Poco tempo fa un mio allievo di quinta superiore mi ha chiesto perché in letteratura studiamo quasi solamente autori maschi. Non è il primo che mi ha posto tale domanda nei miei anni di insegnamento ma il nervo scoperto duole sempre come la prima volta. Perché, dunque? 

“Perché il canone letterario privilegia quasi sempre una linea autoriale di uomini” è stata una mia prima risposta ma mi è apparsa del tutto insoddisfacente. Anche perché un canone si può cambiare. Infatti, si possono sottoporre ai ragazzi grandi scrittrici come la Deledda, la Ginzburg e la Morante, tanto per fare dei nomi. Ma se poi i manuali scolastici continuano a perpetuare una scelta, soprattutto moderna e contemporanea, impostata alla fine sui grandi classici al maschile, per un docente resta sempre un’impresa ardua quella di dover cercare di proporre alternative. 

Maturità 2026, nessuna donna nelle tracce di fascia A

La maturità di quest’anno, ahimè, ha confermato per l’ennesima volta questa tendenza. C’era una presenza femminile, è vero, tra le tracce: quella della giornalista tedesca Wenke Husmann con il tema su “scienza e meraviglia”, assegnato per la tipologia c, ma restava comunque in una posizione defilata, se non relegata. Invece, nella traccia più squisitamente letteraria (l’analisi del testo della tipologia a) le donne non c’erano di nuovo neppure quest’anno (al loro posto una poesia di Cesare Pavese e una prosa di Vitaliano Brancati) e ormai mancano da decenni. Poteva essere l’occasione per Grazia Deledda, nella ricorrenza dei cent’anni dall’assegnazione alla scrittrice sarda del Nobel per la letteratura. E invece niente.

In passato ci sono state altre figure femminili presentate nei brani della maturità, ma sempre in posizioni marginali se non in prove suppletive o straordinarie dello stesso esame (Sibilla Aleramo, Alba de Céspedes , Anna Banti).

“Perché non si cambia e non si è mai cambiato?”,

mi ha chiesto sempre  lo stesso allievo, più con curiosità che malizia.

Mi è stato difficile offrire una risposta ancora sensata, forse perché non ce n’è. Perché il vero cambiamento dovrebbe essere in tutte le direzioni, ovvero sia nella stesura dei manuali (scolastici e universitari) sia nelle scelte individuali di ciascun docente, e non solo. Con l’unica discriminante, non del genere, ma della profondità del pensiero di ciascun autore o di ciascuna autrice e della sua intelligenza di pensiero. 

La stessa introduzione delle “quote rosa” non andrebbe in direzione della parità di genere. Perché la parità di genere si avrebbe solo con la “parità di merito”, senza preclusioni o posti assegnati preventivamente, come forma riparativa.

È anche vero che la libertà di insegnamento consente un ampio margine di manovra ma poi, se c’è comunque l’esame di maturità, come si è dimostrato per l’ennesima volta, il rischio di fare per conto proprio percorsi completamente “controcorrente” o di scegliere più autrici della nostra tradizione letteraria da studiare in classe può pure rivelarsi un’arma a doppio taglio. Purtroppo.

È una questione di realpolitik. O di convenienza

Perché alla fine chi ci rimette sono i maturandi al momento dell’esame finale e dunque dell’impiego delle loro conoscenze. 

Forse ha davvero ragione la scrittrice Chiara Tagliaferri, intervenuta di recente a dire la sua in merito alla questione della “lite” tra Michele Mari e Teresa Ciabatti, entrambi in lizza per la vittoria nella fase conclusiva del Premio Strega di quest’anno, ma divisi – almeno così riportano le ultime notizie – sul giudizio inopportuno dato dal primo sull’aspetto caratteriale e fisico dell’autrice Michela Murgia, da pochi anni scomparsa.

“La strada l’ha tracciata Murgia. Tutte le sue opere ci hanno aiutato ad abitare le storie, guardandole da un altro punto di vista, e a difendere gli spazi e i corpi delle donne. Sono stati gli uomini a stabilire il canone. A dipingerci, a immaginarci per più di duemila anni.
Non è mai stato il corpo dell’uomo al centro del dibattito, ma è sempre stato il corpo della donna a dover esser socialmente accettabile e socialmente desiderabile”.

Intervista di Sara Scarafia a Chaira Tagliaferri, Repubblica, 21 giugno 2026.

Dunque è necessario un cambio di sguardo. Un cambio di punto di vista. Proprio a partire dalla maturità e dalle tracce che vengono scelte ogni anno. Perché, e non solo, l’esame conclusivo degli studenti della scuola superiore non si perpetui ogni qualvolta come l’ennesima giornata particolare (faccio riferimento al film di Ettore Scola, del 1977, con Marcello Mastroianni e Sophia Loren) in cui sono in primo piano gli uomini e le proprie scelte, a discapito delle donne, e persino degli studenti e delle studentesse.

Di Johnny Freak – scatto di scena, Wikipedia, pubblico dominio

Perché sono proprio loro i primi a non capire questa differenza di genere e questa difformità di trattamento che nulla ha a che vedere con le considerazioni valoriali di ciascuno scrittore e di ciascuna scrittrice.

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