Fino al 5 Ottobre 2025, nello splendido spazio espositivo ricavato all’interno della Chiesa sconsacrata di S. Agnese, situata nel centro storico della città di Padova, la Fondazione Alberto Peruzzo presenta Damnatio Figurae. Dalla negazione dell’immagine al ritratto.

Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

In esposizione opere di Thorsten Brinkmann, Aron Demetz, Nicola Samorì, Mariano Sardón, e una selezione di lavori provenienti dalla Collezione Peruzzo: Donald Baechler, Felice Casorati, Maurizio Cattelan, Sandro Chia, Max Ernst, Jannis Kounellis, Zoran Music, Mimmo Paladino, Manolo Valdés, Andy Warhol e Tom Wesselmann. Anche in questa occasione la Fondazione A P realizzerà un Quaderno con testi critici di approfondimento che si aggiungerà alle pubblicazioni a disposizione nel Bookshop recentemente inaugurato. https://fondazionealbertoperuzzo.it/dante61/

Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Il Ritratto al centro

La mostra, a cura di Marco Trevisan, pone all’attenzione del pubblico il Ritratto come immenso valore di una rappresentazione non riferibile esclusivamente ad interpretazioni prevedibili e standardizzate, che in realtà ne ostacolano l’osservazione, ma desidera far emergere alcune importanti ricerche a conferma di quanto possa essere approfondita la percezione dell’identità del soggetto, proprio attraverso la sottrazione dell’immagine del suo volto. Lo scrittore, vescovo cattolico, teologo e celebre predicatore francese Jacques Benigne Bossuet (Digione, Francia, 27 Settembre 1627 – Parigi, Francia, 12 aprile 1704), affermava che Dio istruisse il suo popolo anche mediante l’improvvisa sottrazione: la Morte, un appuntamento ineluttabile ed eternamente mancato.

Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Se nella successione dei secoli prendessimo in considerazione la volontà di rappresentare potremmo facilmente verificare che la maggior parte delle civiltà abbia effettivamente abbozzato figure umane, ma che solo una minoranza conferì alle immagini disegnate un’espressione individuale e rappresentò il loro volto. Inoltre, pur essendo a conoscenza della trasformazione nella rappresentazione dei corpi e dei volti con il trascorrere dei secoli, dovremmo tenere in considerazione, indipendentemente dall’evidente influenza della storia sulla loro modificazione, quanto sia importante valutarne l’estetica per approfondire la modalità con cui la specifica creazione artistica del Ritratto, possa essere definita una pratica sociale.

Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Personalità alta o autore di «arte escrementizia»?

Dalla considerazione di alcune delle trenta opere esposte, al fine di questa breve testimonianza, è possibile evidenziare profonde implicazioni del Ritratto in un ambito molto vasto, che lascia traccia nel solco permanente definito dall’inevitabile triangolo dei rapporti intessuti tra: chi crea, chi o che cosa è ritratt* e a chi sarà destinata l’opera, destinatari* il più delle volte sconosciut*. Stimolo e fulcro del progetto espositivo è l’opera Senza Titolo, del 1996, di Jannis Kounellis (Il Pireo, Atene, Grecia, 23 Marzo 1936 – Roma, Italia, 16 Febbraio 2017), collocata permanentemente in esposizione nel punto in cui si trovava l’Altare della Chiesa di Sant’Agnese, andato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Jannis Kounellis, Resistenza e Liberazione, 1995, Cortile Nuovo di Palazzo Bo, Padova

Il rapporto tra la Fondazione Alberto Peruzzo e J. Kounellis si costituì nel 2021 con il recupero e il restauro dell’Installazione site-specific Resistenza e Liberazione; inaugurata il 29 Maggio 1995 sotto il Portico del Cortile Nuovo di Palazzo Bo, sede storica dell’Università di Padova. https://800anniunipd.it/iniziative/eredita-permanente/resistenza-e-liberazione/

Senza Titolo, 1996, è un lavoro parte della quantità sterminata delle creazioni dell’artista greco naturalizzato italiano, respinto dalla Scuola di Belle arti di Atene e successivamente iscrittosi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Autore per troppo tempo “costretto” nel contesto dell’Arte Povera (movimento a cui la sua energia senza dubbio appartenne), da una critica generalista non disposta a considerare di maggior forza creativa la sua produzione. Osannato da critici come Sergio Risaliti, che lo dichiarò una tra le personalità più alte dell’arte italiana del secondo dopoguerra, o denunciato da Vittorio Sgarbi come un artista di regime, purtroppo celebrato e magnificato oltre il reale valore della sua produzione fatta di frutti della natura, definiti dal critico «arte escrementizia».

Aron Demetz, CinderElla (Particolare) 2013, legno, 220 cm. Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

L’opera di Jannis Kounellis

Senza Titolo, 1996, checché se ne dica, è senza dubbio un’espressione di laicità costituita da elementi che contemporaneamente proclamano: isolati la propria indipendenza, uniti il loro essere provocatori e induttori di un silenzio contemplativo. In assenza di suoni, nel luogo in cui si forgia il pensiero, un’immagine indotta scuote il corpo di chi guarda in un brivido, lo immerge ed incatena nel tempo del supplizio, nell’istante in cui si ricompone saldamente in ognun* la personale visione di Cristo Crocifisso. Dentro quel luogo dissacrato, l’allusione alla Croce, ora è oggetto dello sguardo di ondivaghe presenze frettolose, la cui vista inevitabilmente si impiglia alla presenza ricondotta: quell’invisibile prepotentemente presente che incombe severo, e da cui è fatica rimanere ancorati.

Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Tra la Navata e la Sacrestia è fissato un fatto sociale che non rende possibile trascurare tutto ciò che implica. Il legno, il sacco di juta, il coltello, il ferro, il carbone, sono oggetti antichi presentati come manifestazione di un’evocazione che attribuisca senso alla materia rendendola scultura di composizione; una modalità di costruzione dell’opera ottenuta dall’azione dell’unione degli elementi, permeata dalla sensibilità di chi crea. Nel 1989 Kounellis dichiarò:

«Non mi interessa il tipo di istituzione entro cui espongo le mie opere, galleria o museo che siano: utilizzo lo spazio come una cavità teatrale, e qui, se ho qualcosa da dire, lo dico.».

La collocazione definitiva di Senza Titolo, 1996, nel luogo di Sant’Agnese, esalta la bellezza dello spazio e rende omaggio alla memoria di un artista che assemblava la materia per creare scultura. L’allusione alla Crocifissione di Cristo, lascia la narrazione aperta a ciò che in Semiotica è definito il tempo del trapasso, quel momento di transizione tra stati, o fasi, sia in termini di eventi che di significati. Un passaggio tra ciò che è, non è più e ciò che diviene: tra il corpo vivo e il corpo morto, si manifesta il senso e la trasformazione.

Mimmo Paladino, Sulle spalle della sera fra il vento e il fuoco, 1983, tecnica mista su carta, 73 × 102 cm. Collezione della Fondazione Alberto Peruzzo – Credit Foto Marco Furio Magliani – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Il Ritratto come Ricerca

L’etimo della parola Ritratto, derivata dal verbo ritrarre, per l’Accademia della Crusca ha origine dal latino retrahere composto da re – (indietro, di nuovo) e trahere (trarre, tirare). Quindi, letteralmente, ritrarre significa trarre di nuovo o trarre indietro come se la riproduzione dell’immagine di una persona fosse estratta, resa nuovamente visibile. E se il visibile fosse reso invisibile o maschera indossata dall’individuo di fronte al mondo? Il Ritratto è un’opera organizzata nella contraddizione poiché in essa sono implicati una serie di conflitti: la materia di cui è costituito, coloro che sono o non sono rappresentati e chi osserva. Una costruzione tra complicità e rifiuto, fedeltà e tradimento, nella continua ricerca dell’affermazione dell’identità, della sua percezione in assenza o in presenza dell’immagine, nella consacrazione del potere, della forza evocativa, e di come tutto questo nutra e influisca sull’idea che ci costruiamo dell’altr*.

Aron Demetz, Advanced minorities, 2015, tiglio, 209 x 63 x 67 cm. Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Damnatio figurae

Damnatio figurae in latino significa condanna della figura o condanna dell’immagine. Il termine è riferito al concetto legato alla damnatio memoriae, pratica della Roma Antica che comportava la cancellazione dalla memoria pubblica di un individuo attraverso la distruzione o l’alterazione di rappresentazioni visive come i ritratti, le statue o le iscrizioni che lo riguardavano. La condanna della figura coinvolgeva la parte più “sensibile” della damnatio memoriae poiché si attivava all’eliminazione di qualsiasi traccia riguardasse l’esistenza e l’immagine di una persona, al fine di cancellarne l’esistere soprattutto se la persona fosse stata considerata nemica dello stato, o avesse commesso reati gravi. Il termine damnatio figurae è una locuzione che deriva dalla pratica della damnatio memoria ed è riferito in modo specifico sull’azione, affinché l’immagine venga negata e cancellata dalla memoria collettiva.

Nella Navata di fronte all’Opera “del Passaggio”

Lo spazio della Navata antistante a Senza Titolo, 1996, è allestito con i lavori dei quattro ospiti contemporanei. Le opere non sono abitate da forze particolari, si tratta di tracce da decifrare con l’intenzione non di rompere con un rappel à l’ordre (richiamo all’ordine), ma esecuzioni che rientrano in un processo di de-sacralizzazione di ogni riproduzione della forma umana. Pittura e Scultura sono implicitamente portatrici di messaggi non manifesti, ma frutto di attenta ricerca a cui dedicare la stessa attenzione richiesta dall’atto creativo, oltre l’evidenza sensibile negli intervalli vuoti, perché l’attrazione si insinua in quel vuoto.

Testa-ritratto di Gaio Giulio Cesare su busto moderno. Marmo bianco lunense, altezza totale 52 cm (il solo volto h. cm 26). Museo Gregoriano Profano, Musei Vaticani, Stato Città del Vaticano. Immagine di pubblico dominio.

Al tempo di Gaio Giulio Cesare (Roma, Italia, 13 Luglio 101 a. C o 12 Luglio 100 a. C. – Roma, Italia, 15 Marzo 44 a. C.), il suo Ritratto fu un investimento psicologico e sociale:

«il suo busto era portato in processione in mezzo a immagini degli dei; il dittatore non era ancora divinizzato, ma l’immagine, trascendente il proprio oggetto, elevava il proprio modello al di sopra delle contingenze terrestri. L’esaltazione e la mitizzazione dei potenti sono inscindibilmente legati alla loro rappresentazione, l’immagine, allo stesso tempo disponibile e inaccessibile, non ha nessuno dei difetti miseramente umani che essa esibisce.»

Nuova Sant’Agnese – www.fondazionealbertoperuzzo.it

Thorsten Brinkmann, Aron Demetz, Nicola Samorì, Mariano Sardón, in Damnatio Figurae. Dalla negazione dell’immagine al ritratto, hanno lavorato sulla totale assenza del volto o sul suo essere parzialmente celato. Ognuno di questi artisti stupisce e seduce per la sostanza intima del proprio rifugiarsi nell’invisibile, o nel non pienamente visibile, opponendosi allo smascheramento dello sguardo con metodo e nel proprio stile, dove forma e contenuto coincidono. Probabilmente anche per Kounellis il volto sarebbe stato un ostacolo all’esplorazione di un territorio di confine, la rappresentazione di una soglia da cui è potuto uscire proprio per averla riconosciuta e avervi sostato a lungo. In questo modo egli ha cercato di raccontarla e darne una sintesi che reggesse il legame profondo tra il proprio linguaggio artistico, così carico di tempo da renderlo esplosivo, e la morte.

Scrisse Giovanni Paolo II nella Lettera agli Artisti del 24 Aprile 1999:

«… se il Figlio di Dio é entrato nel mondo della realtà visibile, gettando un ponte mediante la sua umanità tra il visibile e l’invisibile, analogamente si può pensare che la rappresentazione del mistero possa essere usata nella logica del segno, come evocazione sensibile del mistero.»

Nicola Samorì, Il sangue dei Santi (Paolo), 2023, olio su rame, 180 x 141 cm. Credit Foto Rolando Paolo Guerzoni – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

«Un punto di vista è solo la vista da un punto»

Dato che per noi ReWriters «Un punto di vista è solo la vista da un punto», ritengo possa essere interessante offrire ai lettori una personale interpretazione dei lavori dei maestri contemporanei in questo meraviglioso contesto dove è possibile stabilire un rapporto particolare con “La” Crocifissione, senza Croce e senza Corpo, che lascia indovinare non solo la sua parte invisibile, ma l’anima e lo spirito di colui che essa evoca. La scultura di Jannis Kounellis, in un contesto divenuto laico, intacca in profondità l’approccio intuitivo non mediato dalla fede, ed è il riflesso dell’adesione unanime nel considerarla rappresentazione scomoda. Un dio unico e assoluto non avrebbe potuto avere una fisionomia riconoscibile; un volto fu necessario per rivolgersi agli uomini, stabilire forme ed elementi riconoscibili.

Proposte di Lettura

Thorsten Brinkmann

Thorsten Brinkmann, Leonelle D’Ohro, 2009, C-print, 195 x 148 cm. Courtesy l’Artista e Galleria Fumagalli – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Thorsten Brinkmann nasce nel 1971 a Herne, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, in Germania https://thorstenbrinkmann.com/. Mette in scena un fantasioso ed ironico rapporto tra l’individuo, il suo presente e il suo passato. Con la fotografia riflette sulla società e sulla cultura storico-artistica nella sapiente combinazione di oggetti d’uso quotidiano e materiali di scarto, offrendo una lettura ispirata a celebri opere della storia dell’arte rinascimentale in cui occulta i volti dei soggetti ritratti nella combinazione di ready-made e collage. Guarda alle creazioni Dada e Nouveaux réalistes per interrogarsi sulla coesione e sulle interrelazioni esistenti tra i generi, gli oggetti e i periodi storici. Leonelle D’Ohro, del 2009, è l’”Immagine di copertina” dell’esposizione, la cui attinenza cromatica rimanda alla riflessione sulla stoltezza indagata dal fiammingo Hieronymus Bosch (Den-Bosch, Paesi Bassi, 2 Ottobre 1453 – Den-Bosch, Paesi Bassi, 9 Agosto 1516). La ricchezza inventiva del grande maestro olandese, spesso non si allineò con il contesto storico e con la vanità dell’umanità. Bosch, con grande ironia, mise in “scena” i conflitti dell’uomo rispetto alle regole imposte dalla morale religiosa e il volto incappucciato di Brinkmann, in un mondo materiale, si sottrae ad un criterio estetico proponendo un grado zero del Ritratto per evitare che possa fare “canone a sé”.

Aron Demetz

Aron Demetz, CinderElla, 2013, legno, 220 cm. Credit Foto Egon Dejori – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Le sculture di Aron Demetz (Vipiteno, Bolzano, Italia, 1972) www.arondemetz.it, eseguite in legno o bronzo lavorato, dal volto nascosto o non chiaramente leggibile lo confermano autore di un linguaggio assolutamente contemporaneo ottenuto con una tecnica antica, la scultura lignea, sapientemente condotta dalla sua mano raffinata. Demetz crea disciplinati personaggi per rivolgere all’umanità profondi interrogativi sull’esistenza; i suoi corpi sono lavorati fino a quando non resta la sola materia trattata attraverso la sperimentazione, quella utile a sviluppare il pensiero. Egli rappresenta donne, uomini in età adolescenziale o adulta compatti e frammentari allo stesso tempo, poiché lo scorrere del tempo corrode le idee, le immagini, ed è necessario dare voce (che non significa fare rumore) alle storie più sottili. Nel silenzio si può imparare a indagare l’importanza dell’amore come cura, una nuova strada per comprendere che nella vita non abbiamo il diritto di giudicare anche ciò che ci appare indegno o sbagliato, ma dobbiamo essere tolleranti, solidali, rispettosi nell’accettazione l’altr*. Hermann Hesse (Calw, Germania, 2 Luglio 1877 – Montagnola, Svizzera, 9 Agosto 1962), nel Il canto degli alberi scrisse: «Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita.» Opere silenziose, icastiche esposte allo sguardo ognuna nella propria nudità, perché soltanto il corpo nudo può rendere palese la sofferenza: traccia di un messaggio da decifrare.

Nicola Samorì

Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Nicola Samorì (13 Maggio 1977) è tra i protagonisti assoluti della Pittura Figurativa Internazionale di questo tempo. Delle due opere in esposizione la mia attenzione è attratta da Arco della sete (Immagine in evidenza). Siamo di fronte a un corpo raffinatamente esibito, capace di nutrire lo sguardo pur disobbedendo alla desiderabile compiutezza della forma (lo si vorrebbe sempre, se dipinta da un Maestro come Samorì!). In assenza del volto la riflessione è sulla sua presenza, sul suo essere sospeso a braccia aperte e sulla pelle, elementi che partecipano a questa fictio personae (la finzione di una persona) di cui si indaga il ruolo proprio e quello della figura accanto, appena percettibile. Senza il volto l’io fa un passo indietro, permettendo alla storia di emergere da quella creatura che pare galleggiare priva della forza magnetica dello sguardo. L’omaggio è ad Apollo e Marsia di Luca Giordano narrato in Metamorfosi d’Ovidio, nel Libro VI; il dio punì il sileno per la sua superbia (hýbris) scorticandolo vivo.

«Ma mentre egli disperava gli fu strappata la pelle dalle membra. Nient’altro era che una ferita; ovunque promana il sangue, si scoprono i muscoli liberi e, rilasciate, senza pelle,pulsano le vene; potresti contarele viscere zampillanti e le fibre sanguigne.» (Metamorfosi, Libro VI, vv. 385-391).

Nicola Samorì trasmette il sentimento esaltante di saper ricondurre lo sguardo all’arte che ama e con sapienza scompone e ricompone sulle superfici scheggiate, corrose, dove affiora l’impegno intellettuale e la prodigiosa pittura dalla potenza sovrumana.

Mariano Sardòn

Mariano Sardón in collaboration con Mariano Sigman, The Wall of Gazes, 2011 – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Mariano Sardón nasce in Argentina https://marianosardon.com.ar/ . Il suo lavoro da anni si muove nell’investigazione, la percezione e le esperienze compiute dal proprio corpo che rappresentano il collegamento con il mondo. L’artista spesso collabora con il Neuroscienziato argentino Mariano Sigman leader mondiale nel campo delle neuroscienze del processo decisionale, dell’educazione, della comunicazione umana, e uno dei direttori dello Human Brain Project, il più grande progetto mondiale per comprendere ed emulare il cervello umano. Mariano Sigman opera avvalendosi della collaborazione di laboratori di ricerca e apparecchiature eye-tracking utilizzate dallo scienziato; la tecnologia di questi software permette all’artista di registrare il movimento dello sguardo umano e dei punti in cui l’occhio si sofferma con attenzione. Ne risultano scenografiche tracce di un labirintico percorso visivo che ipnotizza lo sguardo di chi osserva, suscita interesse sull’opera che trascina l’attenzione sulle straordinarie capacità della “macchina” corpo umano e, al tempo stesso, sullo studio delle Neuroscienze che offrono all’umanità la possibilità di comprendere se stessa. Ogni ricerca per svelare i meccanismi della mente non solo è una sfida all’intera rete delle nostre conoscenze, ma ci pone di fronte il riflesso di ciò che siamo.

Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Nella Sacrestia oltre l’Opera “del Passaggio”

Negli spazi dell’ex Sacrestia, varcato il Passaggio in cui campeggia Senza Titolo, 1996, le pareti accolgono una serie di ritratti provenienti dalla Collezione della Fondazione Alberto Peruzzo dove trova collocazione anche l’opera di Manolo Valdés, nato a valencia in Spagna l’8 Marzo 1942.

Manolo Valdés, Ritratto con fondo verde e tracce beige, 2010, olio su sacco di tela, 188 × 127 cm. – Collezione della Fondazione Alberto Peruzzo – Credit Foto Marco Furio Magliani – https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Donald Baechler, Felice Casorati, Maurizio Cattelan, Sandro Chia, Max Ernst, Jannis Kounellis, Zoran Music, Mimmo Paladino, Manolo ValdeAndy Warhol e Tom Wesselmann, sono gli autori dei lavori selezionati dalla Collezione Alberto Peruzzo. https://fondazionealbertoperuzzo.it/en/event/damnatio-figurae-dalla-negazione-dellimmagine-al-ritratto/

Damnatio Figurae – Fondazione Peruzzo – ph © Ugo Carmeni 2025 https://fondazionealbertoperuzzo.it/

Le coordinate mnemoniche di questa occasione espositiva hanno dato vita ad una nuova trasformazione di Sant’Agnese, dove ogni opera della Collezione mantenga la propria forza e crei nuovi significati in un continuo stimolo di emozioni. È l’opportunità per un illuminante incontro tra “ospiti” e “residenti”, formulato anche in base ad una personale sensibilità del collezionista, nel luogo in cui l’energia e l’inafferabilità delle creazioni “gustino” quella delle altre. Per ogni lavoro “residente” potrà essere relativizzata la conoscenza, la prima lettura, in funzione del desiderio di coglierne le nuove rivelazioni estetiche che educhino alla ricerca di ciò che le ha generate.

Immagine in evidenza di Nicola Samorì, Arco della sete, 2020,olio su tela, 150 x 200 cm. Credit Foto Rolando Paolo Guerzoni.

Si ringraziano: Galleria Monitor, Galleria Fumagalli, Galleria Artericambi, Galleria Contini.

INFORMAZIONI

Nuova Sant’Agnese | Fondazione Alberto Peruzzo – Via Dante, 63 – 35139 Padova www.fondazionealbertoperuzzo.it

La pubblicazione delle immagini fotografiche di questo articolo scritto per la testata giornalistica digitale ReWriters, è stata autorizzata da:

Ufficio Stampa Lara Facco P&C Lara Facco | Tel. +39 349 2529989 | E-mail.lara@larafacco.comMarianita Santarossa | Tel. +39 333 4224032| E-mail.marianita@larafacco.comRachele Caretta | Tel. +39 377 3252358 | Email.rachele@larafacco.com

Condividi: