Restano spesso nascoste, invisibili. Eppure esistono, e peraltro in grandi numeri.
Sono le malattie mentali che in Europa interessano circa 84 milioni di persone, praticamente un cittadino su sei. Si spendono circa 600 miliardi di euro (oltre il 4% del PIL comunitario) per curare questo tipo di disagi, ma solo un terzo di questi rientra in nella spesa sanitaria ufficiale. Il resto sono costi legati a disoccupazione, perdita di produttività, interventi di sicurezza sociale, come riportato da J. F. Ryan, Direttore della direzione generale della Commissione europea per la salute pubblica.

La pandemia del Covid -19 ha esacerbato il problema per chi già soffriva di disturbi mentali, neurologici e dipendenza da sostanze tossiche. Ma non solo. Le misure restrittive per contenere la diffusione del virus hanno creato nuovi disturbi anche tra i sani: un aumento dei fenomeni depressivi, delirio e psicosi. Il timore del contagio, l’interruzione di servizi essenziali, l’isolamento e le perdite economiche non fanno che alimentare l’ansia.

Di malattie mentali e disturbi psicologici si parla poco: nella cerchia degli addetti ai lavori o in rare occasioni, come quella dello scorso 10 ottobre, quando si è celebrata la Giornata mondiale per la salute mentale.

L’evento ha stimolato la mia curiosità e, pertanto, mi sono chiesta: l’UE da cui attendiamo indirizzi, coordinamento e sostegno, cosa ha fatto finora in un settore specifico (il disagio mentale) che rientra in una materia (la salute) di competenza nazionale (e nel nostro caso anche regionale)? Ebbene, da circa due decenni la Commissione europea è impegnata nella difesa della salute psicologica dei suoi cittadini.

Innanzitutto nel suo primo Libro verde “Migliorare la salute mentale della popolazione. Verso una strategia sulla salute mentale per l’Unione europea” (ottobre 2005) , in cui si fa riferimento all’importanza di una buona salute mentale attraverso la cura e il miglioramento della qualità della vita di chi si trova in situazioni di disagio psicologico. Poi, nel quinquennio 2013-2018, l’esecutivo comunitario ha proposto “l’Azione comune dell’UE per la salute e il benessere mentale”, confluita nel Quadro europeo per l’azione sulla salute mentale e il benessere, un insieme di strumenti utili per migliorare l’efficacia e l’efficienza delle politiche degli Stati sulla salute mentale.

A questo punto mi sono chiesta: oggi l’UE, alle prese con la gestione dell’emergenza sanitaria, tra le priorità ha anche la cura della salute mentale, oltre che fisica?

L’esecutivo europeo continua a offrire sostegno agli Stati membri: con il supporto del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, identifica buone pratiche mantenendo un dialogo costante con i ministri della Salute nazionali, principali responsabili della loro implementazione nelle aree di intervento prioritarie dei singoli paesi. Per la realizzazione di tali azioni l’esecutivo europeo ha assicurato un finanziamento pari a circa 8,4 miliardi di euro attraverso il Programma dell’UE per la salute.

Tra le recenti iniziative voglio ricordare una nuova “Azione comune sul tema della salute mentale” per la quale sono in corso di valutazione alcuni progetti e una nuova Piattaforma sulla politica sanitaria UE , dove chi si trova a gestire l’impatto e le conseguenze della pandemia sulla salute mentale può condividere conoscenze e preoccupazioni. Si tratta di uno strumento inclusivo dalle grandi potenzialità che offre la possibilità di partecipare a webinar condotti dalla Commissione, dagli Stati membri o da altre organizzazioni così come quella di organizzare eventi formativi riguardanti iniziative chiave dell’UE.

I risultati di studi, ricerche e discussioni che finora hanno interessato oltre 60 partecipanti saranno resi pubblici nel corso di alcuni webinar che si terranno sulla stessa Piattaforma. Il primo webinar si tiene il 16 ottobre... Stay tuned!

Per ulteriori approfondimenti:

Libro verde: “Migliorare la salute mentale della popolazione. Verso una strategia sulla salute mentale per l’Unione europea” (ottobre 2005);

Programma dell’UE per la salute.