La legge n. 160 del 27 dicembre 2019 (legge di Bilancio per il 2020) prevede (ma lo farà ancora dopo la crisi del Covid-19?) un esborso considerevole a favore di investimenti pubblici green e in generale per l’ambiente.

L’elemento che spicca, sugli altri, è la ricerca di un difficile ma fondamentale compromesso tra sviluppo e crescita economica da un lato, e sostenibilità e tutela dell’ambiente dall’altro. È lo sviluppo sostenibile, che mira a proteggere l’ambiente e al tempo stesso favorire lo sviluppo sociale ed economico, ormai riconosciuto come principio di diritto internazionale: UN Doc. A/57/329, New Delhi Declaration of Principles of International Law Relating to Sustainable Development, 31 August, 2002. Il tema è molto discusso, sin dal noto Rapporto Brundtland (Il nostro futuro comune), del 1987, che lo definisce come “lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri” (World Commission On Environment and Development World Commission On Environment and Development, Our Common Future, Oxford Paperbacks, 1990).

Nello specifico, le amministrazioni centrali avranno a disposizione, dal 2020 al 2034, oltre 20,8 miliardi di euro (dei quali 4,2 da spendere nel triennio 2020-2023) per rilanciare gli investimenti pubblici in varie materie, già indicate nel testo della legge (economia circolare, de-carbonizzazione dell’economia, riduzione delle emissioni, risparmio energetico).

Le misure direttamente previste a favore dell’ambiente ruotano prevalentemente attorno all’istituzione di un fondo per realizzare un piano di investimenti pubblici per lo sviluppo di un Green New Deal italiano. Parte della dotazione impegnata – 150 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022 – è destinata a interventi volti alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Le cifre evidenziate raccontano di un impegno considerevole per quelle che sono ritenute misure strategiche per la crescita e lo sviluppo sostenibile dell’Italia, soprattutto all’interno di un contesto europeo e globale. A tal riguardo, non è casuale la scelta di porre la tematica ambientale – identificata come settore chiave per rilanciare la produzione e produrre nuova ricchezza, secondo il concetto di green economy – al centro sia delle misure direttamente dedicate all’ambiente, sia di quelle destinate agli investimenti delle amministrazioni centrali.

Le disposizioni considerate prevedono tutte un intervento diretto dello Stato per dare impulso all’economia in determinati comparti o aree geografiche: sono le amministrazioni pubbliche – in taluni casi con la compartecipazione di soggetti privati – che, sfruttando il piano di investimenti previsto dalla legge, devono rilanciare la crescita. L’intervento pubblico non è quello del mero regolatore, ma quello dell’innovatore: non solo arbitro dei mercati, ma anche investitore, risk-taker, secondo una visione per cui l’iniziativa economica pubblica può produrre ricchezza, favorire ulteriori investimenti privati, rivitalizzare settori che apparivano in crisi e quindi aiutare il mercato.

Le misure a sostegno degli investimenti delle amministrazioni centrali sono  mission-oriented: l’obiettivo fondamentale e prevalente sugli altri è la sostenibilità ambientale. Le amministrazioni ottengono finanziamenti per porre in essere iniziative che riducano gli sprechi, che rendano meno inquinanti le attività produttive, che risparmino il consumo di energie.

Viene poi istituito un fondo che mira a destinare il 50 per cento dei proventi delle singole aste per la cessione di certificati di emissioni di gas serra ad attività finalizzate all’attuazione di misure aggiuntive rispetto agli oneri complessivamente derivanti a carico della finanza pubblica a tutela dell’ambiente (ridurre le emissioni dei gas a effetto serra; sviluppare le energie rinnovabili; favorire misure atte ad evitare la deforestazione e ad accrescere l’afforestazione e la riforestazione nei Paesi in via di sviluppo; rafforzare la tutela degli ecosistemi terrestri e marini; incentivare la cattura e lo stoccaggio geologico ambientalmente sicuri di CO2; incoraggiare il passaggio a modalità di trasporto pubblico a basse emissioni; finanziare la ricerca e lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle tecnologie pulite). La misura si inserisce nel meccanismo di emission trading istituito con il Protocollo di Kyoto, sviluppato negli ultimi decenni: i proventi ottenuti con la cessione dei certificati che consentono di aumentare le emissioni devono essere reimpiegati in investimenti a favore della sostenibilità ambientale.

Parte del contributo previsto dal fondo è destinato, per un totale di 20 milioni l’anno, alle iniziative da avviare nelle Zone Economiche Ambientali, prevedendo che i parchi nazionali, grazie a un regime economico speciale, accordino agevolazioni e vantaggi fiscali nelle aree parco per chi voglia avviare attività imprenditoriali ecosostenibili al loro interno.

Un ulteriore stanziamento a favore dell’ambiente consiste nell’esborso di 33 milioni di euro per il triennio 2020-2023, finalizzato alla ricostituzione del Green Climate Fund, come previsto dal cosiddetto accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, adottato il 12 dicembre 2015, il cui obiettivo è di rafforzare la risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici, nel contesto dello sviluppo sostenibile e degli sforzi volti a sradicare la povertà. Per questi fini impegna le parti a porre in essere varie attività: mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali; aumentare la capacità di adattamento agli effetti negativi dei cambiamenti climatici e promuovere lo sviluppo resiliente al clima e a basse emissioni di gas ad effetto serra; ecc. (art. 2).

Le misure a tutela dell’ambiente presentano numerosi elementi di interesse. Se ne indivuano due, di segno opposto.

In primo luogo, le disposizioni descritte sono in linea con un percorso avviato ormai da alcuni anni e sviluppatosi in modo esponenziale nell’ultimo periodo, che mira a convertire le attività economiche alla sostenibilità ambientale, coniugando l’esigenza di ridurre l’inquinamento con quella di favorire lo sviluppo economico-sociale. Il dato è positivo e, a dispetto di una certa prudenza nelle misure disegnate dal Parlamento, si intravede un tentativo di migliorare la tutela dell’ambiente.

In secondo luogo, spicca l’assenza di misure direttamente collegate al comparto agricolo e ai metodi produttivi in tale settore: proprio perché la produzione agro-industriale contribuisce in modo rilevante all’emissione di CO2, la previsione di investimenti e misure volte a incentivare l’agricoltura sostenibile sarebbero risultate, oltre che coerenti con l’obiettivo di far sviluppare la crescita diminuendo le emissioni di anidride carbonica e gli agenti inquinanti, anche particolarmente efficaci nel raggiungimento di tali scopi.

A fronte di questi dati, considerando la crisi economica che stiamo vivendo a causa della pandemia del Covid-19, la quale è a sua volta una crisi ambientale, dovuta all’impatto dell’uomo sulla natura, ci chiediamo: che ne sarà di queste misure?
I fondi verranno destinati ad altro (misure di cura, di rimedio, anziché misure di prevenzione, a tutela dell’ambiente)? O saranno magari rinforzate, con ulteriori misure di prevenzione da affiancarsi a quelle volte a tutelare la salute ex post, ossia a danno fatto?