Facciamo un bel gioco? Possono partecipare tutti purché senzienti e consenzienti. Lo scopo del gioco è godersi una giornata ideale in un mondo in pace. Comincia domani. Come scrisse George Orwell nel 1948: “Tutto quel che succede, succede nella mente. Tutto ciò che succede in tutte le menti, succede davvero”. Il mondo distopico da lui immaginato nel suo capolavoro, 1984, si sta purtroppo avverando, specialmente in quest’ultimo periodo, anche se non se lo augura nessuno se non una psiche malata: le menti in questione erano totalmente soggiogate e la vita era uno schifo. Invece i giocatori di Agropia 2048 devono augurarsi il miglior mondo possibile in un ameno gioco di autosuggestione che inneschi la giusta autodeterminazione ad invertire la rotta.

Per essere ammessi bisogna persuadersi che vale la pena rinunciare a qualcosa per rendere appetibile la posta in gioco: se si decide che uno vince e gli altri perdono, tutti rinunciano a vivere pienamente eccetto il vincitore che avrà pieni poteri. Se decidiamo che tutti vincono eccetto uno, l’ultimo farà da capro espiatorio a mo’ di zimbello o sacrificato come martire. Decidendo che a vincere saranno solo i più forti, la vittoria sarà solo temporanea perché i perdenti reclameranno la rivincita in modo perpetuo e non ci sarà mai un vero vincitore. Quindi che vincano i più determinati a escogitare nuove regole che valgano per tutti.

Per superare il primo livello va individuato cos’è essenziale. La vita è amore, ritmo e respiro. Quello che risiede nella nostra caotica corteccia cerebrale è per gran parte spazzatura. Le discariche si infestano di pensieri immondi, mentre i prati in fiore si stagliano colorati e fertili sullo sfondo sensibile del partecipante che innesca in sé un ciclo virtuoso di crescita spirituale.

Meditate gente, meditate.

Al secondo livello siamo ancora solo all’inizio del gioco perché il mondo è ancora tutto da ricostruire. Ripartire da un certo istante della storia dell’umanità o da un modello di società già visto significherebbe ripercorrere inevitabilmente gli stessi errori. Puntare tutto sulla libertà o sulla felicità sarebbe come riempire nuovamente la nostra mente di pura retorica. Questo non vuol dire che non potremo mai essere liberi o felici, anzi. Basta sciogliere le catene desiderandolo ardentemente dal profondo del cuore, le nostre e quelle di tutti, per sempre.

Basta volerlo.

Ma come deviare il treno dell’umanità dal corso della storia? Lo scopo del terzo livello consiste nel ripensare la nostra intelligenza, che da domani potrà attingere da una nuova volontà interiore interconnessa con il ventre di Madre Terra e la Coscienza Universale. Lo scambio che evita il tunnel iper-antropico ed entropico, cambiando destinazione al nostro treno lanciato a folle velocità verso la propria estinzione consiste nell’adottare unanimamente una Costituzione Terrestre che tuteli indistintamente tutte le forme di vita esistenti, senza più strane manipolazioni che alterano gli equilibri che la Natura ha messo a punto in miliardi di anni. Ogni squilibrio, ogni acume di potere, ogni forma di destabilizzazione verrebbero prontamente affrontati seguendo un iter decisionale condiviso. L’impronta economica dipenderebbe dagli indici ecologici così come la tecnocrazia cederebbe il passo all’inventiva, la specializzazione verrebbe sostituita con la visione olistica, la finanza si evolverebbe sotto forma di baratto, il PIL verrebbe rimpiazzato dal TFT, Tasso di Fertilità della Terra.

Baratto scaccia baratro.
Non rivoltiamo più la Terra, deponiamo le armi e l’aratro.

All’inizio della giornata ideale una profonda meditazione agevola senz’altro la partita che si svolge al quarto livello, dove ognuno assume il ruolo che più gli è congeniale e lo esercita trovando che sia l’attività più bella al mondo. Servono braccia convinte di vincere nei campi dove si svolge il campionato di pluri-coltura, servono menti creative per il torneo di neo-cultura e (coniugate anche al femminile) artisti visionari, poeti magistrali, maestri di vita per le gare del domani e maestranze con i saperi di ieri, medici empatici, filosofi facilitatori e politici di cui andar fieri, viaggiatori muniti di bagaglio culturale, guardiani del faro illuminante, mulini con la farina dei nostri sacchi e ponti su cui giocare a scacchi.

Ora tocca a noi, la prossima mossa potrebbe essere quella decisiva.