Il disturbo dello spettro autistico (Autism Spectrum Disorder, ASD) è tra i disturbi attualmente riconosciuti tra le più rilevanti e diffuse patologie del neurosviluppo.
Le frequenze di disturbo dello spettro autistico si avvicinano all’1%  della popolazione. I disturbi dello spettro autistico interessano circa 2 milioni di individui negli Stati Uniti e decine di milioni in tutto il mondo. Le recenti statistiche sull’incidenza dell’autismo elaborate dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) riportano che in America un bambino su 88 ha un disturbo dello spettro autistico. I dati indicano un incremento di 10 volte superiore negli ultimi 40 anni. Nel Nostro Paese si stima 1 bambino su 100, così come emerso dal progetto europeo di ricerca ASDEU (Autism Spectrum Disorder in European Union). Secondo quanto raccomandato dalle linee guida internazionali e nazionali, l’intervento terapeutico d’elezione consiste in attività educative altamente specializzate e individualizzate che applichino i principi della scienza del comportamento all’insegnamento in tutte le aree dello sviluppo.

E’ proprio in questa direzione che nasce il progetto A-BILMENTE,  una Summer School che si tiene dal 31 agosto al 4 settembre 2020 presso Villa Irelli (un agriturismo situato a Castelnuovo Vomano in provincia di Teramo), dedicata ai bambini con Disturbo dello spettro autistico in cui vengono proposti una serie di momenti educativi strutturati con i terapisti, intervallati da momenti di gioco e attività ludico-ricreative. La Summer School, è inoltre un’occasione per contribuire alla formazione e alla condivisione dei bisogni delle famiglie garantendo uno spazio di ascolto e condivisione anche per i genitori. L’impegno è quello di offrire ai bambini opportunità di socializzazione, interazione con i pari e insegnamento in piccoli gruppi omogenei per livelli di funzionamento. Ogni bambino è affiancato per tutta la settimana da un suo terapeuta di riferimento che lo accompagna in un’esperienza pratica e intensiva individualizzata anche attraverso la partecipazione a laboratori diversificati e adattati al bisogno del singolo: dal laboratorio di cucina, acquaticità e nuoto, al laboratorio di motricità e di intervento assistito con gli animali. Gli obiettivi prioritari di A-BILMENTE sono dunque quelli di offrire ambienti educativi altamente specializzati sulla base delle esigenze individuali di bambini con età, competenze e livelli di funzionamento molto diversi ed offrire loro il miglior intervento all’interno del contesto sociale.

Il progetto nasce come prosecuzione e integrazione del lavoro che svolge l’Opera Sante de Sanctis ONLUS, un’Associazione per la terapia e la riabilitazione di portatori di handicap psicofisici. L’Associazione è stata fondata nel 1898 da Sante de Sanctis (1862-1935), pioniere della neuropsichiatria infantile. Fu proprio Sante de Sanctis, nel 1906, a parlare per la prima volta di dementia praecocissima, un quadro clinico che, come evidenziato da una recente ricerca svolta dalla Dott.ssa Giorgia Morgese (che ha previsto l’analisi di oltre 1000 cartelle cliniche, dal 1930 al 1935, sino ad ora mai studiate e conservate presso l’Archivio storico dell’UOC Neuropsichiatria infantile del Policlinico Umberto I)  sembra aver anticipato le moderne concezioni di spettro dell’autismo.

L’Associazione, in continuità con lo spirito del suo fondatore, ha svolto, fin dalla sua istituzione, un ruolo di avanguardia nell’uso di tecniche riabilitative innovative o sperimentali associate alla tecnica riabilitativa ordinaria.

Ma l’autismo è sempre esistito?

Nel 1797, un bambino di dodici anni venne ritrovato in una foresta dell’Aveyron e affidato al medico francese Jean Itard. Il bambino non parlava e non socializzava come ci si aspettava potesse fare un bambino della sua età. Nacque la leggenda del bambino selvaggio, alla cui educazione si dedicò Itard seppur con scarso successo. Victor, questo il nome che gli venne dato, non comunicava né interagiva con Itard e con gli altri che si alternavano nel tentativo di ri-educazione, mostrava una scarsa tolleranza alle frustrazioni ed ai cambiamenti in genere, quando aveva bisogno di qualcosa preferiva prendere la mano di qualcuno e spingerla verso l’oggetto desiderato piuttosto che indicare o richiedere verbalmente. Victor, infine, sembrava incapace di imparare quando gli venivano insegnate le cose in modo tradizionale e mostrava quasi tutte le caratteristiche che in seguito sono state descritte per identificare i bambini con autismo.

Successivamente si ritrovano pochi riferimenti per lo più confusi e non sistematici all’autismo. Agli inizi del Novecento è stato proprio lo psicologo e psichiatra italiano Sante de Sanctis, come si diceva, a descrivere per la prima volta in modo scientifico, la sindrome della dementia praecocissima che veniva presentata come incapacità innata a stabilire un contatto affettivo abituale e naturale. Il suo merito è stato quello di aver definito una sindrome neuro-psichiatrica in età evolutiva sulla base di un approccio nuovo alla patologia mentale del fanciullo, riconosciuto, per la prima volta, come soggetto clinico nei suoi processi evolutivi e mentali. L’originale proposta di Sante De Sanctis contrastava con tutti i canoni seguiti all’epoca che, in base ad un’astratta concezione dell’infanzia, escludevano la follia, vista come negazione della ragione, da questa età evolutiva in cui si riteneva che la ragione non fosse ancora insediata. A partire da tali presupposti vennero elaborati interventi educativi e riabilitativi in Istituti pubblici e privati che si ponevano l’obiettivo di favorire l’espressione e lo sviluppo della personalità dei fanciulli con deficienze mentali; a Roma nel 1899 nascono così gli Asili-Scuola, dove i bambini con difficoltà dell’età evolutiva e con la diagnosi di dementia praecocissima venivano presi in carico secondo il fondamentale principio-costrutto della educabilità: “educabilità vuol dire progredire adattandosi socialmente”. L’educabilità si concretizzava dunque nell’adattamento sociale e nel successo lavorativo.  Al loro interno erano presenti un Giardino d’Infanzia (in cui, al fine di favorire un adattamento all’ambiente e alla convivenza con gli altri alunni, veniva praticato il lavoro manuale, considerato positivo sul piano educativo) e una Sezione preparatoria per gli alunni anormali nell’intelligenza e nel carattere, selezionati nelle scuole pubbliche. Il Giardino garantiva il rispetto per la spontaneità, la manifestazione e lo sviluppo delle attitudini personali attraverso la formazione al lavoro fisico, alla socievolezza, all’educazione degli affetti e del contegno. Il principio alla base di tali strutture educative era, così come esplicitato da de Sanctis, la preparazione alla vita pratica.

Tale tradizione verrà proseguita nel secondo dopoguerra in Italia dal neuropsichiatra Giovanni Bollea e dallo psicoterapeuta dell’infanzia Adriano Ossicini nei primi centri medico-psicopedagogici e oggi viene riproposta nel progetto A-BILMENTE.

Solo nel 1943 il pediatra tedesco Leo Kanner ha poi utilizzato ufficialmente il termine autismo per descrivere un complesso di sintomi (sindrome) presenti in 11 bambini dai 2 ai 10 anni, seguito da Hans Asperger nel 1944 ignaro delle descrizioni di Kanner. Nel 1980 l’autismo viene per la prima volta inserito nel DSM-III (Manuale Diagnostico Statistico del Disturbi Mentali) tra i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo.

A-BILMENTE si inserisce dunque nel più ampio progetto dell’Associazione Opera Sante de Sanctis ONLUS che negli anni ha avviato un processo innovativo che, alimentato dalla crescita di idee, iniziative e nuove metodologie, ha dato origine ai primi programmi di riabilitazione funzionale, di reinserimento sociale e riabilitativo dei disabili. Un cammino culturale, dunque, più vicino ai bisogni dell’utente disabile attraverso la predisposizione di servizi e trattamenti riabilitativi sempre più adeguati e qualificati. La globalità dell’intervento riabilitativo è sempre stata e rimane al centro dell’impostazione adottata al fine del raggiungimento del recupero del deficit, del potenziamento delle capacità residue e della realizzazione di una compiuta integrazione sociale. Il progetto A-BILMENTE si colloca dunque all’interno di un approccio che a partire dal passato intende aprire nuove prospettive verso il futuro.