Il coraggio, il genio e la filosofia dell’Arbore regista. Sono passati quarant’anni dall’uscita di FF.SS… Cioè: …che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?, una vera perla cinematografica scritta, diretta ed interpretata da Renzo Arbore con un cast irripetibile: da un ispirato e scatenato Roberto Benigni ad una giovanissima Pietra Montecorvino. La sceneggiatura scritta da Renzo con Luciano De Crescenzo dona alla cantante napoletana quell’aura malinconica e stralunata alla Anna Magnani.

Un film che avrebbe potuto girare Woody Allen. E poi i camei degli amici in questa malefatta arboriana: da Claudio Villa a Gianni Minà, da Troisi a Modugno passando per gli  insuperabili Pazzaglia e Proietti.  Il film è disponibile sulla piattaforma Prime – Raro Film.

Arbore ha inventato, anticipato, pensato praticamente tutto

Arbore ha inventato veramente tutto e lo dimostra anche con questa pellicola affondando nella critica civile usando la leggerezza: gioca con la napuletanite riconsegnando dignità al Meridione. FF..SS sta per Federico Fellini Sud Story un copione rubato al regista di Amarcord per raccontare questa favola permeata da una sofisticata malinconia in cui affronta la questione meridionale come nessun sociologo ha mai fatto, affondando anche contro la politica malata anticipando di vent’anni Mani pulite, la follia della Lega, vallettopoli, la crisi discografica, il sogno del Festival di San Remo, il potere di Craxi, Andreotti e De Mita.  

Questo film è amato dallo zoccolo duro dei fans di Renzo, come i film di Totò, se ne conoscono a memoria le battute e le sequenze. Arbore va a dissacrare lo stesso mondo dello spettacolo con le raccomandazioni dei politici, la Rai ed i suoi funzionari e poi il mondo neo-melodico tanto lontano dalla Napoli dei Di Giacomo e dei Murolo. Renzo aveva già capito tutto quarant’anni fa con quella poesia spietata e magica che ricorda Eduardo De Filippo.  

L’Armstrong italiano

Renzo Arbore è un patrimonio intellettuale per l’Italia tutta, in particolare per il suo Sud, che tanto ha onorato e difeso, tutti gli dobbiamo qualcosa.  E’ un po’ l’Armstrong italiano, un monumento della cultura musicale, quella d’autore che attinge al jazz più sofisticato shakerato con sapiente emozione alla tradizione popolare napoletana passando per la verve alla Louis Prima. Renzo ha l’ironia seducente di Giorgio Gaber, l’irriverenza intellettuale di Enzo Jannacci, la malinconia dolce di Domenico Modugno, il neorealismo antropologico di Vittorio De Sica, la comicità di Totò, l’impegno civile di Eduardo, la sua è una generosità artistica di quella che fanno dei grandi miti dei maestri. Insomma Renzo è un tutt’uno di arte, cultura e spettacolo globale. Poi ci sono le sue invettive stilistiche che oggi sono pura poesia.

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