Forof, a distanza di due anni il bilancio della celebre realtà culturale
Intervista a Giovanna Caruso Fendi, fondatrice di Forof, un’importante realtà culturale che riunisce archeologia e arte contemporanea.

Intervista a Giovanna Caruso Fendi, fondatrice di Forof, un’importante realtà culturale che riunisce archeologia e arte contemporanea.

Siamo tornati ad intervistare Giovanna Caruso Fendi, fondatrice di Forof, un’importante realtà culturale che riunisce archeologia e arte contemporanea, diventata un appuntamento immancabile nel panorama artistico romano. Forof è un nome palindromo che si scioglie in “Foro Fendi”, insiste sui marmi della Basilica Ulpia e si inserisce all’interno di Palazzo Roccagiovine, affacciato sul Foro di Traiano.
Nell’ambito della programmazione ideata da Giovanna Caruso Fendi, le vestigia della Basilica Ulpia tornano di volta in volta protagoniste di eventi e attività culturali. La programmazione, infatti, si articola in Stagioni e Episodi: un public program rispettoso dell’ontologia dello spazio antico. La forte identità che il monumento ha avuto nei secoli continua ininterrotta a distanza di 2000 anni e consente ancora di tracciare, attraverso l’impiego dell’arte contemporanea, temi e contenuti rilevanti. Per questa IV Stagione, curata da Bartolomeo Pietromarchi e in programma da gennaio a giugno 2025, sono state realizzate cinque performance, che hanno visto il coinvolgimento del collettivo Gelitin/Gelatin, dell’artista spagnola Aitana Cordero, e dell’ensemble LU.PA – formato dalle artiste Lulù Nuti e Pamela Pintus.
I Gelitin/Gelatin, gruppo costituito da Wolfgang Gantner, Florian Reither, Ali Janka e Tobias Urban, sono stati protagonisti della mostra Nimbus Limbus Omnibus a cura di Bartolomeo Pietromarchi. Nell’ambito dell’installazione, il gruppo viennese ha dato vita a performance scanzonate, divertenti, ma al tempo stesso profonde. Dal vernissage, nell’ambito del quale sono stati offerti appositi dessert dalla forma provocatoria, all’omaggio dei vent’anni della scultura Hase / Rabbit / Coniglio (2005) realizzata in Piemonte. Dal complenardo, ossia il festeggiamento del 573° compleanno di Leonardo da Vinci, a TUTTO STUCCO evento conclusivo che ha visto il collettivo alle prese con stucchi e calce con l’intento di sfidare la gravità e protendersi verso il volo. Nell’ambito della mostra, sono state esposte le celebri opere ispirate alla Monna Lisa (foto), ossia scritture dell’immaginario del famosissimo quadro di Leonardo da Vinci. Utilizzando la plastilina, materiale dal sapore quasi ludico, i Gelitin/Gelatin hanno condotto una critica al mondo dell’arte contemporanea restituendo alla Gioconda un aspetto giocoso e al tempo stesso critico.
Tutti gli eventi in programma da Forof sono il frutto di espressioni creative, rese possibili da un presupposto imprescindibile in ogni epoca: la libertà e uno stato di reale emancipazione. In età romana, il conferimento della libertà e l’affrancamento dalla condizione servile avveniva proprio negli ambienti della Basilica Ulpia. “Il modo di vivere del cittadino implica il tempo libero, la scholé o l’otium, che permette di dedicarsi alle attività creative […]; la condizione di schiavo è caratterizzata invece dall’assenza di tempo libero”, in questa frase, tratta da un saggio dell’archeologo e storico Yvon Thébert all’interno della monografia “L’uomo romano” a cura di Andrea Giardina (Editori Laterza), possiamo cogliere tutta l’importanza del tempo libero e della libertà come forma di indipendenza necessaria alla formazione e alla costruzione dell’uomo moderno. Con il suo public program, Forof ci consente di impegnare il nostro tempo libero in pratiche di autodeterminazione e di interazione edificanti; di impegnarci cioè nella costruzione di attività che ci consentono di intraprendere, da cives Romanus liber, esperienze culturali che nutrono la mente e le relazioni. Attraverso l’esperienza dell’arte contemporanea, inoltre, è possibile tornare a utilizzare lo spazio collettivo antico e sollecitare confronti universali di crescita. Per descrivere questo percorso, Giovanna Caruso Fendi ha coniato il termine Artflix: “Artflix è il mio netflix, ma nell’arte”.

A distanza di due anni, chiediamo a Giovanna Caruso Fendi di tracciare un bilancio di questi anni di attività. Le chiediamo di raccontarci cosa le ha dato Forof e se le attese sono state coerenti con ciò che si aspettava.
“Poter ricevere la domanda “un bilancio” è già un successo. Bellissimo è stata la prima volta (prima intervista) perché hai saputo raccontarmi nell’autenticità di quello che volevo esprimere con questo progetto Forof. E’ bello anche rivedersi oggi e poter rispondere a questa domanda con l’entusiasmo e lo stesso, anzi di più, sorriso e anche impegno che avevo quando mi hai conosciuta. Forof ha davvero radicato, in questi pochi anni di vita, la programmazione artistico culturale che speravo e auspicavo: un dialogo permanente e continuativo tra archeologia e arte contemporanea. Da Forof si fa un’esperienza, un’esperienza in cui mi piacerebbe che si lasciasse fuori il proprio io precostituito. Entrare come un foglio bianco, farsi guidare dal team di giovani preparati in storia dell’arte e archeologia, farsi guidare per quello che è l’esperienza del luogo, della sua storia, della prima volta in cui duemila anni fa si è parlato di libertà. Essere trasportati dal linguaggio spesso universale, ma anche visionario, degli artisti in un imminente futuro, attraverso questo dialogo permanente e continuativo.”
Forof è un luogo culturale in cui l’arte contemporanea rintraccia le sue radici nell’archeologia. Attraverso le attività proposte, il visitatore interessato al sito archeologico, apre la riflessione anche su tematiche contemporanee.
“Quello che mi è piaciuto molto del visitatore e del pubblico, è che chi è venuto per visitare soltanto il sito archeologico, all’inizio non voleva quasi che tu lo disturbassi. Poi, con il team dei ragazzi che intraprendevano un dialogo e cercavano di raccontare quello che l’artista contemporaneo aveva tratto come spunto da questa storia così potente, li ha fatti invece restare, aprendo la mente a nuove riflessioni. Perché questo è molto importante: il progetto Forof vuole ricontestualizzare questo luogo. Vuole far diventare la Basilicata Ulpia del II secolo d. C., una Basilica Ulpia del 2025. Come? Portando delle tematiche, attuali, attraverso il linguaggio visionario degli artisti che soltanto loro, spesso anche poeticamente, sanno esprimere alla nostra mente, alla nostra capacità di riflessione e anche aggregazione. Chi invece è venuto perché voleva vedere cosa Forof o Giovanna Caruso Fendi avesse pensato come arte contemporanea, per poco non si mette a piangere di fronte al sito archeologico dei marmi colorati della Basilica Ulpia. Diciamo che questo è stato il più bel bilancio che posso raccontare, insieme ad un altro.”
Giovanna Caruso Fendi ci introduce i CCC, Caffè Culturali Contemporanei che si ispirano ai Caffè culturali del Novecento, aggiungendovi anche le modalità di intrattenimento innovative dei Silent reading party, ossia party silenziosi in voga a New York durante i quali nel tempo di condivisione è possibile leggere un libro.
“Poi c’è stato il lancio di un progetto importantissimo avvenuto a novembre. Dopo aver radicato la programmazione artistica di Forof, il mio sogno era quello di prendere spunto da quelli che erano i caffè culturali delle avanguardie del Novecento. Il progetto di Forof ha preso molto spunto da quella idea che, dopo la lacerazione del conflitto mondiale, avevano avuto gli artisti che si riunivano in questi luoghi. Spesso erano i retrobottega dei bar, dove non soltanto trovavano l’ambiente ideale per creare la loro scenografia, ma era l’ambiente dove doveva pulsare di nuovo l’aggregazione, lo scambio, il dare spunti di riflessione per ritrovarsi e per andare verso il futuro. Il progetto di Forof è nato nel lockdown, e quindi durante quella che ritengo la nostra lacerazione di guerra. Quando Forof nel 2022 ha iniziato, volevo che fosse proprio un luogo dove si riniziasse a respirare un’aggregazione, uno scambio, parlare con gli artisti che avevano sicuramente molto da raccontare. Quindi sono nati i caffè culturali contemporanei, i CCC, che corrispondono anche alle mie 3C: coraggio, collaborazione e creatività. I CCC si completano con la parola contemporaneo, che ha voluto mettere accanto ai caffè culturali storici. L’ho voluta prendere da un trend che sta andando tantissimo adesso a New York: i silent reading party. Quindi i CCC sono degli appuntamenti da Forof dove ti prenoti, hai il tuo posto, 70 posti al massimo, entri e sei pregato di lasciare il tuo telefonino, quindi disconnetterti dal cellulare, di portare da casa una tua lettura su una tematica che Forof ha voluto dare. Ne abbiamo fatti tre: abbiamo parlato di fragilità, profumo e libertà, con la collaborazione della Setta dei poeti estinti e quindi con la poesia, che oggi manca. Quindi scendiamo nell’ipogeo dove i due protagonisti della Setta dei poeti estinti, Mara Sabia e Emilio Fabio Torsello, attuano la loro performance ideata a concepita sulla tematica, recitando poesie importanti, profonde, preziose, intense. Poi c’è un momento in cui tutti scelgono un posto da Forof per leggere, in silenzio, la loro lettura portata da casa. Trenta minuti. Poi ci si ritrova tutti, nella convivialità di un brindisi, ma soprattutto nella entusiasmante voglia di condividere pensieri, condividere la serata che ci siamo regalati, proprio come un presente. Present in inglese significa “regalo”, quindi regaliamocelo questo presente di due ore tutto nostro, disconnessi, immersi nella poesia, immersi nella convivialità. Creare anche una community, questo ha permesso di far crescere questo entusiasmo per i CCC, e dal primo che è partito un po’ di sordina, siamo arrivati a un sold out del terzo. Quindi, anche questo è un bel bilancio.”
In realtà, la pratica della lettura e del brindisi è profondamene connaturata al Foro di Traiano. Come un continuum storico di duemila anni, possiamo ricordare che proprio la Colonna Traiana, inaugurata nel 113 d.C., era considerata un vero e proprio libro parlante. Su di essa, il “Maestro delle imprese di Traiano” aveva impresso la storia delle guerre daciche, condotte da Traiano contro Decebalo, re delle popolazioni dell’attuale Romania. La Colonna è dunque il più integro rotulus o volumen dell’antichità giunto fino a noi, rigorosamente su pietra. Se a questo aggiungiamo, che all’interno dei Marcati di Traiano, progettati da Apollodoro di Damasco, era inserita la Via Biberatica, ossia una strada interna destinata all’intrattenimento e alla condivisione, capiamo come i CCC in realtà attingono a un’idea più antica, perfettamente congeniale al luogo e alla sacralità del sito.
Giovanna Caruso Fendi torna a parlarci anche della sua idea di mecenatismo e di come lei intenda questa pratica a favore della società.
“Sia il concetto di mecenatismo che tu avevi saputo cogliere perfettamente, dandogli l’appellativo di mecenatismo prèt a porter, che si confà anche un po’ al mondo in cui sono cresciuta, al mondo della moda. Credo che rispecchi anche il mio mecenatismo. Il mecenatismo poteva andare bene nel Cinquecento, quindi quello della famiglia dei Medici, pensare che soltanto grandi famiglie facoltose potessero essere ringraziate ed essere considerate mecenati. Invece no, oggi secondo me tutti possiamo essere mecenati nel nostro piccolo, medio, grande. Poter vivere da Forof un’esperienza che inizia dal prenotarsi su internet per l’episodio, per l’esperienza da voler fare. Come quando decidi di andare ad un concerto o opera teatrale: è dal momento in cui ti assicuri il tuo posto che inizia il viaggio. Questo è il mecenatismo che mi piacerebbe perpetuare: essere tutti considerati in quel momento nella performance live dell’artista, nel vivere questa convivialità con il nostro partner esclusivo che è Rimessa Roscioli, di un brindisi, di un aperitivo, di una cena. Aperitivo in latino è ciò che apre la fame, io aggiungo della mente. Gli episodi spesso avvengono all’ora del tramonto, che poi è l’orario dell’aperitivo romano se vogliamo, ma anche milanese, di tutte le città. Speriamo di poterli continuare, anche con altre collaborazioni, ci tengo che ci sia sempre la Setta”.
Chiediamo ancora a Caruso Fendi, come si viva stando a contatto con la Basilica Ulpia, affacciandosi e guardando la Colonna Traiana, sapendo di portare a Roma un’idea innovativa.
“A me piace tanto l’etimologia delle parole e sono andata sempre a cercarmi l’etimologia di basilica. Tutti quelli che arrivano per la prima volta da Forof, pensano che il termine basilica sia qualcosa di connesso alla religione. In realtà la Basilica Ulpia nel II sec. d.C. non aveva niente a che fare con la religione, perché l’etimologia significa “casa del signore”. E’ come venire a casa. Ecco, questo è quello che mi sarebbe molto piaciuto, aprire una casa! Poi ho scoperto anche nel tempo che qui hanno abitato D’Annunzio e altri artisti. Soprattutto c’era il salotto letterario di Camilla Bonaparte. Questo concetto di salotto letterario è tornato, per dare spazio alla lettura in silenzio, ispirata anche ai party newyorkesi dove i giovani sembra che vadano con tanto entusiasmo. Ma collegandoci al termine, la basilica era il luogo i cui i cittadini andavano a parlare, a porsi domande sull’umanità, a porsi domande su quelle che erano le problematiche di quel tempo. Non avevano internet, quindi nella basilica andavano a sentire cosa accadeva nel mondo, era la loro piazza, la loro agorà, il loro centro, come se fosse un piccolo villaggio dentro la grande polis. Io dico sempre che Roma per me è questo: è nello stesso tempo villaggio, polis e urbe. E’ questo che la fa essere eterna, perché dovunque andiamo c’è il piccolo villaggio, poi la polis perché il centro del governo, e l’urbe perché la vengono a visitare da tutte le parti del mondo ed è la capitale d’Italia. Roma mantiene questi tre termini tutti insieme. Nella basilica non solo i cittadini andavano a dirimere le controversie giuridiche, ma trattavano di commerci perché c’erano i Mercati di Traiano. Ovviamente assistevano tutti i giorni a questo rito della manumissio, alla liberazione degli schiavi che non diventavano subito liberi, ma diventavano liberti. Quindi diventavano cittadini romani, questo è un ulteriore pensiero illuminante dell’imperatore Traiano, definito l’Optimus Princeps e di cui Forof custodisce il docufilm realizzato da Andrea Purgatori.”
Al fine di entrare nella sacralità del luogo, tra le iniziative messe in campo da Forof, c’è anche la creazione di un documentario a cura di Andrea Purgatori e di un profumo realizzato da Laura Bosetti Tonatto, celebre “naso” che ha saputo ricreare attraverso un melange di rosa, ambra, zafferano e incenso, lo spirito olfattivo del luogo, così che si possa essere protagonisti di un percorso psicosensoriale che coinvolga tutti i sensi.
“Mi piace dirlo perché è un dono che si può vedere soltanto qui in 12 minuti. Andrea Purgatori non c’è bisogno di presentarlo perché la sua abilità nel ricontestualizzare la storia, secondo me, ne fa un artista. Credo che insieme a lui e a Laura Bosetti Tonatto abbiamo potuto davvero restituire la sacralità del luogo con l’essenza di Forof, data da queste quattro spezie che erano presenti proprio nel Colosseo. Venivano imbevute delle stecche per mitigare l’odore del sangue, del cibo, e quindi tutto questo studio filologico che è stato fatto da Laura Bosetti Tonatto insieme ad Andrea fa parte della visita e dell’esperienza permanente da Forof. Il docufilm e l’esperienza olfattiva sono diventati permanenti nel viaggio che fai da Forof perché ti aiutano a capire dove ti trovi. Poi si affrontano queste tematiche che sono date dalla fluidità di genere, al ri-identificarci nella natura, al global warming quindi al cambiamento climatico, fino a parlare della liberazione intesa come libertà di assunzione di responsabilità dei diritti e doveri. Questo è il senso di cui hanno parlato anche i Gelitin. Qui gli schiavi venivano liberati, ma non è che diventavano liberi e potevano fare quello che volevano, diventavano liberi cittadini romani, quindi con una responsabilità. Questa libertà a cui aneliamo tutti, a cui aspiriamo: abbiamo usato il termine aspirare un po’ come i dadaisti, con la doppia accezione di aspirare perché annusi l’essenza di Forof e ti ricordi di questo luogo, ma nello stesso tempo è il verbo aspirare significa ambire a questo orizzonte di libertà a cui non arriviamo mai.”
In riferimento alla responsabilità citata da Giovanna Caruso Fendi, è utile ricordare che proprio Traiano fu il precursore di quello che possiamo definire un patto sociale. Hominus novus venuto dalla Spagna, l’Optimus Princeps – come ricorda Plinio il Giovane nel suo Panegirico su Traiano – in occasione del giuramento riferito al suo consolato, invocò su di sé l’ira degli dei nel caso in cui non si fosse comportato in maniera irreprensibile, istituendo così un tacito patto di responsabilità nei confronti della res publica. Col giuramento, Traiano lasciava un esempio di gestione responsabile anche per i suoi successori.
Chiudiamo l’intervista chiedendo a Caruso Fendi cosa rappresenti per lei la libertà e se può darci delle anticipazioni per la stagione futura.
“Il mio è stato proprio un poter dare un’identità precisa a Giovanna, c’è sicuramente un filo rosso in questo luogo. Mia nonna Adele, la sua prima bottega, era proprio a via del Plebiscito ed è strano che tutto accada qua intorno. Il fatto che lei da quella piccola bottega abbia creato un impero attraverso un’imprenditorialità. Nel sangue, io dico, ho anche quella, ed è per questo che l’ulteriore innovazione di Forof, secondo me, è nella sua forma giuridica, e cioè il fatto di essere una società, è un srl, benefit bi-corporate. Quindi, accanto allo scopo di lucro, il cui profitto viene tutto interamente reinvestito nella programmazione artistico culturale, ci devono essere anche uno o più scopi che portano un beneficio per la comunità sociale. Accanto al bilancio c’è sempre questa nota di missione che va a elencare gli scopi portati avanti nell’anno precedente e quelli che intende portare avanti nell’anno successivo. Quindi, dopo tutti questi uomini che hanno fatto parte, sono stati infatti tutti artisti uomini quelli scelti nelle stagioni una, due, tre e quattro, adesso ci sarà la quinta, la più importante di tutte, con una donna finalmente. Sono triste che vadano via gli artisti di questa stagione, i Gelitin Gelatin, ma molto eccitata perché aspetto il nuovo dialogo e il nuovo tema. Ciò mi fa stare in suspence, proprio come in Netflix. Posso anticipare, anche, che a settembre vogliamo inaugurare con un’associazione che si occupa di lirica. La lirica più compattata, portata tra di noi, tra il pubblico, tra i giovani. L’associazione Filrò sarà partner di Forof per una bellissima esibizione dell’Aida. Credo sia strettamente connesso alla sacralità che esprime questo luogo, dove il rito della manumissio è la bandiera, lo stendardo che ci conduce nella scelta degli artisti, nella connessione con le tematiche e anche, soprattutto, secondo me, mi ha permesso di fare personalmente un percorso di libertà”
Ringraziandola per l’intervista, auguriamo a Giovanna Caruso Fendi e a Forof di continuare a scrivere una pagina sempre inedita dell’arte contemporanea.
