Classe 1929, Yayoi Kusama è un’artista giapponese, meglio conosciuta come la regina dei pois. Spesso paragonata ad Alice nel Paese delle Meraviglie, la sua mostra, Infinito Presente, sarà accolta dal Palazzo della Ragione – edificio storico della città di Bergamo, Capitale della Cultura 2023 – dal 17 novembre 2023 fino al 24 marzo 2024.

In questi quattro mesi, l’edificio sarà teatro di una delle più attese e visitate opere al mondo: Fireflies on the Water, parte di uno dei suoi capolavori, le Infinity Mirror Room, direttamente dalla collezione del Whitney Museum of American Art di New York.

Chi è Yayoi Kusama

Kusama è una delle maggiori esponenti artistiche di un’epoca in bilico tra l’espressionismo astratto e lo sperimentalismo di avanguardia. L’artista è conosciuta per essere stata in grado di spiccare in una corrente artistica costellata da soli uomini, tra cui Allan Kaprow e Donald Judd (anche prezioso amico di Kusama).

Kusama viene definita come

“Un’avventuriera del contemporaneo, un’eroina uscita dal più epico dei libri, le cui gesta sembrano vicine e distanti, magiche e reali come le sue visioni, contemporaneamente soggetto e oggetto, io e altro da me”

queste le parole di Stefano Raimondi, curatore della mostra:

«Kusama è la risposta a tutto quello su cui si affaccia il nostro mondo: lei donna, lei emigrata, lei osteggiata, lei fuori da ogni categoria e movimento, lei libera, lei celebrata, lei dimenticata, lei che non ha paura della morte, non della vita, ma della solitudine. Lei scultrice, lei scrittrice, lei performer, lei smisurata, lei infinito presente».

Yayoi Kusama, la vita

Yayoi Kusama è un’artista con un vissuto molto particolare, che, per questo, non può non essere da me raccontato. La sua famiglia appartiene all’alta società giapponese, tradizionalista, ricca e di buon nome, ultima di quattro fratelli. Fin dall’età di dieci anni, Kusama si mostra molto appassionata all’arte, ma, i genitori – la madre, soprattutto – le vietano di praticarla. Si dice, infatti, che Kusama abbia imparato a disegnare molto velocemente, in modo furioso, proprio per paura che la madre la sorprendesse alle spalle e strappasse le sue opere. Racconta di essere vittima di continue vessazioni, era obbligata dalla madre a pedinare il padre e ad assistere ai suoi tradimenti, arrivando, così, a ripudiare tutto ciò che riguarda la sfera sessuale.

Per la donna, fino a quel momento ancora bambina, l’arte non era solo un passatempo, ma un vero e proprio sollievo, tanto da portare sempre con sé il suo album da disegno. Kusama accusava di avere allucinazioni visive e uditive, sostenendo di riuscire a percepire non solo l’energia degli oggetti, ma anche la voce degli animali. Soffre, fin dall’infanzia, di disturbi della personalità e di ansie ossessive. Ha usato, quindi, l’arte per mettere su carta il suo mondo interiore, tutti i suoi sentimenti, come racconta nella sua autobiografia Infinity Net:

“Fin dai primissimi ricordi, mi sono sempre sentita prigioniera tra le pareti dei miei occhi, delle mie orecchie e del mio cuore […]. Questo qualcosa di sconosciuto e sinistro, che si nascondeva nelle pieghe del mio spirito, per molto tempo è tornato a perseguitarmi con acanimento, portandomi sovente a un passo dalla follia“.

 A quel punto, i genitori le permettono di seguire delle lezioni per imparare la pittura nihionga, l’arte tradizionale giapponese. Kusama, però, rimane affascinata da nuove espressioni artistiche, con le quali vuole rappresentare il mondo intorno a lei. Pian piano, nuovi soggetti principali della sua arte diventano la natura, le foglie, il movimento dell’acqua, gli uomini e gli animali.

Kusama sogna di potersi liberare dall’oppressione dei genitori e progetta una fuga in America, in seguito alla rivelazione di un matrimonio combinato.

Una nuova vita in America

Dopo uno scambio epistolare con l’artista d’avanguardia Georgia O’Keeffe (coniuge del fotografo e gallerista statunitense Alfred Stieglitz), per Kusama diventa possibile, nel 1958, arrivare negli USA. Durante il suo soggiorno americano, la O’Keeffe le rivela preziose dritte per trovare il suo percorso e proprio qui, scopre il suo modo di essere e fare arte. I primi tempi, sono vissuti dalla donna in condizioni estremamente critiche, ma l’artista non perde mai la speranza e il suo spirito battagliero:

“Un giorno, lì a New York, avrei stretto tutto ciò che volevo in quelle mie mani vuote. Lo desideravo furiosamente, con tutta me stessa. Il mio impegno per attuare una rivoluzione nell’arte era tale che sentivo il sangue ribollire nelle vene, e dimenticavo la fame“.

Qui – dopo aspre condizioni economiche, delusioni e rifiuti – ebbe modo di conoscere i maggiori esponenti del panorama artistico e viene invitata ad esporre le sue prime opere. Uno dei suoi acquirenti era nientemeno che Andy Warhol, il quale viene da lei definito come il suo buon rivale. Da questo momento, Kusama diventa sempre più conosciuta e definita come rivoluzionaria.

Le caratteristiche della sua arte

Elemento distintivo dei suoi capolavori sono i pois, scelti dalla donna per funzionalità: sono, infatti, molto veloci e semplici da realizzare e li replica ovunque, a volte, andando oltre la tela e disegnandoli sulle pareti, sul pavimento, realizza il suo mondo a pois.

Altro elemento ricorrente sono le zucche, legate ai ricordi d’infanzia, quando amava fare delle passeggiate nelle piantagioni di zucche con il nonno.

Mediante l’arte, Kusama esplora la sua sessualità – suo immenso trauma causato dai genitori realizzando uniche e provocanti esibizioni, i cui protagonisti erano corpi maschili e femminili nudi tappezzati di pois e cerca di combattere le ansie e le visioni che la tormentano. Nel 1966 si rifugia nello studio di Lucio fontana, a Milano. Alla XXXIII edizione della Biennale di Venezia presenta clandestinamente e senza invito la sua opera Il tuo narcisismo in vendita.

Kusama e la salute mentale

Nel 1975, all’età di 46 anni, la donna capisce di doversi dedicare alla sua salute mentale. Erano stati degli anni difficili per lei: ansia, aspre critiche, censure e, addirittura, arresti, con l’accusa da parte del suo Paese e della sua famiglia di essere la vergogna della Nazione per la sua arte scandalosa.

Torna volontariamente, quindi, in Giappone, per essere accolta dall’ospedale psichiatrico di Shinjuku, sempre a causa dei suoi problemi legati alla vista e alle allucinazioni, che non l’hanno mai abbandonata.

Nel 1977 cambia struttura, preferisce stabilirsi definitivamente al Seiwa Hospital a Tokyo. L’artista, però, anche durante i suoi anni di ricovero, non ha mai permesso al suo amore per l’arte di affievolirsi: aveva, infatti, preso in affitto uno studio proprio di fronte alla struttura, nel quale si reca ogni giorno per rendere realtà il suo mondo interiore, tramite pennello e tavolozza. Si è avvicinata, pure, al mondo della poesia e del romanzo: L’ossessione delle violette, Persa nella palude, Doppio suicidio alla collina dei ciliegi, sono solo alcune delle sue opere.

L’artista è, quindi, riuscita a trasformare tutto il dolore che la perseguitava in arte. L’arte ha saputo tenerla in vita, una vera e propria terapia. Kusama ha saputo dimostrare tutta la sua poliedricità e fantasia, che riescono ad apparire bene nel film documentario Kusama – Infinity, diretto dalla regista Heather Lenz.

Infinito Presente

La location d’eccezione che ha accolto la storia di Kusama e la sua Fireflies on the Water, ai miei occhi è sembrata molto suggestiva, piena di storie da raccontare. Non appena entrata, le pareti raccontano la biografia dell’artista, tra citazioni e foto del passato. Importante è il tratto inclusivo della mostra, accessibile anche alla comunità sorda nella versione tradotta nel Linguaggio dei Segni Italiano.

Photo by Micol Miceli

Il momento più toccante è stato, sicuramente, il minuto trascorso all’interno dell’Infinity Room: sessanta secondi da soli in una stanza piena di luci e specchi, su una piattaforma sospesa nell’acqua. Cari lettori: una delle esperienze più belle della mia vita, così bella, da non riuscire a spiegarla… vi posso dire solamente di essere uscita dalla stanza con le lacrime agli occhi.

Un senso di leggerezza è stato comune a me e al gruppo di amici che ha visitato la mostra insieme a me, come anche, il vedere bellissima la nostra immagine sullo specchio (cosa che, purtroppo, non capita molto spesso). Un’altra delle emozioni suscitate è il senso di piccolezza, il sentirsi infinitamente minuscoli rispetto all’infinità dell’universo, nel vuoto riempito dal silenzio, quasi come se fossimo degli astronauti.

Altro momento commovente è stata la lettura del messaggio di Kusama, la cui mostra vuole essere un gesto d’amore per tutta la comunità colpita dal Covid-19.

Photo by Micol Miceli

La mostra si è conclusa con la partecipazione dei visitatori al murales allestito all’interno del Palazzo della Ragione. Ci è stato chiesto di scrivere dei messaggi su quanti adesivi volessimo e di attaccarli al muro, vi mostro i miei:

Photo by Micol Miceli

L’artista ci racconta come, attraverso di semplici e puri pois si possa andare verso una tranquillità dell’anima e di come, attraverso l’arte si riesca a trovare un briciolo di felicità.

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