I miei primi ricordi sono legati al cibo. Il primo è mia madre che mi chiama ed appoggia sulla cassettiera della cucina il biberon con il latte ed i biscotti ed il secondo è nella cucina di mia nonna che sfila dal tavolo una porzione di spianatoia per farmi giocare con la farina.

Il mio destino era già segnato, la cucina sarebbe stata la mia vita. Sono riuscita a far coincidere la mia comfort zone con il mio lavoro. Fatica, caldo, sudore, freddo ed un notevole sforzo psicologico per allenare la mente ai ritmi serrati della cucina professionale sono gli ingredienti della vita di una chef.

La cucina della nonna, tradizione, formazioni, radici

La mia formazione è stata inizialmente quella della cucina di mia nonna che mi ha trasmesso la tradizione, le radici della mia terra, mi ha trasferito odori, profumi e consistenze che mi sono rimaste indelebilmente nella mia mente.

Dopo è venuta la Francia, dove ho trascorso vari periodi della mia vita, luogo in cui sono in parte cresciuta, studiato e lavorato. In Francia hanno fatto una grande cosa per la cucina, l’hanno codificata stabilendo i canoni per ogni piatto, gli ingredienti e come bisognava prepararlo. Hanno così sviluppato una tecnica gastronomica che ci ha permesso di migliorare e controllare le preparazioni di una qualsiasi cucina.

Quando ero un bambino e chiedevo a mia nonna come si preparava un qualsiasi piatto mi spiegava come si doveva fare nello stesso modo in cui sua mamma prima aveva fatto con lei. In Francia ho imparato a cucinare comprendendo come funzionava ogni singolo alimento, come interveniva il calore durante la cottura e che reazioni chimiche si generano in ogni momento. Fondamentalmente la Francia mi ha insegnato il perché si deve o non deve fare qualcosa in cucina. Per me è stata una vera e propria svolta che mi ha permesso di migliorare.

Cucina tradizionale e tecnica

Ho compreso che la cucina tradizionale sopravvive nel tempo, mantenendo le proprie caratteristiche grazie alla tecnica, soprattutto in un mondo in cui le nonne e le mamme non hanno il tempo necessario per trasmettere oralmente le tradizioni della propria cucina.

Immaginatevi quanto sono rimasta sorpresa e quanti ricordi mi sono riaffiorati alla mente quando un mese fa girando in una libreria bolognese sono inciampata non su un libro, ma sul libro che mi fece battere il cuore quando ero piccolo: L’arte della cucina francese di Julia Child. E’ stata ripubblicata l’edizione nel 2023 dopo 61 anni! Julia Child è stata per me una fonte di ispirazione, nata nel 1912 e morta nel 2004 ha reso alla portata di tutti gli americani la cucina e la tecnica della cucina francese ed l’ha portata in televisione. Vi consiglio di leggere questo libro, lo  troverete un po’ retrò nell’aspetto e nella ricettazione, ma è immancabile per chi ama la cucina.

Vi consiglio anche il film del 2009 di Nora Eprhon Julie & Julia, interpretato da Meryl Streep nel ruolo di Julia Child.

Qui di seguito vi riporterò una delle mie ricette del cuore.

Zuppa di cipolle

1 kg di cipolle gialle sbucciate ed affettate finemente. Stufate le cipolle in due cucchiai di burro dolcemente in una casseruola a fondo spesso, salate e pepate le cipolle, aggiungete due cucchiai di farina e fate cuocere per un paio di minuti. Coprite le cipolle con dell’ottimo brodo di carne o vegetale e fate cuocere per quaranta minuti. Versate la zuppa nelle cocotte di terracotta, aggiungete un paio di crostoni, bagnateli con la zuppa, spolverate con del gruviera ed infornate sino a che la superficie non risulterà gratinata.

Servite ben calda e buon appetito!

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