosessuali che osano chiedere più diritti, più di quelli che già hanno e che devono bastargli (guidare, parlare, essere curati); lo fa difendendo come un guerriero anime la famiglia naturale; lo fa definendo l’orientamento sessuale un gusto, come quello per il gelato, la pizza, l’auto, la casa. 

Non sia mai avere la presunzione tutta Vannacciana di fare l’analisi etimologica e semantica di ognuno di questi concetti e termini, ma qualcosa va detta. 

Sulla famiglia naturale ci sono libri meravigliosi, come quelli di Lisa Signorile – primo tra tutti “Il coccodrillo come fa” – che spiegano che la natura non è quella cosa eterosessuale e monocellulare del bilocale che ha in mente lui; anzi le famiglie non si assomigliano mai nemmeno quando sono felici. 

Inoltre è utile anche porsi la seguente domanda: se la famiglia è naturale, quindi immutabile e imperitura, da cui deriverebbe che la natura non cambia mai nemmeno con la cultura perché l’essere umano sempre natura è, perché farsene difensore e promotore? 

Forse se ha bisogno di difensori significa che la natura tutta cambia come si evolve la natura umana, per quanto possibile. 

La convinzione è che la famiglia modello composta da mamma, papà e due figli sia istituzione eterna, quando forse così non è. Forse è anche essa una costruzione sociale figlia di una specifica epoca?

Forse “naturale” è una parola apparentemente chiarissima, che appena la interroghi si svuota? Una coppia sterile è normale? Un figlio adottato? Una vedova che cresce i figli da sola? Due nonni che fanno da genitori? La realtà è sempre più fantasiosa delle definizioni, più complessa, più anormale

Poi resta la questione dei diritti e di come i gusti dovrebbero dar luogo a più diritti. Questo quello che si chiede l’onorevole. 

Innanzitutto bisogna stabilire e chiarire che di sessualità non si può parlare come di gusti di gelato, perché è un rischio antiscientifico troppo grande che ci fa tornare a molti anni fa. Ma la domanda è: perché un gusto dovrebbe discriminare rispetto ai diritti civili ? 

E poi andrebbe declinata così: la Costituzione pensata 80 anni fa non discrimina, perché un partito che si presenta alle elezioni dovrebbe farlo?

Finché accadrà, purtroppo, dovremo sentir parlare di chi sta con chi, di come ci sta e quando ci sta, di chi sembra che cosa, di chi non lo sembra più, di chi è diventato cosa e perché. La speranza è quella di poter giungere ad un giorno in cui si potrà parlare solo di diritti della persona. 

Ancora non è il tempo: siamo tutti etichettati, tutti ci etichettiamo. Siamo come merci. 

Merci che difettano, merci che peccano, merci che deviano. 

Mai solo merci che amano. 

Ma che, anzi, quando lo fanno, vengono emarginate se non sfregiate. 

Fromm affermava che la vera democrazia è quella forma di governo che permette all’essere umano di sviluppare pienamente la sua personalità; un progetto umano e umanistico. In questo senso questo progetto è a rischio ora con l’avvento di Vannacci, o lo è da prima ? 

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