Giovanni e Mohamed, Claudia e Lucinda, Mario e Ismail: persone diverse, con background diversi e che abitano anche in città molto diverse tra loro. Hanno in comune un’esperienza che cambia il modo di vivere le migrazioni, di leggerle e anche di dedicare il proprio tempo per accompagnare chi si affaccia nel nostro Paese. Un percorso caldo e non traumatico verso l’integrazione e il lavoro. Si chiama Penny Wirton, è una scuola di italiano gratuita per migranti, è apolitica e aconfessionale.

Accoglie sempre, e accoglie tutti, lungo tutto il corso dell’anno scolastico, fino all’ultimo giorno, anche per una volta sola. Non ha classi, e attua l’insegnamento “un@ a un@” o per piccoli gruppi. Alla Penny Wirton non si danno voti né compiti: non si considerano negativamente le assenze. E le lezioni, in ogni caso, non sono mai semplice e casuale intrattenimento perché promuovono, gradualmente e rigorosamente, un percorso didattico per l’uso e la conoscenza della lingua italiana secondo la progressione dal facile al difficile.

Questo rapporto “un@ a un@” o poco più, facilita la risoluzione di casi anche complicati, in cui semplici scadenze amministrative potrebbero portare a gravi difficoltà. E’ successo, pochi giorni fa, a Roma quando un 21enne arrivato dal Gambia dopo un viatico di dolore e schiavitù, rischiava di veder terminare il suo periodo di accoglienza nello Sprar di Mostacciano prima di essere inserito in un percorso di inclusione lavorativa. Un dialogo efficace tra la volontaria (che lo segue e ne conosce le grandi potenzialità e la voglia di una vita diversa) con la struttura che lo ospita si è trasformato nella possibilità di svolgere un apprendistato che gli permette di lasciare lo Sprar in condizione di autonomia.  

In Italia ci sono oltre 50 sedi della Penny Wirton, che subito dopo il lockdown hanno attivato le modalità di didattica a distanza nonostante le difficoltà a cui sono esposti molti studenti: dalla mancanza di strumenti digitali (pc, tablet, cellulari) e non (penne, quaderni, ect) alla carenza di luoghi idonei in cui seguire le lezioni. Da settembre stanno gradualmente sperimentando una modalità mista, con alcuni lezioni in Dad e altre in presenza nei parchi all’aria aperta, lezioni che si svolgono comunque nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria (gel, mascherine, misurazione della temperatura).


La sede centrale, dove operano i fondatori Eraldo Affinati e Luce Lenzi, si trova a Roma e conta sulla forza di un centinaio di volontarie e volontari che ogni anno accolgono oltre 500 studenti provenienti da ogni parte del mondo. La scuola romana, dalla quale sono poi nate le altre, è stata aperta nel 2008 e ha cambiato più volte sede. Oggi si trova nel quartiere di Casal Bertone dove è ospitata in un locale concesso dalla Regione Lazio e dall’Università per stranieri Tarantelli.


“Diffuse in ogni parte d’Italia, le nostre postazioni, grandi e piccole, mettono insieme volontari di ogni età ed estrazione sociale: pensionati, impiegati, operai, giovani, studenti delle medie superiori e universitari. I migranti vengono da tutto il mondo – ci spiega il fondatore Eraldo Affinati – l’anno scorso, soltanto a Roma, abbiamo contato cinquanta nazionalità. Ognuno di loro, docenti e studenti, da nord a sud, dal centro alla periferia, ha una storia da raccontare, un momento da condividere, un amico da presentare”.


Nel 2019 la Penny Wirton ha aperto un sito web che va ad affiancarsi a quello istituzionale. Il blog I Quaderni della Penny Wirton è il punto di incontro virtuale per volontari e migranti di tutta Italia. Il blog è uno spazio di confronto per gli insegnanti che qui si scambiano riflessioni, suggerimenti e materiali per le lezioni, ma anche un archivio di storie della migrazione, raccolte spesso a voce dagli studenti e poi trascritte dai volontari.