L’arte è libertà. Attraverso l’arte l’essere umano può toccare il cielo come l’inferno. L’arte è il linguaggio che permette, a noi fruitori, di immaginare senza dire, forse anche senza sapere, i nostri mondi oscuri. Un dipinto può raccontarci sguardi e corpi lascivi, una scultura può mostrarci volgarità con giocosi scherzi o con violente provocazioni, la musica può rappresentare l’orrore o addirittura farne parte, la letteratura deve essere capace di narrare il proibito. E tutto questo, non può e non deve essere sfiorato dalla morale. Perché l’arte con la morale non c’entra. Chiedere a un artista di seguire l’etica è come chiedere al cielo di non far piovere, perché i fiumi straripano. O al sole di non scaldare, ché le terre bruciano.  

Quando lessi Lolita di Vladimir Vladimirovič Nabokov, rimasi sconvolta. Avevo quindici anni e una brutta esperienza alle spalle. Avrei dovuto odiare il protagonista, con le sue ossessioni perverse, con la sua immaginazione imbarazzante, eppure ne rimasi affascinata, quasi innamorata. Per anni mi chiesi perchè avevo accettato di leggere la storia di un amore pedofilo. Perché non avevo urlato allo scandalo. Perché, nonostante conoscessi l’orrore di desiderio proibito e malato, lo avessi addirittura consigliato. La risposta la trovai anni dopo, mentre fissavo le donne voluttuose e imperfette di Gustave Courbet. Davanti a quei dipinti mi innamorai dell’imperfezione così vicina al vero da lasciarmi senza fiato. Il pittore non si era preoccupato di ritrarre la bellezza ideale, ma si era concentrato sui difetti, sulla rilassatezza delle carni, sugli sguardi lussuriosi. Aveva avuto il coraggio di sfidare il pubblico con un realismo spietato e provocatorio.

Davanti a L’Origine du monde, davanti a quell’immagine seduttiva e allo stesso tempo scabrosa, mi rivenne in mente Lolita, e finalmente capii. Io avevo amato quel romanzo maledetto, perché quel romanzo maledetto aveva avuto l’ardire, attraverso una forma sublime, di raccontare una possibile verità senza alcun giudizio, ma con la totale libertà di chi sa entrare nelle pieghe di una mente fragile e succube. Come stava facendo Courbet con quel sesso dipinto, che mi stava scrutando dall’agio della sua cornice dorata, anch’essa carnale come il soggetto. Anche il pittore aveva deciso di riprodurre il vero, senza abbellimenti, senza fughe dalla realtà. E la verità, quando mostrata senza veli, attraverso la potenza dell’arte, è ingiudicabile e sublime.

Lolita è questo, per me: un capolavoro del vero.
Un atto di pura libertà.