Vito Teti e “Il senso dei luoghi”, bussole per narratori erranti
Esistono bussole per non perdersi nelle storie? In un mondo che corre veloce, un autore che ci insegna a rallentare, Vito Teti.

Esistono bussole per non perdersi nelle storie? In un mondo che corre veloce, un autore che ci insegna a rallentare, Vito Teti.

Esistono bussole per non perdersi nelle storie che vogliamo raccontare? Per un autore, un fotografo o un viaggiatore, la sfida non è solo trovare una vicenda, ma lo sguardo giusto per narrarla, specialmente quando è legata a un luogo, alla sua anima. Spesso si crede che basti osservare, ma la vera sfida è decifrare.
Un luogo, infatti, non è mai uno spazio vuoto; è una sede fisica di segni, un testo denso che ci parla del presente e del passato. È un campo di forze socio-semiotiche che attende di essere attraversato per essere compreso e, per navigare questa complessità, serve una bussola.
In un mondo che corre veloce, esiste un autore che ci insegna a rallentare, a guardare, a sentire. Quell’autore è l’antropologo calabrese Vito Teti. Nel nostro percorso di ricerca, che portiamo avanti sul canale Caffè Fotografici, esploriamo proprio queste bussole. Lo abbiamo fatto con il documentarista Valerio Bispuri, che ho avuto il piacere di intervistare proprio per ReWriters, e in questo periodo lo stiamo facendo con l’antropologo Vito Teti.
I suoi testi, da Il senso dei luoghi a “La restanza“, offrono una mappa straordinaria per orientarsi in quella che possiamo definire la dimensione emotiva e spazio-temporale del racconto. Una guida essenziale non solo per la sua Calabria, la mia terra, ma per qualsiasi luogo si voglia attraversare con l’intenzione di narrarlo.

Il primo passo di ogni narratore è un viaggio interiore. Raccontare significa esporsi a una dimensione emotiva potente, con il rischio che il nostro sentire personale prenda il sopravvento, inficiando la storia. Come mantenere una distinzione tra sé e l’altro? Teti ci fornisce una risposta netta: è necessario superare quello che definisce lo “sguardo superficiale e compassionevole”.
Non si tratta di essere freddi, ma di essere lucidi. Si tratta di sostituire il sentimentalismo con un rispetto profondo, che permetta alla realtà dell’altro di emergere nella sua integrità. Lo stile che ne deriva, come notato da Predrag Matvejević a proposito di Teti, è fatto di “immagini secche, asciutte, acute”. L’obiettivo non è commuovere a buon mercato, ma costruire una potente e realistica “epopea dell’isolamento”, dove la forza del racconto risiede nella sua precisione penetrante.
Una volta calibrato lo sguardo, bisogna affrontare il luogo. In esso, specialmente in quelli abbandonati ma anche in quelli vivi e pulsanti, spazio e tempo formano un tutt’uno. Il passato non è svanito; le sue tracce sono impresse nelle pietre, nelle strade, negli oggetti. Il nostro compito è leggerle.
Qui entra in gioco il “percorso fisico e mentale” di cui parla Teti. Il racconto è un’immersione totale, un cammino fatto con il corpo e con la mente per entrare in sintonia con la realtà. Non basta “vedere” un luogo, bisogna attraversarlo. È in questo attraversamento che noi, come narratori, diventiamo agenti attivi: rivifichiamo i segni. La nostra presenza, il nostro sguardo allenato, la nostra interazione riattivano significati sopiti.
È questo il cuore del concetto calabrese che Teti eleva a manifesto: “Sacciu li lochi” (Conosco i luoghi). Non è un’affermazione di possesso, ma di profonda conoscenza. È la consapevolezza di chi ha passato del tempo, ha creato un legame, ha imparato a decifrare le dinamiche e i segreti di un territorio.
È la meta di ogni narratore. Perché, come scrive Teti: “Contro ogni apparenza, i luoghi abbandonati non muoiono mai. Si solidificano nella dimensione della memoria di coloro che vi abitavano, fino a costituire un irriducibile elemento di identità“.
Il nostro racconto non fa che rendere nuovamente visibile questa identità.
Il risultato è una narrazione che non si limita a descrivere, ma evoca e connette, trasformando il lettore o lo spettatore in un compagno di viaggio.
Il pensiero di Vito Teti è una miniera inesauribile per chiunque si occupi di storie. Se desiderate esplorare ulteriormente questi temi, ecco alcune risorse:
