Eccoci. Finalmente siamo online. Il primo post è un po’ come il primo amore… non si scorda mai! Perché è un nuovo inizio. È ansia e paura, è desiderio e curiosità, è gioia e passione. Ansia e paura di essere all’altezza e di soddisfare l’altro. Desiderio di amare e curiosità di scoprire. Gioia di essere in due e passione che ti fa battere il cuore.
Proprio come qui su Rewriters.it.
Ansia e paura di farvi innamorare delle nostre storie e dei nostri eroi. Desiderio di risultare interessanti, e curiosità di sapere se tornerete a leggerci. Gioia di condividere le nostre opinioni, e passione per una cosa meravigliosa che vogliamo fare insieme a questa community: riscrivere l’immaginario contemporaneo.

Siamo finalmente usciti, lo possiamo ben dire a voce alta, da questa complicata fase di lockdown, che ha sconvolto le nostre vite. Come molti sostengono, probabilmente nulla tornerà come prima. E neanche la comunicazione.
Ci sarà una spinta significativa verso cambiamenti già in atto che ne accelererà il processo. Basti pensare alle nostre innumerevoli videocall e agli eventi digitali.
Sarà necessario produrre nuove idee e maggiore creatività per ripensare i modelli esistenti: la parola chiave è blending, tra smartworking e vita d’ufficio.
I paradigmi valoriali di aziende e persone si sono modificati per sempre. E quindi dovremo scoprire un nuovo tono di voce per la comunicazione.

Insomma, noi di BPRESS ci occupiamo di comunicazione e di questo vi parleremo nel blog R3START, a volte guardando al passato, altre analizzando il presente e altre ancora proiettandoci nel futuro. Lo faremo con analisi e commenti, segnalazioni di eventi e iniziative, approfondimenti su campagne di PR che hanno fatto scalpore o, al contrario, che sono passate inosservate. Racconteremo di aziende e persone.

Vogliamo sottolineare il ruolo chiave della comunicazione come leva strategica nella vita delle imprese e, soprattutto, nella nostra vita personale e professionale.

REWRITERS: dopo il lockdown la nostra media diet va riscritta

Ve lo abbiamo già detto che vogliamo parlare della comunicazione come leva strategica nella vita delle imprese e, soprattutto, nella nostra vita personale e professionale? Cominciamo subito.

Per esempio, quanto è cambiata in questo lunghissimo lockdown la nostra media diet? Moltissimo, soprattutto se si mettono a confronto le abitudini delle diverse generazioni, come ha fatto il sito Visualcapitalist.com pubblicando un’infografica su dati di GlobalWebIndex che registrano il comportamento dei consumatori in USA e UK nelle scorse settimane (qui: https://www.visualcapitalist.com/media-consumption-covid-19/)

La fotografia che ne esce conferma tutte le previsioni: la Generazione Z ha vissuto il lock down componendo il proprio palinsesto fatto di video online (cioè Youtube e simili) e di streaming video (che poi vuol dire soprattutto Netflix). Molto simile il comportamento dei Millennial, che hanno aggiunto anche un po’ di tv tradizionale alla loro dieta. Sempre la tv tradizionale è in cima alle preferenze della Generazione X insieme all’immancabile video streaming. Chiudono la carrellata i Boomer, per i quali la tv tradizionale ha rappresentato il principale canale di informazione e intrattenimento. Ci stupisce?

Torniamo al video: è un mezzo di comunicazione facile e immediato che piace a tutti e usa un linguaggio capace di arrivare dritto al cuore delle persone. Non per niente gli investimenti pubblicitari delle brand che si vogliono far notare premiano ancora la tv, anche correndo il rischio della ripetitività. Un video americano lo ha dimostrato montando in un unico lungo commercial le decine e decine di spot tv che le principali brand globali hanno mandato in onda in questo periodo (qui: https://youtu.be/vM3J9jDoaTA) E per mostrare come, alla fine, si assomigliano tutti: gli stessi concetti, gli stessi toni empatici, le stesse atmosfere rarefatte, la stessa colonna sonora drammatica e a tratti lugubre, la stessa retorica fatta di parole alte ma diventate quasi stucchevoli: persone, famiglia, difficoltà, incertezza, distanza sociale, vicini ma lontani, noi ci siamo, siamo qui per voi, ti puoi fidare, ce la faremo a superare insieme tutto questo. Grazie.

Per contro, diametralmente opposto il linguaggio usato da Nike per stigmatizzare i fatti di Minneapolis, con un efficace video/non video composto da frasi scritte su uno sfondo nero e pubblicato sui social (qui su Twitter: https://twitter.com/Nike/status/1266502116463370241) con il titolo Let’s all be part of the change. Bella, potente, sintetica, la frase iniziale: For Once, Don’t Do It. Non girate le spalle al razzismo. Per una volta, non fatelo.

Beatrice Caputo e Diego Biasi per conto di BPress