C’è un luogo, sospeso tra realtà e immaginazione, in cui l’arte digitale smette di essere semplice tecnica e diventa poesia visiva. Un luogo in cui i pixel respirano, la realtà virtuale ha odore di sogno e il glitch non è errore, ma ferita rivelatrice. È lì che il VDA Award 2025 pianta le sue radici, riunendo dodici voci diverse per comporre un’unica, grande sinfonia sul nostro tempo. Qui, dove il digitale si fa carne e memoria, si traccia una mappa estetica che attraversa il presente e si avventura oltre, verso paesaggi ancora inesplorati.

VDA. Un riconoscimento unico in Italia

In Italia c’è un premio che ha saputo farsi spazio come voce autorevole e necessaria per l’arte digitale: il VDA Award, promosso da Var Digital Art by Var Group e giunto alla sua seconda edizione. Quest’anno, dodici artisti e artiste sono stati selezionati da un comitato scientifico di eccellenza — Cesare Biasini Selvaggi, Ivan Quaroni, Gemma Fantacci e Serena Tabacchi — per raccontare, con opere in VR, AI, 3D, gaming e linguaggi ibridi, le trasformazioni visive, concettuali e politiche del nostro presente.

È un racconto che attraversa estetiche divergenti, dall’identità frammentata al paesaggio sintetico, dalla memoria emotiva al post-umano, restituendo una narrazione complessa e stratificata della contemporaneità.

Dodici voci, dodici mondi

Quiet Ensemble – Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli trasformano il respiro della natura in concerti invisibili. Il fruscio di un albero, il battito d’ali di una mosca, l’impercettibile suono della luce: il loro lavoro è una sinfonia per occhi e orecchie, in cui la tecnologia diventa microfono per ascoltare ciò che di solito resta muto.

Manuel Gardina – Artista dalla formazione internazionale, unisce pittura, programmazione e effetti speciali in un linguaggio visivo che sembra fondere materia e codice. Ogni sua opera è un incontro tra la fisicità della tela e la logica algoritmica.

Auriea Harvey – Pioniera della Net Art, costruisce sculture digitali abitate da figure mitologiche e archetipiche, che vivono sospese tra storia dell’arte e mondi virtuali. Le sue installazioni sono come sogni in cui il passato e il futuro si stringono la mano.

Matteo Mauro – Siciliano di base a Londra, lavora come un alchimista tra incisione classica e algoritmi generativi. La sua arte porta il respiro della tradizione dentro la velocità della blockchain, creando opere che oscillano tra museo e metaverso.

Giovanni Motta – Con il suo alter ego JonnyBoy, esplora il bambino interiore di ciascuno di noi. I suoi personaggi, sospesi tra iperrealismo e immaginario pop, sono fragili e potenti come ricordi che non si vogliono perdere.

Fabio Giampietro – Tra i precursori dell’arte immersiva in Italia, dissolve i confini tra pittura e VR. Entrare in una sua opera è come camminare in un quadro che ti avvolge, dove tempo e spazio smettono di seguire le regole.

Martina Menegon – Artista e curatrice, crea ambienti digitali in cui corpi glitchati e fragili interrogano la nostra identità online. Le sue esperienze immersive sono specchi deformanti in cui riconoscersi e, allo stesso tempo, perdersi.

The Cool Couple – Niccolò Benetton e Simone Santilli affrontano, con ironia e critica, il legame tra tecnologia e crisi climatica. Le loro opere sono avvisi luminosi che parlano di un pianeta al collasso, ma con la lucidità tagliente di chi non rinuncia al pensiero.

Niro Perrone – Ex musicista elettronico, oggi narratore visivo, mescola cronaca e quotidianità per costruire mondi surreali e dissacranti. Il suo immaginario ha conquistato artisti come Ozzy Osbourne e testate come il New York Times.

Lorenza Liguori – Le sue opere sono ferite visive, cicatrici emotive che segnano il confine tra corpo e anima. Ogni immagine è una mappa sentimentale che invita a perdersi nei suoi territori intimi.

Daniele Di Donato – Maestro della grafica 3D, crea forme sospese tra sogno e riflessione sociale. Le sue visioni astratte sono come architetture dell’inconscio, in cui simboli e geometrie diventano materia viva.

Pascal Greco – Regista e fotografo, lavora nell’incrocio tra fotografia, estetica dei videogiochi e sperimentazione digitale. Le sue immagini hanno il sapore di un fotogramma di un videogioco mai uscito, in cui si può quasi sentire il rumore di fondo.

Dallo schermo alla scena

Dal 9 luglio 2025 e per tutto agosto, le opere saranno visibili sul canale YouTube di Var Digital Art e sul sito ufficiale del premio. Solo quattro finalisti verranno annunciati in autunno e si contenderanno il riconoscimento finale il 23 e 24 ottobre, al Palacongressi di Rimini, durante Z!ng – Zone of Innovation and Growth.

Il comitato scientifico — formato da Cesare Biasini Selvaggi, Ivan Quaroni, Gemma Fantacci e Serena Tabacchi, insieme a Davide Sarchioni e Alex Tiezzi — porta in giuria prospettive generazionali e professionali differenti, per leggere la complessità dell’arte digitale da più angolazioni.

Oltre l’arte: il laboratorio Z!ng

Z!ng, evento di punta di Var Group, quest’anno punta a un obiettivo ambizioso: mettere in dialogo intelligenza artificiale, umana, collettiva e organizzativa per immaginare un nuovo paradigma di impresa. Un format che alterna visione strategica, testimonianze internazionali e momenti di confronto, con l’arte digitale come scintilla per pensare il cambiamento.

Forse il vero merito del VDA Award non sta soltanto nella qualità delle opere selezionate, ma nella capacità di offrire uno spazio dove il digitale diventa intimo e umano, dove la tecnologia non cancella, ma amplifica la nostra percezione del mondo. Ogni artista, con il proprio linguaggio, apre una fessura attraverso cui guardare il presente con occhi nuovi: chi cattura il suono invisibile della natura, chi ricostruisce i frammenti di un’identità, chi immagina futuri possibili. In un’epoca che corre verso l’algoritmo, questo premio ci ricorda che l’arte è ancora — e sempre — il nostro più antico strumento di resistenza e meraviglia.

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