Gli studi internazionali lo dicono all’unanimità, che i figli di coppie dello stesso sesso sono normali (=rientrano nella norma dello sviluppo psicocognitivo di un essere umano). Ormai la letteratura scientifica sul tema è solida, ha più di 40 anni. Non male, anche se certamente resta molto giovane, anche se non ci sono figli arcobaleno morti o nonni (quindi l’arco delle loro vite non è completato), anche se gli studi longitudinali sono ovviamente pochissimi, anche se le coppie omosessuali che hanno accesso alle tecniche di riproduzione assistita sono per la maggior parte ricche e colte, e questo solleva dubbi sulle modalità di campionamento (come dire: eccerto che i loro figli stanno bene!).

In ogni caso, nonostante tutti questi anche se, manca il fatidico fino a prova contraria, ossia non compare all’appello alcuno studio accreditato che dimostri che figli e famiglie arcobaleno soffrano di altro se non di un maggior rischio di ammalarsi di minority stress disorder. Ed è qui che siamo chiamati in causa NOI: noi, l’altro, quel 90% sedicente eterosessuale (stessa percentuale dei destrimani) che, a causa di azioni e comportamenti bullizzanti, provoca stress e malessere ai figli con genitori omosessuali.

Come dicevo, queste non sono opinioni ma i risultati degli studi della comunità scientifica internazionale all’unanimità, quindi bando alle ciance, e passiamo al Presepe. Quale rappresentazione possibile per un Natale a misura di famiglia omogenitoriale? Serve un Presepe con due Madonne o due Giuseppe? A ben guardare, c’è già tutto in questa famiglia postmoderna, che di tradizionale ha solo la stupida apparenza tipica dell’ipocrisia: un uomo anziano, innamorato di una ragazza madre che porta in grembo un figlio biologicamente non suo, diventa padre di famiglia, e tutto questo grazie all’amore. Manca l’artificio della tecnica, oggi possibile grazie alla PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), questo è vero, ma certo non è un fatto capace di interferire con la potenza simbolica, quella che ci racconta, attraverso il Presepe, che è l’amore che crea una famiglia. L’amore. Non il legame di sangue, non il vincolo del matrimonio, non la genitorialità biologica. Nemmeno la differenza d’età è di ostacolo.

E’ vero, nel presepe manca la rappresentazione dell’omosessualità, di cui però è piena la Bibbia, quindi possiamo considerarlo un dettaglio (a tal proposito, consiglio due libri molto diversi: Omosessualità e Vangelo, di Pasquale Quaranta, e Il tema dell’omosessualità nella Bibbia, di Massimo Scotellaro). Ai bambini con due mamme o due papà, sempre più numerosi in Italia, si può dunque mostrare il Presepe nella sua enorme apertura affettiva, nella sua straordinaria capacità di integrazione e accoglienza, nella sua visionaria modernità, nella incredibile armocromia con cui lega storie, temi, simboli, significati, declinandosi a rappresentante di ogni tipo di famiglia dandogli senso, dignità e amore. Un Presepe riscritto, dunque, narrato con gli occhi di chi si sente rappresentato dove altri non sanno posare lo sguardo.

La riscrittura del Presepe però passa anche attraverso l’inclusione creativa: sbizzarritevi ad aggiungere banchi al mercato, create comunità etniche, cinesi che vendono zha xie, greci coi souvlaki, somali con lo zighinì, danesi con smørrebrød, ceviche fresca dai peruviani, e così via. Aiutate i vostri figli a vivere nella contemporaneità che li attende, cresceteli uomini e donne di questo mondo, fatto di identità fluide, etnie mescolate, frontiere aperte. Spalancate i loro occhi, trasformate i vostri limiti in loro orizzonti, trasfondete il seme della cooperazione e della solidarietà, donategli l’oro bianco dell’empatia, passepartout per ogni felicità, che non può esserle davvero tale se non insieme agli altri.

E sotto l’albero? Per insegnare ai nostri figli ad essere adulti capaci di rispettare ogni vita, di convivere in un mondo plurale, per raccontagli che esistono mille tipi di famiglie, tutte diverse ma tutte uguali perchè tenute insieme dall’amore, per metterli in guardia da quelle che non possono essere chiamate “famiglie”, se al loro interno c’è violenza, consiglio di impacchettare i libri della casa editrice per bambini e ragazzi di Lo Stampatello: ci si può sbizzarrire nella giungla di titoli e sentirsi genitori capaci di fare il proprio mestiere e festeggiare un Natale inclusivo!