Sono veramente molto pochi i romanzi italiani che possono vantare il grado di originalità mostrato da Fiammetta Palpati nel suo libro di esordio: La casa delle orfane bianche, (Laurana Editore, pp 376, euro 19.00).

Un gruppo di tre donne di mezza età, Natalia, Lucia e Germana si trovano a fare i conti con l’accudimento delle anziane madri, Pina, Felicita e Adele. Una condizione comune a migliaia di figlie dei nostri tempi.

Qui il lettore potrebbe alzare il muro della diffidenza e nascondersi dietro il timore di trovarsi di fronte a un romanzo dolente, a volte lagnoso, magari con qualche sacrosanto risvolto sociale che conferirebbero al libro le funzioni di un macigno piuttosto che di una lettura sottile, leggera, molto intelligente come nei fatti è.

Pur rimanendo saldamente ancorata alla materialità della vita quotidiana, Fiammetta Palpati affronta la questione utilizzando tutti gli elementi possibili e immaginabili che animano nella realtà questa situazione, ma li combina in un libero gioco che li solleva da terra fino a mostrarci una sarabanda di situazioni a volte grottesca, altre volte ironica, molto spesso comica e surreale.

Le madri e le figlie “orfane bianche”

L’autrice ci informa sui nomi delle figlie e delle rispettive madri. Ma è importante? Direi proprio di no. Le protagoniste, tutte e sei, andranno infatti a vivere in un casale ad Amelia, in provincia di Terni, in Umbria. Tutte insieme, convinte che questa soluzione avrebbe risolto i problemi di ciascuna. Ma non sarà così. Le questioni dell’accudimento e della cura verranno semplicemente spostate più in là.

Allora l’autrice davanti ai nostri occhi esterefatti inizierà a mescolare queste figure femminili, i loro ruoli, le loro esigenze. In questo modo il lettore disorientato capirà che non sarà molto importante distinguere chi è la madre di quale figlia, ma accetterà di seguire quello che succede con un mezzo sorriso stampato sul volto e gli occhi sgranati.

Tutto il meccanismo in questione si avvale dell’energia vitale e creativa che viene espressa da una scrittura assai interessante e di altissimo livello che transita disinvoltamente dal letterairo al popolare, dal vernacolo al pop. Con una precisione che non finisce di sorprendere.

L’armonia festosa e disordinata della comunità di sei donne verrà interrotta prima dall’arrivo di una suora, piuttosto malmessa, suor Modestina, e più tardi da una ragazza bulgara, giovane e avvenente che certamente non contribuirà a mantenere la calma nel casale.

L’utopia delle “comuni” degli anni Settanta

La vicenda richiama alla memoria l’utopia intorno alla quale, negli anni Settanta, si formarono le comuni. Un’utopia oggi sbiadita che nel suo declinare fa emergere il profilo di madri bambine e di figlie non ancora mature, le orfane bianche appunto.

Fiammetta Palpati ci regala tutto questo con generosità e eleganza che nutre il cuore e la mente.

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