Che l’Esame di Stato sia un rito di passaggio, è chiaro a tutti. Ma che la parola candidato abbia al suo interno elementi di questo rito di passaggio, forse tutti non lo sanno. Avete mai fatto caso che la gran parte dei ragazzi che si presenta agli esami di Maturità si veste di bianco? Con una bella camicia linda o un altro capo simile ma sempre caratterizzato da un estremo biancore? Che richiama appunto la purezza e l’innocenza di chi ancora deve vivere il grosso della propria vita. 

Infatti, candidato deriva dal latino candidus, cioè bianco, e nell’antica Roma indicava quei giovani che volevano presentare la propria candidatura a una carica pubblica, e per questo indossavano una toga bianchissima. 

In questo modo tali candidi abbandonavano la loro purezza giovanile per immergersi nella vita, per così dire, contaminata di quella che sarebbe diventata l’arte della politica praticata in prima persona. 

L’esame di Maturità, rito di passaggio

Torniamo però ai nostri giorni. Quella dei candidati della maturità è dunque una scelta istintiva oppure è l’esito inconsapevole di una coincidenza istituzionale? Quale che sia la risposta, quello che conta è l’assunto iniziale, ovvero la caratterizzazione dell’Esame di Stato quale rito di passaggio

Un rito di passaggio che è diventato iconico, sia nell’ambito musicale con parole che ci riecheggiano quando ci ritroviamo con il calendario a metà giugno

Ma questa notte è ancora nostra / Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni / Notte di sogni, di coppe e di campioni”,

sia nel nostro immaginario (come dimenticarsi di quel burbero e magnifico insegnante interpretato da Giorgio Faletti nell’omonimo film di Fausto Brizzi del 2006, appunto Notte prima degli esami?).

Notte prima degli esami oppure notte prima della vita. 

Prima del fatidico rito di passaggio. 

Prima del momento di ingresso nella vita adulta. 

Prima del momento di assunzione della responsabilità di quello che si dice o di quello che si fa. 

Prima, infine, del definitivo momento di convincimento nelle proprie idee, nelle proprie libertà di parola e nei rispettivi sogni artistici. 

I ragazzi, le manifestazioni, dove sono gli adulti?

Solo che oggi pare che la Maturità non sia solo un qualcosa di pura pertinenza dei maggiorenni. Perché quando vediamo i ragazzi, e solo i ragazzi, manifestare per fare qualcosa di veramente efficace contro i cambiamenti climatici, ci chiediamo cosa stiano facendo gli adulti. 

Perché quando vediamo gli attivisti di Ultima Generazione sporcare con liquido lavabile molte opere d’arte, patrimonio inestimabile dell’umanità, per risvegliare governi e opinione pubblica su ciò che accade al nostro pianeta, giustamente ci indigniamo. Ma, quali adulti, ci indigniamo parimenti di quello che come comunità antropica stiamo facendo al più grande e condiviso patrimonio inestimabile dell’umanità, ovvero il nostro pianeta

Perché i nostri ragazzi li indichiamo come apatici e senza idee, ma quando manifestano liberamente siamo costretti a vedere immagini di repressione e manganelli, senza distinzione neppure se i picchiati abbiano raggiunto la maggiore età. 

I giovani, invece, oltre ad attraversare i loro riti di passaggio, devono essere ascoltati. Non accomunati da un biasimo qualunquista e trasversale. 
Ma ascoltati e, se possibile, compresi. 

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