Un romanzo di formazione. Ma non ditelo a nessuno.

Da giovani disprezziamo i romanzi di formazione, credendo che gli adulti vogliano insegnarci come sia crescere, quasi questo passaggio non lo stessimo vivendo in prima persona.
Da grandi riteniamo quel genere di testo fuori dalla nostra portata: che cosa dobbiamo ancora imparare di un tempo ormai trascorso?
E così i romanzi di formazione che dichiarano apertamente di esserlo corrono il rischio di allontanare il pubblico, con le dovute eccezioni. La prima buona idea che troviamo ne La vita bugiarda degli adulti, di Elena Ferrante, è proprio quella di nascondere di appartenere allo stesso genere del libro Cuore. La seconda è quella di scrivere un racconto molto diverso negli intenti e nei contenuti dalla tetralogia che ha reso celebre l’autrice. La terza buona idea è insinuare tra le parole il tema, senza sbatterlo immediatamente addosso al lettore.

Il sottile e seducente fil rouge di questo romanzo che racconta gli ultimi anni dell’infanzia e i primi anni della giovinezza di Giovannina è il sesso: Giovannina è una ragazza di buona famiglia, che, cercando qualcuno a cui assomigliare, finirà per ricostruire sul sesso il mondo intorno a sé, tanto quello da cui fugge che quello a cui va incontro. Giovannina racconta i primi baci sulla bocca e le piacevoli carezze tra bambine, scopre che c’è un amore degli adulti diverso da quello che c’è tra mamma e papà, assiste alla disperazione di un amore perduto e forse mai realmente avuto, di un amore bugiardo che arriva con l’età adulta.

Elena Ferrante gioca con l’alternanza tra italiano e dialetto: chi parla l’italiano finisce prima o poi per dimostrare il vero sé e degrada se stesso usando la lingua dell’infanzia, chi non lo parla disprezza e riconosce come estraneo, e quindi ostile, chi parla la lingua della scuola. Elena Ferrante non salva nessuno. Colti e ignoranti raccontano con le stesse feroci parole i dettagli più crudi: l’odore acre dentro i pantaloni di un ragazzo, il dolore, l’insistenza, le gambe che slealmente si incrociano sotto un tavolo, il sogno di una notte d’amore altrui, le unghie sporche, un atto o un rito triviale prima della civilizzazione. Giovannina cresce, conosce cose che nell’incipit del romanzo ignorava, trova, anche se scomodo, un posto nella vita degli altri: è a tutti gli effetti la protagonista di un romanzo di formazione, ma non diciamolo ad alta voce.