Sanremo, la musica e la differenza tra Tony Effe e Mozart
Sanremo. Se la musica è una forma d'arte, e sicuramente lo è, come fare pace con alcuni generi musicali? I brani di Cristicchi e Brunori.

Sanremo. Se la musica è una forma d'arte, e sicuramente lo è, come fare pace con alcuni generi musicali? I brani di Cristicchi e Brunori.

È la settimana dello spettacolo più atteso dalla cultura rosa italiana: quella di Sanremo. Si passano mesi in attesa di questo evento e, in questa edizione del festival, c’è stato molto da discutere ben prima che il tutto cominciasse: Fedez e la Ferragni, Fedez e Tony Effe, la Ferragni e Achille Lauro… una marea di gossip hanno arricchito le nostre giornate. Abiti, immagini, fidanzate famose, teatrini nei quali la musica a Sanremo viene come risucchiata, dimenticata.
Quello che dico è una banalità: questa denuncia è già stata fatta da molti altri prima di me, tuttavia, vorrei collegare questo fatto a una intervista che il mega ospite della prima serata di Sanremo, Lorenzo Cherubini, ha rilasciato a Belve qualche tempo fa.
Egli ha dichiarato che
“Tony Effe e Mozart sono colleghi”
facendo vanto della sua grande inclusività e della sua capacità di comprendere ogni prospettiva e di sapersi in qualche modo adattare e ritrovare all’interno di ogni dimensione espressiva. Questa frase ha fatto breccia su di me, in generale l’intera intervista, in cui il cantante ha continuato a sottolineare il suo positivismo, il senso di una serenità obbligata, una felicità vuota che mette in catene l’umano rendendogli impossibile esprimere qualsiasi altra forma di emozione: dobbiamo essere felici e positivi sempre, avere il sole in tasca come ci insegnava Silvio Berlusconi.
Quella del signor Cherubini in arte, per quelli della mia generazione, Jovanotti (sei come la mia moto sei proprio come lei citando un suo sommo verso) non è una sana introflessione ma un pericoloso “tutto è possibile”. Nel mondo del tutto è possibile che non è quello complesso dell’unione delle differenze, dell’incontro con l’altro, dell’incontro con la differenza come forma profonda di conoscenza e di consapevolezza, ogni cosa viene posta nel medesimo livello: l’altro non esite più, viene cancellato perché tutti siamo uguali e tutti dobbiamo comportarci nella stessa maniera. Come la moda, come le metropoli sempre più simili l’una all’altra, come i villaggi turistici: viaggiare per rimanere sempre nello stesso posto.
Al signor Jovanotti è sfuggito, forse, che ogni forma di cultura si è generata attraverso l’incontro con la diversità, con l’altro da noi come ci insegna la zooantropologia, in una dimensione mimetica e ri-creativa che ha permesso agli umani di esprimersi attraverso forme di comunicazione che precedentemente sono state delle forme di conoscenza. La musica, la danza sono frutto di un’operazione di incorporazione del non umano nell’umano: il canto degli uccelli, le danze di corteggiamento degli gnu, solo per fare due piccoli esempi. Ora la complessità di un processo culturale come quello musicale non può essere banalizzato e livellato. Nella società del tutto è possibile non ci si rende più conto che quel possibile deriva da molto lontano e da un duro lavoro di conoscenza su se stessi attraverso l’altro che è anzi tutto diverso, complesso, lontano.
Credo che la risposta più saggia al rapporto di in-differenza denunciato da Jovanotti tra Mozart e Toni Effe lo abbia reso Francesco Guccini in un’intervista rilasciata proprio circa questo argomento in cui il cantautore sottolinea come, all’origine delle sue canzoni, ci sia lo studio, il pensiero insomma la cultura. La scrittura dei grandi cantautori italiani prevede una lettura e un lavoro mimetico e ri-creativo di quella cultura messa in parole e in musica: sono canzoni che scavano, che ti riconsegnano una qual certa verità circa il mondo e le cose che va ben oltre il sesso e samba di Tony Effe. E non cito altri versi scabrosi che spingono i ragazzi di oggi a pensare che la vita si riduca a collane d’oro, macchine e denaro.
Nelle canzoni di Guccini, De Gregori, Vasco, De André e altri c’è consapevolezza, c’è quel toccare la vita, quella capacità di leggere la condizione dell’essere umano che permette di fare un salto che è quello del senso. Questo è quello che dovrebbe fare ogni arte.
Mozart risveglia in chi lo ascolta la potenza inspiegabile della vita che va oltre la vita: egli arriva a sfiorare la metafisica a trascinare chi lo ascolta oltre questo qualcosa che altrimenti ci lascerebbe incatenati a questo mondo fatto di dolore, male, pena, vuoto. Tony Effe ci sotterra, Mozart ci eleva. Questa è la sostanziale differenza. Purtroppo, nel mondo del tutto è possibile è passata anche la menzogna che tutto va bene e la mia non è una denuncia morale quanto etica; ricordo le sagge parole di Michela Murgia quando in un’intervista sottolinea che la morale da regole agli altri mentre l’etica, la persona etica, le dà a se stesso. Noi viviamo in una società profondamente morale che risponde a un solo Dio: la performatività, tutti dobbiamo stare bene, essere palestrati e felici. Per fortuna c’è ancora qualcuno che ci ricorda che non è necessariamente così.
Per questo povero bistrattato Sanremo credo che Brunori e Cristicchi abbiamo portato un po’ di verità; Cristicchi come sempre buca il cuore, Brunori sa descrivere la vita per quello che è: un panno appeso al vento con un temporale in arrivo.
