Nell’Ottocento e buona parte del Novecento era abbastanza comune che i bambini subissero abusi fisici anche gravi e, sebbene ci fossero casi isolati di procedimenti per la morte o gravi lesioni di un bambino, in America persisteva la forte convinzione che la responsabilità dell’educazione dei figli appartenesse ai genitori. Questi erano liberi di crescere i loro figli come desideravano, senza interferenze esterne. I bambini orfani o abbandonati erano spesso gestiti da organizzazioni benefiche di vario genere, mentre l’intervento statale per l’infanzia era generalmente ristretto ai bambini che avevano commesso reati di piccola delinquenza.

Mary Ellen Wilson, l’infanzia negata

Mary Ellen Wilson nacque a New York probabilmente nel marzo 1864, in un’area particolarmente povera chiamata Hell’s Kitchen; la madre Frances (Fanny) Connor – arrivata dall’Inghilterra con uno zio per iniziare una nuova vita – e Il padre Thomas Wilson –  arrivato dall’Irlanda insieme a molti altri durante la carestia delle patate – si sposarono nel 1862 e due anni dopo ebbero Mary Ellen.

Thomas lavorava come aiuto in cucina e apri-ostriche. Fanny lavorava in lavanderia e faceva cucito a pagamento di sera. Durante la Guerra Civile Thomas fu arruolato nell’esercito dell’Unione; quando Mary Ellen aveva circa due mesi Thomas fu ucciso, probabilmente non vide mai sua figlia.
Fanny si ritrovò in una situazione disperata. La piccola pensione da veterano che ricevette (8 dollari al mese) non era sufficiente per vivere.  Avendo bisogno di lavorare, Fanny affidò temporaneamente la figlia a una bambinaia, Martha Stone (talvolta indicata come Mrs Score) dietro pagamento di due dollari alla settimana. Per qualche motivo (probabilmente la perdita del lavoro), Fanny smise di effettuare i pagamenti e non si presentò a visitare la bambina, alla fine Fanny scomparve del tutto.

Mary Ellen crebbe convinta che entrambi i suoi genitori fossero morti. Un parente tempo dopo affermò che Fanny fosse tornata per riprendere Mary Ellen, ma le fu detto che la bambina era morta. 

Martha Stone, anche lei priva di una situazione economica stabile, affidò la cura di Mary Ellen al Dipartimento delle Carità Pubbliche e Correzioni di New York. Da quel momento lei divenne una bambina sotto il controllo dello Stato.

Thomas e Mary McCormack desideravano adottare un bambino dopo aver perso ben tre figli di malattia. Si rivolsero al Dipartimento delle Carità Pubbliche e Correzioni e, in circostanze che appaiono poco trasparenti, riuscirono a convincere il Dipartimento che lui fosse il vero padre della bambina (ammise di aver avuto relazioni con diverse donne, tra cui la madre di Mary Ellen). Convinsero inoltre il Dipartimento che la madre di Mary era rinchiusa in un manicomio. Sulla base di queste affermazioni e con l’aiuto di una lettera di raccomandazione da parte di un medico, i coniugi McCormack ottennero la custodia della bambina nel gennaio 1866. L’accordo era legalmente più vicino a un affido che a un’adozione come la intendiamo oggi. Secondo l’accordo i McCormack dovevano riferire al Dipartimento sulle condizioni della bambina su base annuale, cosa che non fecero e per la quale non ci fu alcun seguito da parte dell’autorità. Thomas apparentemente adorava la piccola Mary Ellen, ma poteva dirsi lo stesso di sua moglie. Il caso volle che pochi mesi dopo l’adozione Thomas morì e che successivamente sua moglie si risposasse con Francis Connolly.

Fino a qui la storia di Mary appare molto simile a quella di centinaia di sfortunati bambini la cui miseria aveva condizionato pesantemente la vita.

A lei andò particolarmente male: per sette anni venne picchiata, umiliata, maltrattata e chiusa per ore all’interno di un armadio, non le era permesso di uscire di casa né affacciarsi alla finestra.

Le testimonianze dei vicini per i continui e disperati pianti della piccola, giunsero all’orecchio di Etta Angell Wheeler, una missionaria volontaria che, con uno stratagemma, riuscì a farsi ricevere da Mary McCormack e con orrore vide la bambina, sporca, scalza, coperta di stracci, con uno sfregio sul viso.

 Quando lasciò quella casa, la Wheeler si risolse a portare via la bambina da quell’inferno. Questo fu possibile grazie a Elbridge Thomas Gerry dell’American Sciety for the Prevention of Cruelty to Animals. Non è certo che sia accaduto questo, ma si dice che per allontanarle la bimba da casa dovettero utilizzare le leggi contro la crudeltà verso gli animali quale trucco per risolvere la situazione. 

La testimonianza della bambina

“Mio padre e mia madre sono entrambi morti. Non ho ricordi di un tempo in cui non vivessi con i Connolly. La mamma, (la signora Connolly), ha l’abitudine di frustarmi e picchiarmi quasi tutti i giorni. Era solita frustarmi con una frusta attorcigliata: una pelle grezza. La frusta ha sempre lasciato un segno nero e blu sul mio corpo. Ora ho i segni neri e blu sulla mia testa, che sono stati fatti dalla mamma e anche un taglio sul lato sinistro della mia fronte che è stato fatto da un paio di forbici. Mi ha colpito con le forbici e mi ha tagliato. Non ricordo di essere mai stata baciata da nessuno, non sono mai stata baciata dalla mamma. Non sono mai stata presa in braccio da mia mamma o accarezzata. Non ho mai avuto il coraggio di parlare con nessuno, perché se lo avessi fatto sarei stata frustata.”

In queste parole è palpabile il dolore di una bambina che non comprende il motivo di tanta crudeltà. Sette anni di disumana spietatezza, danni fisici con lame e bastoni. Bruciata con il ferro, tagliata con le forbici, sottoposta a ogni tipo di abuso.

Al momento del processo Mary Ellen aveva dieci anni. La sua testimonianza scosse il mondo.

La matrigna venne dichiarata colpevole e condannata a un anno di lavori forzati. Di lei non si saprà più nulla.

La piccola venne affidata alla sua salvatrice, Etta Wheeler, la quale si trovò a crescere una bambina che non sapeva camminare e non sapeva muoversi all’aperto. Non era in grado di valutare le altezze e le grandezze. Ignorava cosa fossero i prati, le rocce, il cielo, gli alberi, i fiori. Non sapeva cosa fossero i giocattoli. Non aveva mai giocato con altri bambini.

In seguito  la Wheeler scrisse:

“La bambina era un caso interessante, così a lungo chiusa tra quattro mura e ora in un mondo nuovo. I boschi, i campi, le cose “verdi che crescono”, erano tutti strani per lei, non li aveva mai conosciuti. Dovette imparare, come un neonato, a camminare per terra; avendo camminato solo sui pavimenti il suo occhio non sapeva valutare le superfici irregolari.”

Lo scalpore sollevato da questa drammatica vicenda indusse la costituzione nel 1874 a istituire la New York Society for the Prevention of Cruelty to Chidren: la prima istituzione al mondo contro gli abusi sui minori, ancora oggi in piena attività. Da allora i diritti dei bambini sono stati sanciti e protetti. Certo, non lo si può dire di tutte le parti del mondo purtroppo, ma nella nostra società i bambini hanno acquisito valore di fronte alla legge. Ciò che oggi appare scontato, non è sempre stato un diritto concesso automaticamente.

La storia di Mary è tragica, ma almeno la sua sofferenza ha risvegliato l’opinione pubblica dando al via a un movimento di protezione infantile molto importante. Per fortuna poi, la sua fu una lunga e felice vita, morì a 92 anni nel 1956.

Vi lascio il titolo di alcuni libri relativi ai diritti dell’infanzia: Il quadernone di Amnesty International – Un libro interattivo che invita i bambini a scoprire i loro diritti attraverso attività coinvolgenti 

I bambini nascono per essere felici – Un libro poetico che semplifica la Convenzione sui diritti dell’infanzia per i lettori più giovani 

Il diritto del bambino al rispetto – Janusz Korczak L’autore è riuscito a raccogliere attorno a sé i bambini e gli orfani del ghetto della sua città durante la seconda guerra mondiale, per restituire loro la dignità, grazie al suo lavoro di educatore e al suo esempio di uomo.

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