Il Messico prova a stimolare la pioggia. Non si tratta di un esperimento: in realtà test del genere sono già stati più volte effettuati, soprattutto nei territori aridi dove la pioggia è assai rara. In questo caso, però si tratta di una decisione delle autorità messicane presa proprio per fronteggiare la siccità. Ma servirà davvero a risolvere la crisi idrica?

Prima di arrivare a questa decisione così estrema, si sono già tentate altre strade, come le strategie di risparmio idrico e i piani di miglioramento dell’utilizzo delle risorse. Ma la situazione resta drammatica, e tende a peggiorare.

Il passo successivo è dunque il cosiddetto bombardamento del cloud (o inseminazione delle nuvole). Una misura che può essere adottata esclusivamente a livello nazionale dal Ministero della difesa messicano, e che si effettua sparando agenti chimici nelle nuvole per favorire la pioggia.

La tecnica è già stata testata e utilizzata in Cina, Madagascar e Medio Oriente. Ma molti si chiedono se sia un metodo davvero efficace. La siccità del Messico sta diventando ormai un fenomeno preoccupante. Secondo le stime di Conagua, il Servizio meteorologico nazionale messicano, oltre l’80% del Paese soffre di scarsità di precipitazioni, con gli Stati peggiori come Nuevo León, Tamaulipas e Michoacán.

Provocare le piogge non è la soluzione: ecco perché

Eppure il metodo non è risolutivo: secondo gli esperti, le precipitazioni, laddove il sistema risulta efficace, aumentano solo del 25%. E il problema più difficile da risolvere resta quello degli eventuali conflitti che l’uso arbitrario della pioggia può scatenare: perché infatti chi ha le possibilità e i mezzi per scatenare la pioggia potrebbe usare questo potere a danno di determinati territori. Altro che danza della pioggia, sarebbe la guerra della pioggia!

Il metodo di inseminazione delle nuvole (che lo si chiami anche cloud seeding o cloud bombing) inoltre ha bisogno della presenza di nubi per funzionare, perché non consiste nel creare le nubi, ma nell’aumentare la presenza di umidità all’interno di nubi già esistenti.

Dunque in un cielo terso sarebbe impossibile scatenare la pioggia con questo sistema.

Uno dei Paesi al mondo che ha fatto maggiore uso di questo metodo sono gli Emirati Arabi, che nell’estate del 2021 sono ricorsi a tale sistema per scongiurare una siccità dagli aspetti drammatici.

Anche in Italia c’è chi auspica l’applicazione in larga scala di questa tecnica per aiutare l’agricoltura a fronteggiare i danni della siccità, come il Codacons, che chiede interventi immediati.

Ma favorire arbitrariamente le piogge non è la risposta definitiva al problema. Ciò che occorre è una visione più olistica, capace di coinvolgere tutti gli aspetti del fenomeno, come spiega bene il Rapporto della United Nations Convention to Combat Desertification (UNCCD), intitolato La siccità in cifre, 2022 (Drought In Numbers, 2022), forse il documento più prezioso per affrontare questo problema con cognizione di causa. Da questo documento emerge con chiarezza una

“traiettoria ascendente nella durata della siccità e nella gravità degli impatti, che non colpisce solo le società umane ma anche i sistemi ecologici da cui dipende la sopravvivenza di tutta la vita sul globo, compresa quella della nostra stessa specie”

come ha dichiarato il segretario esecutivo dell’UNCCD Ibrahim Thiaw. Secondo il rapporto, entro il 2030 almeno 700 milioni di persone rischiano di emigrare a causa della siccità.

La siccità colpisce l’Africa più di qualsiasi altro continente, con oltre 300 eventi registrati negli ultimi 100 anni, pari al 44% del totale globale. Ma nell’ultimo secolo, in Europa si sono verificati 45 grandi eventi di siccità, che hanno colpito milioni di persone e causato perdite economiche per oltre 27,8 miliardi di dollari. Dunque non si tratta di un problema che affligge solo i territori già aridi, ma l’intero Pianeta.

Fronteggiare la siccità con
un piano di interventi proattivi


La siccità si affronta solo con un insieme di metodologie e strumenti adatti a percepire anticipatamente la crisi, al fine di pianificare le azioni opportune in tempo. Ma che tipo di interventi proattivi?

Vediamo qualche esempio: adottando l’irrigazione a goccia, i piccoli coltivatori di ortaggi nelle province soggette a siccità di Vietnam (Binh Phouc), Cambogia (Prey Veng e Svay Reing), Filippine (Lantapan e Bukidnon) e Indonesia (Reing e Bogor, West Java; Rembang, East Java) sono stati in grado di aumentare l’efficienza dell’uso dell’acqua fino al 43% e la resa dell’8-15% (fonte Cesap 2020).

L’irrigazione a goccia è stata adottata anche in Israele raggiungendo oggi un tasso di efficienza idrica in agricoltura del 70-80%.

A Pechino è stato implementato un programma olistico di ripristino dell’adiacente bacino idrografico del distretto del Miyun per migliorare la sicurezza dell’acqua potabile.

Il Ministero del Tesoro sudafricano ha investito oltre 13 milioni di dollari nel Drought Response Project, e il 65% dei 2.000 bacini idrici è ora utilizzabile.

Miliardi di dollari sono stati impegnati nell’espansione delle previsioni meteorologiche e nella loro integrazione con le capacità di osservazione remota della Terra per osservare i rischi della siccità.

Ma l’esempio migliore
per capire l’importanza
degli interventi proattivi è l’ITIKI

E’ stato creato un sistema di allerta precoce sulla siccità che si chiama Information Technology and Indigenous Knowledge with Intelligence (ITIKI) e che integra la conoscenza autoctona con la previsione scientifica della siccità, per aiutare i piccoli agricoltori a prendere decisioni più informate, ad esempio su quando e come piantare quali colture. I modelli di previsione del supporto forniscono una precisione dal 70% al 98% per tempi di risposta fino a quattro anni, come dimostrano le prove già effettuate in Mozambico, Kenya e Sud Africa.

ITIKI è un servizio di previsione della siccità la cui unicità sta proprio nell’integrazione delle tecniche di previsione della siccità indigene e scientifiche. Si utilizzano i telefoni cellulari per offrire ai contadini previsioni pertinenti, tempestive e accurate.

Utilizzando ITIKI, gli agricoltori in Kenya, Mozambico e Sud Africa possono ora prendere decisioni di coltivazione che portano a migliori raccolti. La sede centrale di Itiki è presso la Central University of Technology, Free State (CUT), Bloemfontein, Sudafrica.

La siccità non significa semplicemente assenza di pioggia. E’ una condizione che viene amplificata dal degrado del suolo e dalla crisi climatica. E’ dunque un problema che va affrontato in maniera interdisciplinare e con uno sguardo lungimirante che sappia coprire un arco temporale di numerosi decenni. Solo l’adozione di interventi proattivi consentirà di affrontare per tempo la complessità del problema prima che sia troppo tardi. La siccità globale potrà essere combattuta e sconfitta solo con risposte articolate, coordinate, complesse e sofisticate.

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