Oggi ho scoperto un’altra patacca che gira in ambito animalista (dove, si sa, si fa la corsa a dire che qualsiasi filosofo, scienziato o scrittore famoso era vegetariano, pure se non lo sapeva, e si attribuiscono a Platone e Nietzsche frasi da Amici di Maria De Filippi come non ci fosse un domani).

Dunque la frase è questa: “Sia dannata ogni morale che non vede l’essenziale legame fra tutti gli occhi che vedono il sole” che comunque è una frase bellina e sicuramente avrebbe potuto essere di Arthur Schopenhauer per il contenuto. Mi ricordavo di aver letto qualcosa del genere da qualche parte nei suoi scritti e anche lo stile passionale poteva starci. Certo, forse un po’ troppa enfasi in quel sia dannata, però, dai, poteva essere.

Quello che ha fatto scattare la mia acribìa da filologo è stata un’altra cosa. Possibile che uno che scrive così bene abbia usato due volte lo stesso verbo nella stessa frase in due significati diversi? “Vede” e “vedono”? Probabilmente uno dei due sarà sehen e l’altro avrà a che fare con schauen. Quindi mi metto a cercare l’originale.

E in effetti trovo questo su un’altra pagina Facebook: “Verdammt sei jede Moral, die nicht die wesentliche Verbindung aller Augen sieht, die die Sonne schauen“. Ci avevo visto giusto! Però siccome voglio essere pedante fino alla fine devo andare a cercarmi la fonte perché non è indicata. Metto la frase su google: niente. Cerco isolando pezzi della frase: niente. Scatta il campanello d’allarme.

Da dove viene questa frase?

Da dove viene questa frase? Cerco la frase senza indicazione di autore e mi appare in centinaia di pagine italiane sempre attribuita a Schopenhauer. La trovo citata anche su un articolo uscito sul Manifesto e poi su Wikipedia ovviamente senza fonte.

La frase in tedesco e in inglese esiste solo nella pagine italiane, quindi probabilmente è stata una nostra creazione originale, almeno in quella forma lì. Poiché l’attribuzione a Schopenhauer è universale, compulso i testi online che citano Schopenhauer e gli animali per trovare qualcosa che le assomigli. Alla fine arrivo a questa citazione un po’ più estesa su una pagina animalista:

A essi viene negata ogni morale filosofica; sono semplici cose, semplici mezzi per qualsiasi scopo. Essi possono perciò essere usati per la vivisezione, la caccia, la corsa dei levrieri, le corride e le corse dei cavalli e possono essere frustati a morte trainando pesanti carri carichi di pietre. Vergogna a una morale tale da non riconoscere l’Eterno Spirito che esiste in ogni essere vivente e brilla con imperscrutabile significato in tutti gli occhi che vedono il sole.

Tuttavia, anche questa citazione è senza fonte. Poi quel riferimento ad uno Spirito Eterno mi puzza e mi fa dubitare di nuovo possa trattarsi di Schopenhauer. Mi dà comunque qualche indizio in più.

Capisco che probabilmente si tratta di un adattamento da qualche citazione in inglese (in effetti dopo scoprirò che circola in inglese una molto simile a quella italiana: Shame on such a morality that fails to recognize the eternal essence that exists in every living thing, and shines forth with inscrutable significance from all eyes that see the sun!)

Alla fine, usando parti di questa frase, riesco a risalire alla citazione integrale tratta da Über das Fundament der Moral, in Sämmtliche Werke, Bd. III, p. 554:

Pfui! über eine solche Parias-, Tschandalas- und Mlekhas-Moral, – die das ewige Wesen verkennt, welches in allem, was Leben hat, da ist und aus allen Augen, die das Sonnenlicht sehen, mit unergründlicher Bedeutsamkeit hervorleuchtet.

Nella traduzione di Paolo Malberti, tratta da I due problemi fondamentali dell’etica, p.336:

Pfui! Che morale da paria, candala e misala, la quale non sa riconoscere l’essere eterno presente in tutto ciò che vive, che risplende di misterioso significato in ogni occhio capace di vedere la luce del sole!

Ed ecco che nell’originale di Arthur Schopenhauer sparisce tutta l’enfasi di quel sia dannata che gli è poco consona (sparisce ovviamente anche lo Spirito Eterno…) ed appaiono invece altre caratteristiche della sua filosofia e del suo stile.

Ad esempio l’atteggiamento sarcastico e lo stile spesso derisorio nei confronti degli altri filosofi e della religione: “pfui!” sicuramente si presta di meno ad essere memizzato come frase immortale da grande filosofo (perfino in inglese viene reso con un più pensoso shame on…) ma è 100% Schopenhauer.

Così come i riferimenti alla cultura vedica posta in contrapposizione con il cristianesimo e la sua riformulazione nella morale kantiana: l’eterno essere/essenza che alberga in tutti i viventi, la compassione per tutte le specie eccetera.

Emerge però anche un certo tratto elitario della filosofia di Schopenhauer evidente in quel riferimento ai paria e ai socialmente marginali incapaci di grandi slanci morali. Ovviamente questa trasformazione di un passo, che è grandioso proprio nella problematicità della sua formulazione, (come spesso accade con i grandi pensatori) è avvenuta per gradi.

Già alcune citazioni in inglese che ho trovato successivamente omettevano quel riferimento alla cultura e alla società indiana senza segnalare il taglio ([…]). Nella sua versione definitiva italiana, che quindi è probabilmente il rimaneggiamento di un rimaneggiamento della traduzione inglese, il testo originale è completamente irriconoscibile.

Arthur Schopenhauer
e la morale di questa storia

La morale è: mi ci è voluta un’ora per scoprire da dove veniva una citazione che è universalmente attribuita ad Arthur Schopenhauer mentre la condivisione della bufala richiede un click. E’ una lotta impari! Cercate sempre di verificare le citazioni e, nel dubbio, se non è indicata la fonte, non diffondete!

Qui c’è una lista di citazioni false che conviene sempre consultare prima di contribuire alla grande entropia informativa in cui viviamo. Se invece della velocità di condivisione volete apprezzare qualche ora di calma meditazione posso solo consigliare al lettore la lettura del grande capolavoro di Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione: vi troverà una filosofia profonda, onesta, espressa con un linguaggio chiaro ma anche seducente e piacevole.

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