Sicuramente Cosimo III de Medici fece storia con il suo Bando nel 1716, ma va detto che tutto questo era legato ad una azione commerciale e politica. Cosimo non era un grande bevitore: peccato! Mentre qualcun altro poco più di un secolo dopo fece qualcosa di altrettanto importante, ma partendo dal suo immenso piacere nel consumare vino: Napoleone III. Ebbene sì, a lui si devono molti aforismi e battute su questo argomento e senza dubbio la classificazione del 1855.

Questa fu presentata durante l’Esposizione Universale di Parigi sulla base della sua richiesta presso i courtiers (brokers) della Borsa di Bordeaux e riguardava solo la zona del Medoc. In una lettera proprio lui, chiese quali fossero secondo loro, i vini più pregiati tra i rossi e i bianchi. La risposta arrivò in brevissimo tempo adottando un elenco in base alla reputazione dei produttori, al prezzo e dalla tradizione di produzione. Era comunque presente una lista non ufficiale che teneva conto di tutti questi elementi legati alla continuità nel tempo. Il termine Cru quindi diventa la parola alla quale legare il valore di un vino e la sua scala ciò che ne determina l’importanza. In realtà non esiste una traduzione esatta di questa parola dal francese, ma diciamo che si identifica come un terreno limitato dove il vigneto é capace di produrre vino con qualità organolettiche pregiate. Nel dettaglio questa classificazione, rimasta immutata, prevedeva: 88 produttori di cui 61 di rossi e 27 di bianchi. A loro volta i rossi  sono stati suddivisi dal Premierers Cru classé al Cinquiėme Cru classé e i bianchi in Premier Cru Superior e Deuxiėmes Grand Cru classės de Sauternes e Barsac.

Le uniche modifiche ad oggi sono state due: Château Cantemerle come Cinquieme Cru e l’altra nel 1973 quando Château Mouton Rothschild é passato dal Second Cru al Premiere Cru. La data del 1855 rimane ancora il punto di riferimento per gli appassionati, i produttori e i mercanti perché tuttora é la certezza di una tradizione che si rinnova. Grazie Napoleone! È certo che era un gran bevitore, e anche grazie a sua moglie Josephine, aveva una cantina che contava oltre 13.000 bottiglie. Sappiamo che  apprezzava anche lo Champagne dell’allora commerciante di vini Claude Moët. Si dice che si portasse sempre dietro almeno due bottiglie, ma la sua vera passione era un vino della Borgogna, lo Chambertin, a base di Pinot Nero: lo chiese anche la sera prima dell’esilio. E aggiungerei: come dargli torto!