Dopo ben 12 anni, la nazionale u20 di basket torna a conquistare il titolo europeo, ottenuto battendo in finale la Lituania con un secco 83 a 66. Un successo che proietta questi giovani ragazzi in un futuro speranzoso anche dal lato della nazionale maggiore.

L’ennesimo episodio di razzismo

Purtroppo però c’è anche un lato negativo, ovvero quello del razzismo che è riuscito a trovare spazio anche in un momento di gioia e orgoglio come questo. La “denuncia” del fatto è stata fatta da David Torresani, playmaker e guardia della nazionale che attraverso una storia pubblicata sul suo profilo Instagram ha dichiarato:

“Grazie mille a tutti i commenti negativi e razzisti sotto i vari post, ci avete dato la carica!”

David Torresani sul suo profilo Instagram

Il giocatore si riferiva ai numerosi commenti comparsi sui vari social subito dopo la vittoria con la Serbia in semifinale. Nonostante questo però, il movimento che si sta creando sarà sempre più forte dell’odio che cresce parallelo e difficilmente potrà cambiare l’ambizione e il desiderio di questi ragazzi.

Un’Italia nuova fatta di speranza

Una nazionale fatta di ragazzi che raccontano un’Italia nuova con un mix di storie diverse, di talenti con un background migratorio, di giovani cresciuti ed emersi dalle periferie italiane più disparate. Un cambiamento che abbiamo già avuto modo di vedere in altri paesi europei, ma anche nella nostra atletica italiana, dove molti ragazzi sono di seconda generazione, oppure nati all’estero. Ora questa nuova generazione sta aprendo a una nuova era anche nel basket.

Ma soprattutto, una lotta come quella che lo sport persegue contro il razzismo, va avanti da tantissimo tempo ed orgogliosamente possiamo dire che di esempi da cui prendere ispirazione ne abbiamo veramente tanti.

Sicuramente uno di questi è Muhammad Ali, icona della boxe e figura centrale della lotta per i diritti delle persone di colore. Proprio dalla sua figura prende spunto il documentario “When We Were Kings“, che racconta lo storico incontro con l’allora campione del mondo dei pesi massimi George Foreman, ma anche e soprattutto il mondo in cui Ali ha usato la boxe come mezzo per contrastare il razzismo e affermare la dignità nera nel mondo dello sport.

Un altro personaggio simbolo di questa lotta è Jesse Owens e la sua incredibile storia, raccontata nel film “Race – Il colore della vittoria“. Il velocista afroamericano è tutt’oggi fonte di ispirazione per molti grazie ai suoi quattro ori vinti alle Olimpiadi di Berlino del 1936, dove sfidò il regime nazista e le numerose discriminazioni che subì dentro e fuori dal campo, ma senza abbassare mai la testa.

Se foste interessati a vedere i titoli che vi ho citato, vi lascio qui il link per “When we Where Kings” e qui il link per “Race – Il colore della vittoria”.

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