Quelle amministrazioni pubbliche che ti chiedono di adottare animali e poi ti penalizzano
Iva al 22% su spese veterinarie. Animali come beni di lusso, niente intervento del Governo. Il mercato dei pets nel rapporto Assalco-Zoomark

Iva al 22% su spese veterinarie. Animali come beni di lusso, niente intervento del Governo. Il mercato dei pets nel rapporto Assalco-Zoomark

Hai animali per allevamento, vendita, lucro? Sei il benvenuto e ti favorisco. Vivi con animali che hai salvato dalla strada o li hai adottati da una struttura pubblica e, quindi, hai anche fatto risparmiare lo Stato? Ti penalizzo.
E’ questa l’amara morale della gestione dell’IVA da parte del Ministero dell’Economia e Finanze, dell’Agenzia delle Entrate, di una politica sorda alle richieste dei cittadini e delle associazioni.
Infatti non solo l’IVA massima che si applica ai beni di lusso, quella al 22%, contraddistingue ancora ingiustamente le fatture per interventi veterinari e gli scontrini dei cibi per cani e gatti: anche in questa Legge di Bilancio 2025, il Governo ha fatto ritirare e bocciare gli emendamenti presentati per un riequilibro di giustizia fiscale, e animale. E gli ordini del giorno accolti non sono, purtroppo, vincolanti. E questo è, anche in un’ottica solo economica, del tutto miope, per usare un eufemismo, considerando i numeri importanti e sempre in ascesa del mercato cosiddetto dei pets come dicono i rapporti Assalco-Zoomark.
E poi altro che decide l’Europa su questa materia nel Decreto Fiscale che è diventato Legge dall’inizio di ottobre scorso, l’IVA sulla compravendita di cavalli, quindi su attività di guadagno economico, è stata variata – quindi uno Stato può intervenire su questa materia – diminuendola dal 22% al 5% con un mancato gettito per lo Stato di quasi 5 milioni di euro in due anni (!) a proposito di ma da dove prendiamo i soldi che ci viene detto quando si oppongono alle nostre richieste di cambiamento.
Parliamo di mais? Se questo, che in maggioranza diventa mangime per animali tenuti per la produzione e la macellazione va agli allevamenti, allora l’IVA è, a seconda del trattamento dei chicchi, fra le più basse. Se invece il mais si utilizza per fare lettiere per gatti, così biodegradabili, invece l’IVA deve essere al 22% – anche qui applicata a un bene di lusso – come recentemente deciso dall’Agenza delle Entrate un prodotto a un costo maggiorato e che quindi non tanti possono permettersi.
Ma non sarebbe il caso, Ministro dell’Economia Giorgetti, di mettere attorno a un tavolo i suoi tecnici con tutte le parti interessate e arrivare a una decisione senza discriminazioni su chi aiuta gli animali? Gli stessi Comuni per il cibo e le cure ai cani e gatti di loro proprietà devono pagare il 22% di IVA (!) E si dovrebbe intervenire anche sulla quota di detrazione delle spese veterinarie in dichiarazione dei redditi che è al massimo di appena 80 euro anche a fronte di spese enormi per cani e gatti e che non tiene conto del numero degli animali con cui si vive?

A proposito della questione tasse nascoste sulla vita con gli animali, queste ci sono anche per responsabilità delle Regioni. In Emilia Romagna, per esempio, con la nuova Tariffa corrispettiva puntuale sullo smaltimento dei rifiuti che ha sostituito la ben conosciuta TARI, anche gli anziani con una piccola pensione devono pagare di più per conferire i bisogni del felino di casa, come sta succedendo in alcuni casi con polemiche locali, oltre ai due conferimenti al mese previsti dalla società “Hera”. Quindi ci si tiene in casa il puzzo per due settimane… o si deve pagare di più. Eppure basterebbe prevedere una raccolta dedicata e che differenzi nel trattamento economico fra allevamenti e cittadini, fra chi ha adottato e chi ha comprato l’animale, per esempio. Che ne dice il neopresidente regionale de Pascale di porre rimedio a questa disattenzione del suo predecessore Bonaccini?
