Italiani: pizza, spaghetti e mandolino. Un classico cliché che evidenzia la forte identificazione tra l’Italia e il buon cibo, non a caso tema di Expo 2015, manifestazione di successo per parlare del settore dell’alimentazione e del cibo in senso allargato, che ha dato il via a un’epoca d’oro per il food su media e social media.

L’emergenza sanitaria ha riportato in evidenza i grandi temi etici legati al cibo e soprattutto alla sostenibilità sotto diversi aspetti. La conferma arriva dall’assegnazione del Nobel per la Pace 2020 al World Food Programme delle Nazioni Unite “per la sua efficacia in tempi di pandemia”, proprio a ridosso della Giornata Mondiale dell’Alimentazione promossa dalla FAO il 16 ottobre, nata per promuovere azioni affinché tutti abbiano accesso a diete sane e sostenibili.

E in Italia? Alcuni studi recenti dimostrano una maggiore attenzione agli stili di vita e alla sostenibilità alimentare.

Secondo la ricerca condotta da Distal Università di Bologna su dati raccolti da Msi-Aci Europe Bv nell’ambito della campagna Sprecozero, il 51,6% degli italiani ha sprecato meno cibo durante la quarantena rispetto al periodo precedente, nonostante il 57,6% abbia acquistato più generi alimentari. Questo sembra dovuto principalmente alle restrizioni dovute al Covid-19, che hanno generato cambiamenti nei comportamenti di acquisto, preparazione e smaltimento, ma anche a un nuovo stile di vita, su cui ha inciso la maggior disponibilità di tempo per pianificare e organizzare meglio le scorte.

Non solo. L’attenzione verso l’etica emerge anche dalle scelte su cosa e dove comprare: dai dati dell’Osservatorio Packaging del Largo Consumo, realizzato da Nomisma in collaborazione con SpinLife, emerge che 7 italiani su 10 sono disposti a cambiare il negozio in cui fanno la spesa alimentare a favore di punti vendita con confezioni sostenibili, mentre per il 23% degli italiani è cresciuto l’acquisto di prodotti con pack sicuro e uno su cinque ha preferito acquistare presso punti vendita che promuovono prodotti sostenibili.

Anche un paragrafo del Rapporto Coop – Economia, consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani presentato recentemente, evidenzia un trend interessante: solo il 31% dichiara di voler acquistare prodotti confezionati di largo consumo più economici (vs. 50% del report 2019). Inoltre, il carrello degli italiani si riempie di ingredienti di base, cibo confezionato, cibo italiano, prodotti gourmet (+16,9%), etnici (+15,4%) e vegan (+6,9%), mentre calano i piatti pronti (-2,2%). Lo studio conferma, inoltre, la crescita dell’attenzione ai temi della sostenibilità e della green economy.

Il cibo è stato protagonista indiscusso del lockdown nelle nostre case, un vero e proprio rifugio che ha consentito di riscoprirne il valore. Che sia questa la vera leva di un cambiamento a lungo termine?

La rivoluzione negli stili di vita e la riprogettazione del futuro in chiave più sostenibile è un tema caldo in tutti i settori e il food non fa differenza. Dai consumatori, al retail, alle scelte dei brand, che mettono sempre più in risalto nelle loro campagne il valore più che il prodotto, qualcosa sta realmente cambiando.

È arrivato davvero il momento della concretezza alimentare?

Cinzia Sartori, BPRESS